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Aumenta la voglia di fare impresa: il tasso di nuova imprenditorialità in Italia sale all’11%, ma le donne hanno più paura di fallire

01 Luglio 2026 - 18:42 Roberta Brodini
Rapporto GEM, pmi e la sfida all'innovazione
Rapporto GEM, pmi e la sfida all'innovazione
Il Rapporto GEM 2025-2026 racconta un'Italia in ripresa, ma che resta ferma al 30esimo posto nel ranking globale per propensione all’imprenditorialità, in cui mancano formazione finanziaria e tecnologica nelle aziende e un accesso più facile al credito
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L’imprenditoria italiana è in lenta ma continua ripresa da dopo la pandemia e registra una crescita dei settori ad alta tecnologia, trainati dalle attività dei servizi promosse dai giovani. Calano le aziende impegnate nel comparto manifatturiero e nel commercio, mentre rimane alto il gap tra ambizione e azione concreta nel fare impresa, come anche il divario tra imprenditoria maschile e femminile. Lo rivelano i dati del Rapporto GEM 2025-2026, presentato oggi, 1 luglio, a Roma, che raccontano un settore soffocato da oneri burocratici, difficoltà di accesso al credito e penalizzato da una scarsa formazione in ambito finanziario, imprenditoriale e tecnologico nelle PMI.

Rapporto GEM 2025 roma 1 luglio Universitas Mercatorum Alessandra Micozzi
Alessandra Micozzi, Coordinatrice scientifica del GEM Italia durante il suo intervento a Roma nel corso della conferenzaL’imprenditorialità per la crescita del Paese

Il rapporto Gem: in Italia, cresce la propensione all’imprenditorialità

Il Rapporto GEM Italia 2025-2026, arrivato alla 26esima edizione e presentato oggi da Universitas Mercatorum a Roma nell’ambito dell’evento L’imprenditorialità per la crescita del Paese, parla di un’Italia ferma al 30esimo posto nel ranking globale per propensione all’imprenditorialità. I dati emergono da un’analisi condotta in 48 Paesi, con oltre 100mila interviste a cittadini e circa 2mila a testimoni privilegiati. Il rapporto segnala alcuni elementi incoraggianti, come quelli relativi al TEA (Total Early-stage Entrepreneurial Activity), ossia il tasso di nuova imprenditorialità: si tratta della percentuale di popolazione adulta compresa tra 18 e 64 anni che al momento dell’indagine sta avviando – o ha avviato – un’impresa da meno di 42 mesi. Nel 2025, questo valore si è attestato all’11%, in continua crescita rispetto al 6% del 2022.

Il dato va inscritto in un panorama che vede l’imprenditoria italiana in lenta ma continua ripresa da dopo la pandemia, con una stabilizzazione delle iscrizioni di nuove imprese rispetto al 2024, circa 325.000 nell’ultimo biennio 2024-2025, e una crescita dei settori ad alta tecnologia, anche sotto la spinta dei fondi PNRR, con attività di servizi promosse soprattutto dai giovani imprenditori. In aumento le start-up: circa 11mila nel 2025, molte delle quali, però, non sopravvivono oltre il primo anno. C’è poi un dato interessante: l’imprenditoria motivata dall’opportunità e maggiore rispetto a quella motivata da necessità. Sono però in calo le aziende impegnate nel comparto manifatturiero, scese da 21mila del 2010 a meno di 13mila, e quelle nel commercio, passate da 100mila nel periodo compreso tra 2010 e 2015 alle 60mila del 2025.

Rapporto GEM 2025 roma 1 luglio Universitas Mercatorum Giovanni Cannata
Giovanni Cannata, Magnifico Rettore dell’Universitas Mercatorum

Gap tra intenzione imprenditoriale e azione

L’11% del tasso di nuova imprenditorialità assume però un significato meno incoraggiante se si pensa che, in realtà, nel 2025 le persone che avevano manifestato l’intenzione di avviare un’attività imprenditoriale erano il 20 per cento. Il dato tradisce così un gap tra intenzione imprenditoriale e azione, motivato da fattori come la self-efficacy, ossia la fiducia nelle proprie capacità organizzative, ma anche dal supporto istituzionale e famigliare, dalla presenza di un role-model nella propria rete e da barriere economico finanziarie, come la difficoltà di accesso al credito.

Il Sottosegretario di Stato al ministero delle Imprese e del Made in Italy, Fausta Bergamotto, è intervenuto sottolineando l’impegno del governo a una «semplificazione e sburocratizzazione». Un processo non solo italiano, ma anche europeo, con l’introduzione dei decreti omnibus. L’Italia dal canto suo punta a «snellire e rendere più trasparente l’azione amministrativa», ma anche ad «agevolare e favorire l’accesso al credito e a rendere più flessibile e trasparente l’incentivazione pubblica», in una lotta alla stratificazione di amministrazioni tra comuni, province, regioni e Stato centrale.

Le donne hanno più paura di fallire degli uomini

Quando si parla di divario di genere, non si può trascurare il fattore culturale, come ricorda Alessandra Micozzi, Coordinatrice scientifica del GEM Italia: «Il gender gap è uno dei fattori che caratterizzano il rapporto sull’imprenditorialità in Italia». E continua: «Le donne registrano un 30% in più di probabilità di dichiarare di aver paura di fallire e un 20% in più di percepire di non avere le competenze per poter avviare un’impresa rispetto agli uomini». Micozzi parla di «barriere emotive di tipo strutturale» che si traducono in reti meno forti, più piccole e con minore accesso al credito: «Le donne non chiedono credito. Preferiscono riferire alla famiglia, alle persone più vicine o a una rete di professionisti». In questo ambito si inscrive la necessità di una maggiore formazione, ma anche di «esempi femminili positivi, che riescano a ispirare le nuove generazioni».

Giovani e imprenditoria: la sfida del capitale e della rete di relazioni professionali

«L’età impatta significativamente sulla propensione imprenditoriale. In generale, le imprese nascono prevalentemente in una fascia di età che si colloca tra i 45 e i 50 anni», continua Micozzi. «I giovani si attivano meno», continua, perché hanno «meno capitale», ma anche una «rete di relazioni professionali più limitata», mentre risultano più attivi nel settore high-tech. Un mercato in evoluzione che, se in passato vedeva operai specializzati trasformarsi in imprenditori, oggi richiede una conoscenza più vasta, supportata da una forte formazione, soprattutto nel campo della finanza e della tecnologia: solo così l’accesso al credito può fare meno paura.

Come sottolinea Francesco Durante, AD di Multiversity: «L’Italia è indietro a livello internazionale, sia per quanto riguarda la percentuale di laureati, sia per quanto riguarda il livello di competenze digitali. Da questo punto di vista Universitas Mercatorum e il Gruppo Multiversity svolgono un ruolo strategico fondamentale per sviluppare il capitale umano». E continua: «Il gap più importante riguarda le competenze digitali, perché l’intelligenza artificiale e l’innovazione digitale stanno accelerando». Come sottolinea poi Giovanni Cannata, rettore dell’Universitas Mercatorum: «Serve una formazione che insegni a stare nell’ecosistema e a capirne le regole», e che coltivi profili che spaziano «dal giurista di diritto commerciale allo studioso di economia aziendale» fino «allo studioso di sociologia o di scienza della politica». E sulla propensione all’imprenditoria nei giovani, conclude: «La propensione viene anche da un processo di acculturazione lento. Va coltivata».

Foto copertina: Pexels | ©Kateryna Babaieva

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