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Ultimo: «Dopo il concerto ho scritto la canzone più importante della mia vita». La porterà Sanremo? Ecco tutti gli indizi

06 Luglio 2026 - 15:28 Gabriele Fazio
Il cantautore romano in un post dopo il live da record a Tor Vergata ha dichiarato di aver scritto la canzone più importante della sua vita. Ci siamo chiesti dove e quando potremo ascoltarla
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Sicuramente parliamo dell’evento musicale dell’anno: il concerto di Ultimo a Tor Vergata per qualche tempo resterà inciso sulla pietra che racconta la storia della musica italiana. La domanda a questo punto sorge spontanea: e ora? Tornando a casa dopo il suo mega live, Ultimo ha fatto sapere di avere scritto una canzone. Anzi: «La canzone più importante della mia vita». Immaginiamo a questo punto che saranno in tanti a volerla ascoltare e crediamo sia legittimo chiedersi dove, quando e perché. Un nuovo disco? Difficile, meno di un mese fa è uscito Il giorno che aspettavo. Un nuovo live? Bisogna aspettare un anno, quando Ultimo tornerà a suonare, come ha appena annunciato, negli stadi per il tour La favola continua. Non abbiamo precedenti simili nella nostra storia. Vasco ai tempi del Modena City Park aveva già 65 anni, era già entrato in quella sacrosantissima fase autocelebrativa, Ultimo ne ha solo 30. Per dire, Vasco a 30 anni ancora non aveva scritto nemmeno Vita spericolata, quindi può anche darsi che il meglio del repertorio di Ultimo debba ancora essere inaugurato. Chissà, magari parliamo proprio della Vita spericolata di Ultimo, del suo cult musicale che lo definirà nella storia della nostra musica ben oltre i freddi dati.

Sanremo

Le possibilità dunque si assottigliano, in mano ci restano due ipotesi e due soltanto. La prima è generica e, forse, avvisiamo, la più probabile: questo pezzo lo ascolteremo prima o poi, in un futuro che, con i tempi dell’odierna industria discografica, sarà prossimo ma sempre discretamente vicino. La seconda è quella più affascinante ed è il prossimo Festival di Sanremo. Un’ipotesi più complessa, è chiaro, sulla carta uno che ha appena realizzato quello che è stato realizzato non ha certo bisogno di un rilancio al Festivàl e il Festivàl vive quasi esclusivamente di “bisogno”. Bisogno di rilanciare una carriera appannata, di vendere biglietti per un prossimo tour zoppicante in cui si è fatto il passo più lungo della gamba o indirizzare stream verso il proprio profilo Spotify, sperando di rimanere in scia dei giovani rapper.

Il conto aperto di Ultimo col Festival

E allora perché Ultimo, che De Martino e il suo team immaginiamo porterebbero all’Ariston in carrozza, dovrebbe rimettersi in discussione prestandosi alla gara? Prima di tutto perché un tale consenso rappresenta, abbassandoci a pensarla male con un certo cinismo, anche un gigantesco bacino di voti, freschi freschi di un’esperienza collettiva che rasenta il legame cieco e viscerale delle sette religiose. E poi, fondamentale, Ultimo ha in mano il pezzo più importante della sua vita, lo ha detto lui, quindi quale vetrina migliore per regalarlo all’Italia? Magari potrebbe essere l’occasione per convincere del suo spessore artistico anche quella metà di paese che non era presente a Tor Vergata e regalarsi la possibilità, chissà, di una Tor Vergata al quadrato al prossimo giro, un live occupando tutta la Groenlandia, che eventualmente con Trump ci parla la presidente Meloni, che ieri si è sperticata in pubblici complimenti, celebrandolo sui social come «Uno dei più talentuosi cantautori italiani» che «ha fatto la storia della musica e dello spettacolo dal vivo, in Italia e non solo, con un concerto emozionante che rimarrà nei cuori di tantissimi». Oppure, ed è questa l’ipotesi più affascinante, a quel paese i numeri, i soldi, la reputazione: andare a Sanremo per chiudere un cerchio con Sanremo, che lo ha lanciato a livello mainstream nel 2018 nella categoria Nuove Proposte, vinta con Il ballo delle incertezze, ma che poi, quando si è trovato a cantare accanto ai big, lo ha severamente bastonato.

I flop di Ultimo all’Ariston

Nel 2019 deve aver fatto parecchio male, quell’ormai mitologico sfogo scomposto contro i giornalisti della sala stampa, rei di aver avuto una delle poche intuizioni che si sono registrate nella storia del Festival, ovvero avergli preferito Mahmood e la sua Soldi, una hit da 270milioni di ascolti su Spotify, oltre cento milioni in più del pezzo più streammato di Ultimo sulla piattaforma (Pianeti, 156 milioni). Certo, da lì Ultimo ha costruito questa narrativa sugli ultimi che, seppur priva di alcun fondamento, perché Ultimo ultimo davvero non lo è mai stato nemmeno per sbaglio, ha fatto evidentemente presa sul pubblico. Non abbastanza per permettergli nel 2023 di guadagnarsi nemmeno un posto sul podio con Alba, che come pezzo, ci sentiamo di sbilanciarci, di sicuro non sarà quello della vita.

Intendiamoci, anche lì Ultimo non aveva bisogno del Festival di Sanremo, l’anno prima (ma sarebbe dovuto avvenire nel 2020) aveva già fatto il suo primo tour negli stadi, undici sold out da leccarsi i baffi. Cosa che si ripeterà regolarmente in forma sempre più gigante nei tre anni successivi. E allora perché quella scelta di tornare a Sanremo? Forse proprio per quel cerchio di cui sopra, per togliersi lo sfizio di spuntare l’unica casella nella quale non può dirsi vincitore, primo, cosa che parrebbe interessare parecchio a uno che, ironia della sorte, si fa chiamare Ultimo. Un rischio? Può darsi ma, se va male, può sempre tornare a prendersela con quei giornalisti che, citiamo, hanno quella settimana per sentirsi importanti e rompere «il cazzo». Che comunque alla fine è una scusa che sta bene su tutto.

L’ipotesi Tenco

O magari il prossimo obiettivo sono proprio i giornalisti, magari riuscire, con il pezzo «più importante della mia vita», a strappare perlomeno una candidatura alle Targhe Tenco, l’unico zero che resta in quello stupefacente incrocio di numeri strabilianti che ne stanno caratterizzando la carriera. Un premio che viene assegnato da esperti di musica, non da un pubblico generalista, quindi magari un pochino più esigenti rispetto la scrittura certamente molto accessibile finora proposta dal Moroni.

Ma stavolta ha tra le mani il pezzo più importante della sua vita e il pezzo della vita di uno che mette insieme 250mila persone, anche a costo di essere visto letteralmente col binocolo da chi non ha tempo e soldi e voglia per accamparsi per stare in prima fila, è una cosa da segnare in rosso sul calendario. Di certo il direttore artistico De Martino, ottima notizia, si sta dimostrando assai interessato a ciò che avviene nel circuito della musica vera, quella suonata su un palco, e siamo certi che un’ideuzza rispetto l’ipotesi di avere Ultimo nel suo cast l’avrà fatta e probabilmente l’avrebbe fatta comunque, Tor Vergata ha più confermato che allargato lo status del cantautore romano. Vedremo se quell’ideuzza si trasformerà in una vera e propria proposta. Di certo sarebbe stuzzicante per la drammaturgia di Sanremo ’27.

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