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La lettera di 100 docenti e dottorandi della Sapienza: «Stop alla ricerca militare negli atenei»

05 Luglio 2026 - 21:07 Ygnazia Cigna
prof sapienza lettera
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L'appello lanciato dai professori in vista delle elezioni del nuovo rettore o rettrice dell'ateneo romano
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In vista delle elezioni di ottobre per il rinnovo della carica di rettore o rettrice della Sapienza Università di Roma, attualmente guidata da Antonella Polimeni, un gruppo di circa oltre 100 docenti e dottorandi ha firmato e diffuso una lettera aperta che sollecita una presa di posizione netta sulla politica internazionale dell’ateneo. Nella lettera viene chiesto che il nuovo rettore «rinunci a qualsiasi attività di ricerca militare diretta o indiretta e alla collaborazione con istituzioni e soggetti, pubblici e privati, che la praticano», oltre alla «collaborazione con istituzioni, università e centri di ricerca di paesi o organizzazioni notoriamente coinvolti in azioni di aggressione militare, sulla scorta di quanto già deliberato in alcune Facoltà e Dipartimenti dell’Ateneo, garantendo e anzi intensificando la collaborazione con singoli docenti e ricercatori israeliani che condannano e si dissociano dalle politiche genocidarie del loro Paese».

La lettera dei docenti

Le lettera, diffusa dal Comitato Sapienza per la Palestina, chiede che il futuro vertice dell’ateneo «si faccia garante delle tradizioni democratiche del nostro Ateneo e del dettato costituzionale, esprimendo e praticando il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali», indipendentemente dalla natura dei soggetti coinvolti nei conflitti. Nel testo viene poi sottolineata la necessità di assumere impegni programmatici definiti «limpidi e vincolanti» a favore della «pace, del riconoscimento dei diritti umani e dell’autodeterminazione dei popoli».

«La Sapienza ha il dovere di prendere posizione»

«La moltiplicazione delle guerre di questi ultimi mesi è anche l’esito delle politiche attuate in Palestina da 78 anni, con diversi gradi di efferatezza e la complicità di molti paesi. L’esigenza di prendere nettamente le distanze da Israele e di sospendere ogni collaborazione istituzionale, anche accademica, non è mai apparsa così chiara ed improrogabile», si legge nel testo. «A Gaza, a sette mesi dal sedicente cessate il fuoco del 10 ottobre 2025, Israele continua a mietere vittime, a bloccare l’ingresso di aiuti e persone e a occupare militarmente il 60% del territorio della Striscia. Malmenano e uccidono i civili palestinesi e il loro bestiame, radono al suolo le abitazioni civili e i luoghi di culto, sradicano gli alberi e prosciugano i pozzi», scrivono i docenti.

«Dinanzi a questa deriva, il silenzio mondiale è sempre più assordante e complice, con pochissime virtuose eccezioni. La Sapienza, in virtù del proprio prestigio e del suo primato di più grande ateneo d’Europa, ha il dovere di assumere un ruolo quanto più attivo e diretto nella società globale, in particolar modo in questo periodo di frenetica progressione verso una nuova e, verosimilmente, ultima guerra mondiale, per contrastare con atti concreti questa pericolosa deriva», concludono.

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