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La teoria infondata delle “nanotecnologie” e del grafene nei vaccini Covid visibili al microscopio

19 Giugno 2026 - 09:32 Juanne Pili
Torna a circolare la retorica sui presunti nanobot nei sieri anti-Covid. Le "prove" fornite da Ana Maria Mihalcea e rilanciate in Italia si basano su analisi pseudoscientifiche e scambiano banali formazioni lipidiche per microchip
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Il guru italiano delle Scie chimiche Rosario Marcianò, già condannato in via definitiva, ha recentemente condiviso su Facebook un post dove riporta le idee della dottoressa Ana Maria Mihalcea riguardo alla presunta presenza di nanotecnologie a base di grafene nei corpi dei vaccinati Covid. Mihalcea è una vecchia conoscenza, ci eravamo occupati già delle sue affermazioni pseudoscientifiche sui vaccini, molto apprezzate negli ambienti No vax (per esempio qui e qui). La fonte della narrazione in oggetto è una conferenza di Mihalcea dal titolo Nanotecnologia auto-assemblante nel sangue vivo.

Per chi ha fretta:

  • Rosario Marcianò ha diffuso un post in cui sostiene che i vaccini Covid contengano nanotecnologie auto-assemblanti a base di grafene, attivabili con il 5G.
  • Le “prove” a supporto derivano dalla microscopia in campo oscuro su sangue vivo, una pratica considerata inaffidabile e ascrivibile alla pseudoscienza.
  • Le immagini usate per denunciare la presenza di questi “nanobot” mostrano in realtà banali artefatti del sangue, come aggregati lipidici o cristalli di colesterolo.
  • Gli studi citati per sostenere la teoria provengono da riviste prive di validità scientifica, già note per pubblicare contenuti anti-vaccinisti senza rigorosa revisione paritaria.

Il contesto

La condivisione in oggetto presenta un didascalia voluminosa, di cui riportiamo l’introduzione:

Il metodo inaffidabile della microscopia in campo oscuro

In precedenti occasioni la dottoressa Mihalcea si è distinta nel diffondere narrazioni riguardo alla presenza di presunte particelle di grafene e relativi coaguli nel sangue dei vaccinati. A dimostrarlo sarebbero state le immagini «termografiche» di un corpo «devastato da coaguli di sangue la cui presenza non arreca sintomi ed è fatale». Si tratta di un genere di analisi talmente screditate che in questo caso persino un noto detrattore dei vaccini Covid come Steve Kirsch ha dovuto prenderne le distanze:

«Praticamente ogni persona con cui ho parlato ha seri dubbi sul fatto che la metodologia descritta possa mostrare qualcosa di utile».

La tecnica usata nel caso citato da Marcianò per verificare la presenza di queste fantomatiche nanotecnologie a base di grafene, non è certo meno “controversa”. Si parla infatti di «microscopia in campo oscuro» su campioni di sangue presi dai vaccinati.

Il microscopio in campo oscuro viene usato anche nell’ambito della Live blood cell analysis e non sono poche le ragioni che hanno ispirato lo scetticismo degli esperti, come spiega in tempi non sospetti il dottor Stephen Barrett, in un articolo su Quackwatch.

Il dottor Hayley Anderson spiega su MicroscopeMaster, che questo genere di analisi sono spesso sostenute da medici che hanno fatto «affermazioni dubbie sulla salute e manipolano i risultati dei test per mostrare la necessità e la successiva prova che gli integratori nutrizionali ed enzimatici stanno funzionando. Studi informali […] mostrano che i risultati dei test spesso non possono essere replicati».

La pseudoscienza delle nanotecnologie nei vaccini

Nella condivisione di marcianò si mostra l’immagine di una di queste nanotecnologie. Si tratta dello stesso genere di immagini che si trovano in altri “studi” condotti con lo stesso metodo di microscopia, che possono spiegarsi in svariati altri modi.

Prendiamo per esempio uno “studio” intitolato Micro-tech in Comirnaty vaccine, una delle “pietre miliari” di questo tipo di narrazioni. In realtà si tratta di una presentazione in pdf della New Zealand Doctors Speaking Out with Science(“NZDSOS”). Una associazione di medici No vax neozelandesi, che notoriamente porta avanti le proprie istanze non di fronte ai propri pari attraverso veri studi scientifici, ma mediante lettere o petizioni.

Tra le fonti del documento troviamo anche il dottor Pablo Campra, forse il più importante diffusore al mondo della teoria della presenza di grafene nel sangue dei vaccinati. Infatti compaiono anche diverse immagini tratte dai suoi precedenti lavori -volti a trovare grafene nei vaccini Covid -, rivelatisi privi di fondamento.

L’immagine postata da Marcianò associata alle affermazioni di Mihalcea.

Campra, assieme a Ricardo Delgado Martín di La Quinta Columna, non hanno mai pubblicato in riviste serie degli studi che dimostrassero – controlli alla mano – la presenza di nanotecnologie o di qualsiasi altra contaminazione nel sangue dei vaccinati o nelle fiale di vaccino. Trovate maggiori approfondimenti qui.

Gli studi “controversi” sulla rivista “Free vax”

Inoltre, non si conoscono mai le reali condizioni cliniche, né i criteri di selezione dei campioni. Il caso di Mihalcea non fa eccezione. Prendiamo per esempio un frame tratto dalla sua conferenza, ovvero la fonte su cui si basa lo stesso Marcianò. Durante l’evento Mihalcea mostra alcuni studi pubblicati dalla IJVTPR. Si tratta di una rivista nota per aver screditato sistematicamente le vaccinazioni, mediante pubblicazioni dalla revisione incerta, come spiegavamo qui. Basta guardare l’Editorial Board per trovare tra gli «Associate Editors» due personaggi noti negli ambienti No vax: i coniugi Antonietta Gatti e Stefano Montanari.

Certamente le immagini possono essere suggestive, tanto più se non si è biologi esperti di microscopia. Ecco per esempio come si presenta un cristallo di colesterolo individuato nelle urine:

Credit: Laboratory Info.

Questa inconsistenza è tale che uno degli studi mostrati da Mihalcea (Lee & Broudy, 2024, visibile nello screen che abbiamo riportato) è stato smentito da un «commentary», apparso nella medesima rivista, «perché l’ampia gamma di forme diverse può essere facilmente spiegata in termini di lipidi autoassemblanti». Il titolo comincia con un lapidario «Nessun nanobot nei vaccini – Non sono altro che lipidi in libertà».

Da notare che nel presentare questi lavori Mihalcea parla di nanotecnologie amplificate dai campi elettromagnetici del 5G (dal minuto 23:53). Una affermazione che non ci è ben chiaro come sarebbe stata dimostrata, infatti è priva di fondamento.

Conclusioni

Le affermazioni della dottoressa Ana Maria Mihalcea, rilanciate in Italia da Rosario Marcianò, non poggiano su alcuna prova scientifica. I presunti “nanobot” e le “nanotecnologie al grafene” che sarebbero stati inseriti nei vaccini anti-Covid sono il frutto di analisi inaffidabili condotte con la microscopia in campo oscuro. Quelle che vengono spacciate per tecnologie auto-assemblanti sono in realtà normali alterazioni del sangue, cristalli di colesterolo o formazioni lipidiche, decontestualizzate per alimentare una narrazione cospirazionista ampiamente smentita.

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