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Le proteste a Montecitorio per la morte di Fakir se la prendono anche con la sinistra: «Doveva impedire che passasse il decreto sicurezza» – il video

23 Luglio 2026 - 21:19 Roberta Brodini
Centinaia di manifestanti si sono radunati oggi, 23 luglio, fuori da Montecitorio per protestare contro l'impunità che il decreto sicurezza e lo scudo penale rischiano di garantire agli agenti coinvolti nella morte di Abderrahim Fakir
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Le proteste per la morte a Bologna di Abderrahim Fakir sono arrivate anche a Roma, fino a Montecitorio. Al grido di «verità e giustizia per Fakir», a radunarsi in piazza per la morte ingiusta del 42enne di origine marocchine, deceduto a Bologna durante un’operazione di fermo compiuta dalla polizia, sono stati gli esponenti di Potere al Popolo, Usb, Sanitari per Gaza e dei movimenti studenteschi OSA e Cambiare Rotta. Tutti uniti per protestare contro l’impunità dei due agenti coinvolti, protetti dallo scudo penale, ma anche per accusare la politica di complicità in un «assassinio di Stato».

candele accese per fakir fuori da Montecitorio

Il grido della piazza contro il decreto sicurezza, lo scudo penale e per le dimissioni del ministro Piantedosi

«Abrogazione dello scudo penale, abolizione del decreto sicurezza e dimissioni del ministro Piantedosi». A chiederlo a gran voce sono stati gli esponenti di Potere al Popolo, a partire da Beatrice Gamberini, che ha parlato di un «assassinio di Stato», legittimato da un decreto sicurezza che garantisce, con il suo scudo penale, impunità ad agenti che si rendono responsabili della morte di un uomo. «Cittadini di Serie A, B e C», tuona ancora la piazza.

Ma c’è anche chi si scaglia contro Schlein e una sinistra accusata di non saper stare all’opposizione e di aver permesso che il decreto sicurezza passasse in Parlamento. Infine, forte anche la denuncia ai sanitari accorsi sul posto «probabilmente volontari», ipotizza Chiara Piliego, medico di Sanitari per Gaza: «Avrebbero potuto fare di più e chiedere che a Fakir venissero rimosse le manette». «Del resto, però, l’assenza sul campo di medici specializzati è da imputare ai tagli sulla sanità», conclude.

La morte di Fakir

Era il 19 luglio quando Abderrahim Fakir, 42enne di origini marocchine, è stato raggiunto da due agenti delle forze dell’ordine dopo le segnalazioni dei residenti di un condominio nel quartiere Pilastro di Bologna. In preda a un evidente delirio psichiatrico, come mostrano numerosi video circolati nelle ore successive, sarebbe stato fermato dai due poliziotti, che avrebbero fatto ricorso a tecniche di contenzione fisica e di immobilizzazione, ossia manovre utilizzate per trattenere una persona ritenuta pericolosa. Tra le misure applicate figuravano le manette, applicate dietro la schiena, e un laccio alle caviglie.

Una volta immobilizzato – sembra per impedire che, in stato di agitazione, aggredisse un altro uomo – gli sarebbe stato spruzzato dello spray al peperoncino sul volto, mentre si trovava in posizione prona. Solo dopo che aveva smesso di dimenarsi e di urlare, i poliziotti avrebbero chiesto ai sanitari di verificare se stesse bene e se respirasse ancora. Secondo le ricostruzioni finora disponibili, sarebbe trascorso meno di un minuto prima che venissero avviate le manovre di rianimazione, con massaggio cardiaco e ventilazione mediante pallone autoespandibile. Troppo tardi, però, poiché i parametri vitali di Fakir risultavano ormai estremamente compromessi, tanto da non permettere nemmeno l’utilizzo di un defibrillatore. L’indagine dovrà ora verificare anche perché sia sempre rimasto ammanettato durante tutte le manovre sanitarie.

Cos’è lo scudo legale previsto dal decreto sicurezza

Il decreto-legge n. 23 del 24 febbraio 2026, noto anche come decreto sicurezza, convertito con modificazioni nella legge n. 54 del 24 aprile 2026, ha introdotto importanti tutele per i soggetti appartenenti alle forze dell’ordine coinvolti in interventi di sicurezza pubblica, ma anche nel campo dell’immigrazione e della protezione internazionale, che agiscono in presenza di cosiddette “cause di giustificazione”. Si tratterebbe di “scriminanti”, ossia di elementi che portino ad escludere interamente il reato e che spaziano dall’uso legittimo delle armi (art. 53), alla legittima difesa (art. 52) fino allo stato di necessità (art. 54).

In questi casi, ne conseguirebbe quindi l’iscrizione del diretto interessato all’interno del Modello 45bis, un registro separato per le annotazioni preliminari e diverso dal Modello 21, riservato agli indagati. Il Pubblico Ministero sarebbe poi tenuto a svolgere tutte le necessarie indagini, per le quali sarebbero concessi fino a 150 giorni di tempo. Nel caso di incidente probatorio, scatterebbe invece l’iscrizione all’interno del registro degli indagati. Ad essere iscritti nel Modello 45bis per gli eventi di Bologna sarebbero quindi ora due poliziotti e quattro operatori del 118 intervenuti al Pilastro.

Il contributo economico previsto dallo scudo legale

Un ulteriore e importante punto contestato all’interno del decreto sicurezza prevede inoltre, per i soggetti sotto inchiesta, anche uno «scudo» legale di natura economica: si tratterebbe di un contributo fino a 10 mila euro come tutela per le cause di servizio in tutte le fasi del procedimento. In caso di dolo riconosciuto nel corso del procedimento, il dipendente impiegato nelle forze dell’ordine sarebbe tenuto alla restituzione delle somme erogate.

Foto e video copertina: © Roberta Brodini