Zuppi: «Totale condanna sull’accanimento terapeutico, ma il nodo è il confine» – Il video
«Non possiamo accettare che la guerra torni a essere il modo con cui si risolvono i conflitti. Non è un modo per dialogare e non dobbiamo proprio accettarlo. Dovremmo parlare più di disarmo che di riarmo e, soprattutto, non cedere a quell’assuefazione per cui ci si abitua all’idea che l’unico modo per risolvere le cose siano le armi». È con questo monito potente e diretto che il cardinale Matteo Maria Zuppi, Presidente della CEI e Arcivescovo di Bologna, ha scandito uno dei passaggi più toccanti della lunga intervista rilasciata a Luca Zaia all’interno del suo video podcast Il fienile. Seduto tra le balle di fieno, il prelato ha ripercorso la sua vita, intrecciando i ricordi personali con le grandi questioni sociali ed etiche della nostra epoca.
Dalle periferie di Roma al servizio del mondo
Cresciuto in una famiglia numerosa e unita – sotto la guida fermissima ma affettuosa della madre Carla e del padre Enrico -, Zuppi porta con sé i ricordi di un’infanzia semplice e radicata nei valori essenziali. È tra i banchi del liceo Virgilio di Roma che si intrecciano le strade della sua vita: dall’amicizia con David Sassoli fino all’incontro fondamentale con Andrea Riccardi e la Comunità di Sant’Egidio.
Proprio con Sant’Egidio, il giovane Zuppi scopre la sofferenza vera: tra i bambini malati di tumore e le famiglie che alla fine degli anni ’60 vivevano ancora nelle baracche ai margini di Roma. È lì che nasce la sua vocazione, lontana dalla teoria e radicata nel servizio e nell’ascolto.
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Costruire la pace nell’era dei conflitti
Inviato speciale di Papa Francesco per la pace in Ucraina, Zuppi conosce bene l’orrore della guerra. La sua esperienza sul campo – dal Mozambico al Kosovo, fino alle missioni diplomatiche a Washington, Mosca e Pechino – lo porta a richiamare costantemente la comunità internazionale al proprio dovere. Per il cardinale, il ruolo della diplomazia resta cruciale: un lavoro silenzioso, simile a quello dei palombari, capace di scendere nelle correnti più profonde dove altri vedono solo un muro, per mantenere aperti gli spiragli di dialogo e gli scambi umanitari.
Etica, fine vita e il rifiuto dell’accanimento
Nel confronto con Zaia su uno dei temi più complessi e dibattuti della politica e della società contemporanea, il cardinale ribadisce la posizione della Chiesa sul fine vita, mettendo al centro la persona, la relazione e il potenziamento delle cure palliative per combattere la solitudine e il dolore. Allo stesso tempo, esprime una ferma condanna nei confronti dell’accanimento terapeutico: «Qual è la posizione della Chiesa?», gli chiede Zaia. E il cardinale risponde: «Totale condanna. È pericolosissimo l’accanimento, sono sofferenze inutili ed è un’idea da Prometeo che però fa male all’umanità. Il nodo è il confine: a volte i medici scelgono l’accanimento per non avere problemi di denunce. Bisogna però avere grande chiarezza nel dire quando si può parlare di accanimento».
L’intelligenza artificiale e i giovani
Guardando ai prossimi decenni, il cardinale indica nell’antropologia digitale la sfida cruciale della Chiesa. L’avvento dell’intelligenza artificiale richiede – secondo Zuppi – una nuova sapienza per rimettere al centro l’umanità e impedire che le relazioni diventino puramente virtuali. Ai giovani, e al sé stesso ventenne, Zuppi lascia un messaggio di speranza attiva: non cedere al cinismo o all’ansia del tutto e subito, ma avere la pazienza intelligente di piantare i semi della trasformazione. La vera missione non sta nel giudicare la storia, ma nel «camminarci dentro come “pellegrini”».

