Furto di fentanyl a Roma, il sospetto sui video con i ladri cancellati. I controlli colabrodo all’ospedale israelitico e la caccia al complice interno

Non è più così scontato per gli inquirenti di riuscire a trovare qualche indicazione dalle immagini delle telecamere interne dell’ospedale israelitico di Roma. La scena del furto di 80 fiale di fentanyl dalla farmacia dell’ospedale si sta ormai allontanando nel tempo, vero nemico in questo caso per chi indagata. Come spiegano sul Messaggero Federica Pozzi e Luisa Urbani, infatti, più i giorni si allontanano dal momento del furto e più aumenta il rischio che le telecamere del nosocomio abbiano già sovrascritto le immagini utili a individuare i responsabili. I filmati sono comunque stati acquisiti dai carabinieri, che coordinano l’inchiesta insieme ai pm della procura di Roma, e verranno passati al setaccio nei prossimi giorni.
Quando è stato scoperto l’ammanco di fentanyl
Tutto parte dal 23 giugno, data in cui un primo conteggio ha fatto emergere la mancanza di 60 fiale dalla cassaforte della farmacia. Il giorno dopo, un secondo controllo ne ha rivelate altre 20 sparite, un dettaglio che ha portato gli inquirenti a ipotizzare due furti avvenuti in momenti diversi e non uno solo. È scattata quindi la denuncia della responsabile della farmacia ai carabinieri del Trullo, con l’apertura di un fascicolo per furto e detenzione ai fini di spaccio, seguita dal lavoro del Nucleo investigativo, del Nas e della Compagnia Roma Eur.
Il dubbio su quando è avvenuto il furto
Il dato che restringe il campo è che l’ultimo controllo delle fiale prima della scoperta risaliva all’11 giugno, quindi è in quelle due settimane che si è consumato il colpo. Se il furto fosse avvenuto a ridosso dell’11 giugno, per gli inquirenti sarebbe quasi impossibile recuperare immagini ancora integre, mentre resta viva la speranza su una telecamera specifica, quella puntata sul corridoio dove si trova il deposito con la cassaforte.
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Perché si sospetta un aiuto dall’interno dell’ospedale
A complicare ulteriormente il quadro c’è la gestione della chiave che apre sia la porta blindata del deposito sia quella della cassaforte, custodita in portineria e, di fatto, alla portata di chiunque. Proprio per questo chi indaga non esclude che il ladro, o i ladri, abbiano ricevuto una mano da una persona «interna» alla struttura, con i sospetti concentrati soprattutto su chi doveva vigilare quella chiave. A questo si aggiunge quanto emerso durante un’ispezione dei militari di due giorni fa, i registri sulla gestione del farmaco sarebbero risultati pressoché inesistenti o comunque poco chiari, un problema non da poco visto che il fentanyl in fiale dovrebbe essere riservato ai soli anestesisti durante gli interventi.
Cosa c’è ancora da capire nelle indagini
Il nodo da sciogliere riguarda le circa venti persone risultate «autorizzate» a prendere la chiave che dà accesso al deposito, un numero che gli investigatori dovranno incrociare con i documenti delle sale operatorie per capire quanti interventi sono stati fatti, quando è stato usato il farmaco e da chi. Parallelamente andrà chiarito quanto fentanyl sia arrivato in ospedale negli ultimi mesi, e se il furto riguardi davvero solo questo farmaco o se altri ammanchi minori siano passati inosservati. Oltre all’inchiesta della procura, il commissario straordinario dell’ospedale ha già avviato una verifica interna, mentre da oggi partiranno anche le ispezioni della Regione Lazio, a cui seguirà quella del Ministero della Salute.

