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Un vaccino contro la malaria, «il più grande flagello che abbia colpito l’umanità»

20 Luglio 2026 - 09:25 Alba Romano
adrian hill vaccino malaria
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Adrian Hill racconta come ha concepito R21/Matrix-M, che funziona nel 75-80% dei casi
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La malaria è «il più grande flagello che abbia mai colpito l’umanità», secondo un detto inglese. Ma forse questa sarà la generazione umana che metterà fine alla malattia. Adrian Hill è l’uomo dietro al vaccino R21/Matrix-M, il primo altamente efficace contro la malaria. Il preparato funziona nel 75-80% dei casi. Ha ritirato a Berlino il premio European Inventor Award, categoria ricerca, ringraziando il suo team. E oggi parla in un’intervista al Corriere della Sera.

La malaria e il vaccino

Hill dirige a Oxford in centro Jenner, che creò il vaccino Astrazeneca contro Covid-19. «Non c’è mai stato un vaccino contro un parassita», spiega. È impossibile, si pensava. La malaria si trasmette con la puntura della zanzara Anopheles femmina infetta, i maschi sono innocui. «È una scala migliaia di volte più grande dei virus. Il Covid ha 12 geni, il parassita della malaria ne ha 5.000. Bisognava capire quale parte colpire», spiega. E aggiunge: «Quando la zanzara punge un uomo il parassita entra nel sangue, e raggiunge il fegato in pochi minuti. Lì si moltiplica come una colonia: in una settimana ne escono 10 mila. Ma attenzione, la composizione antigenica del parassita è cambiata». Poi muta in una nuova forma. Che può essere riassorbita da una zanzara e ritrasmessa all’uomo.

L’uomo e la zanzara

«Esistono tre diversi bersagli da colpire: è questo che ha reso così difficile sviluppare il vaccino», dice Hill. La malaria fa 600 mila morti l’anno, per lo più bambini sotto i 5 anni. È la malattia infettiva peggiore del mondo. Hill andò a trovare in Zimbabwe lo zio missionario per vedere gli effetti. Dopo un viaggio in Gambia da giovane medico si dedicò ai vaccini. Il R21/Matrix-M è uno dei due entrati in commercio di recente, quello più efficace. Costa 3 euro, è prodotto in India dal Serum Institute — la più grande fabbrica di vaccini del mondo —, ne sono già state somministrate tra i 50 e i 100 milioni di dosi in una dozzina di Paesi.

Quello che serve

Non basta il vaccino. Ci vogliono anche reti insetticide, spray, le campagne di vaccinazione, fondi. Ma tutti questi elementi ora ci sono. «Al nostro vaccino hanno lavorato medici africani, hanno svolto in loco studi essenziali. Scriva i nomi dei Paesi: Burkina Faso; Mali; Kenya e Tanzania. L’Africa è cambiata». E sul premio Nobel: «Non è questo ciò che muove un ricercatore. Quando andrò in pensione, vorrei tornare in Gambia, nell’ospedale dove ho visto i bambini malati, ammassati in due o tre su un letto e chiedere alle infermiere: “Posso vedere il reparto della malaria? Com’è oggi?”. E sentirmi rispondere: “Mi dispiace, professore, qui non vediamo più casi di malaria”».

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