«Così ho ricostruito le vite di chi è scampato all’eruzione del Vesuvio»: il prof Tuck racconta il lavoro dietro alla serie tv “Pompei: fuori dal tempo”

Tom Hiddleston, protagonista di Loki, racconta la storia di chi è sopravvissuto all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che ha distrutto Pompei ed Ercolano. Lo fa insieme a Kevin R. Wright, executive producer della serie Marvel, che torna a produrre “Pompei: fuori dal tempo”, una fusione tra drama cinematografico e documentario investigativo. La spina dorsale della serie è la ricerca scientifica dello storico Steven L. Tuck, professore di storia alla Miami University di Oxford in Ohio.
Insieme a lui un team di archeologi, storici, geologi ed esperti di catastrofi, ha fornito i materiali necessari per ricostruire e riportare alla luce le storie di tre sopravvissuti al disastro: un apprendista fabbro adolescente, una potente donna d’affari e una guardia pretoriana. «Il mondo antico ha sempre stimolato la mia immaginazione e la mia curiosità, fin da quando ho memoria», ha dichiarato Hiddleston. «L’antichità classica è il fondamento e il caposaldo della cultura occidentale ed europea. Visitare Pompei significa percepire come i 2.000 anni che ci separano da quel tempo sembrino improvvisamente ridursi».
Tom Hiddleston riavvolge il tempo
Citando i poteri “temporali” del suo personaggio Marvel, Tom Hiddleston mette in pausa, accelera e rallenta il flusso del tempo mentre racconta le storie dei sopravvissuti, parla con gli esperti e visita i luoghi protagonisti delle ricostruzioni storiche. Il professor Tuck racconta com’è stato filmare le scene più divulgative della serie insieme all’attore: «Il fatto che Tom Hiddleston sia un grande attore si vede dal fatto che abbia accettato di avere a favore di camera un latino peggiore, che io potessi correggere, per poter fare una scelta leggera di introduzione. Tom ha fatto studi classici prima di diventare un attore, e il suo latino è superbo».
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Essendo il documentario un misto tra scene con gli esperti e drammatizzazioni degli eventi narrati, i momenti hollywoodiani non sono mancati, tra set che ricostruiscono l’antica Pompei, le sue strade e ville. «Per spiegare com’è lavorare con Tom Hiddleston basta una breve storia sul nostro primo giorno sul set – racconta Tuck -: prima di iniziare a filmare, Tom ha stretto la mano a tutta la crew presentandosi a tutti coloro con cui non aveva ancora lavorato. È stato un momento molto personale che ha dato il là a tutta la produzione: eravamo tutti rilassati, professionali ed esperti delle nostre materie».
Come si ricostruisce la storia di un sopravvissuto di Pompei
«La metodologia del mio lavoro di storico per questa serie è stata molto semplice, non facile, ma semplice», ha spiegato Tuck. «Ho realizzato un database con i nomi di tutti gli abitanti di Pompei che hanno lasciato una traccia, poi ho iniziato a cercare quegli stessi nomi in città vicine e lontane a partire dalle date immediatamente successive all’eruzione. Ho analizzato i reperti e le epigrafi di 48 città romane per trovare i nomi di chi è riuscito a scappare da Pompei ed Ercolano, e ne ho trovato qualcuno! Un metodo semplice, ma arrivare a un risultato non è stato facile».
Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, migliaia di persone (soprattutto chi viveva e lavorava ai confini della città) sono scampate al disastro e il professor Tuck è riuscito a ricostruire le vite di circa 40 di loro. Le racconta nel suo libro “Escape from Pompeii” (Oxford University Press, 2025) ma per lo show servivano tre protagonisti le cui vite potessero venire ricostruite da attori ed esperti. «I sopravvissuti di Pompei che ho trovato sono diversi, e la produzione è stata adamantina nel voler raccontare storie delle persone comuni, non delle élite più ricche di cui, ovviamente, ci sono molte più tracce. Volevano raccontare storie di persone normali che hanno vissuto la catastrofe e si sono aiutate a vicenda: l’ho trovata una sfida emozionante».
Accuratezza storica prima di tutto
La docuserie è prodotta da National Geographic e ha come punto cardine l’essere il più accurata possibile non solo nei fatti, ma anche nelle rappresentazioni: «Abbiamo fatto di tutto per fare in modo che la ricostruzione drammatizzata degli eventi fosse il più possibile storicamente accurata», continua Tuck. «Sono stato consultato per i set, per i tempi degli spostamenti, per la lingua e per tutta una serie di altri aspetti perché la produzione era ossessionata dal fatto che tutto fosse il più accurato possibile. Le interazioni umane, ovviamente, sono finzione, ma i risultati e le premesse sono tutte reali».
Il risultato è una serie in tre puntate che arriverà su Disney+ il 23 luglio e che, nelle sue licenze cinematografiche, non fa storcere il naso nemmeno a chi è un appassionato di mondo antico. «I tre protagonisti della serie vanno a creare una storia molto umana e che genera in chi guarda un senso di empatia. Non raccontiamo di chi è scappato dalla sua villa lasciandosi dietro i propri schiavi, ma di persone comuni che sono riuscite a rifarsi una vita altrove. Raccontiamo del loro lavoro, della loro vita e del contesto economico difficile che vivevano».
L’impatto sulle nuove generazioni
«Studiamo chi eravamo per capire chi siamo», ha detto Tom Hiddleston parlando del suo coinvolgimento con la docuserie. «Pompei è una porta d’accesso a questa conversazione perché viene spesso ricordata per come è finita la sua storia. Ma guardando più da vicino, possiamo scoprire i dettagli delle vite delle persone, le scelte che hanno fatto e i momenti che hanno preceduto la sepoltura della città. Rivisitare le ultime ore di quelle persone comuni, travolte da un evento fuori dal comune, e contribuire a riportare alla luce queste storie umane è stato un vero onore».
Il professor Tuck, invece, spera in un impatto concreto sia sulle nuove generazioni sia sull’immaginario collettivo della città alla pendici del Vesuvio: «Spero davvero che questa serie riesca ad accrescere l’interesse delle nuove generazioni per la storia antica. Non solo, vorrei che l’immaginario comune di Pompei fosse quello di una città piena di persone vive, non in cui sono morti tutti, questo è l’obiettivo della mia ricerca. Sarebbe bello anche rimettere Pompei nel flusso della storia, c’è un prima e un dopo rispetto all’eruzione e la produzione ha fatto un ottimo lavoro nel restituire questa cosa. Ho una miriade di amici che insegnano latino e storia al liceo che non vedono l’ora di mostrare il documentario ai loro studenti!».

