Ultime notizie Caldo recordDonald TrumpFIFAImmigrazioneIncidenti aerei
POLITICAAvsCamera dei deputatiCentrodestraCentrosinistraFdIGiancarlo GiorgettiItalia VivaLegaM5SPD

Il centrodestra apre al Safe e fissa lo 0,9% del Pil per la Difesa. Il «no al riarmo» divide il Pd

05 Agosto 2026 - 10:58 Luca Graziani
giancarlo giorgetti
giancarlo giorgetti
La maggioranza trova l’accordo sulla clausola di salvaguardia: fino allo 0,6% per l’energia e allo 0,9% per le spese militari. La Lega ottiene nuovi paletti sul possibile ricorso ai prestiti europei. Pd, M5s e Avs puntano invece sul no alle spese militari con la richiesta di riconsiderare gli impegni Nato, nonostante la rivolta dei riformisti dem
Google Preferred Site

La coalizione che rischiava di dividersi, pur con qualche difficoltà, trova una formula comune. Quella che stavolta voleva presentarsi unita arriva invece all’appuntamento con l’Aula sull’orlo di una nuova crisi interna al suo maggiore azionista. Le risoluzioni sulle comunicazioni alle camere, oggi 5 agosto, del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per l’attivazione della clausola nazionale di salvaguardia regalano due istantanee: il centrodestra alla fine riesce a ricomporre lo scontro tra la Lega e gli altri alleati sul programma europeo Safe; Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra concordano un testo contro le spese militari, scatenando le proteste tra i dem.

La risoluzione di maggioranza

La risoluzione della maggioranza, visionata da Open, mette nero su bianco anche i numeri. Il governo viene impegnato ad avviare la procedura europea per le spese «volte a rafforzare la resilienza del sistema energetico e la sicurezza del relativo approvvigionamento, nei limiti complessivi dello 0,6% del Pil nel periodo di riferimento». Per quelle «in materia di difesa, anche relative agli investimenti», il tetto viene invece fissato allo 0,9% del Pil. Ma è sul passaggio successivo che si consuma l’ultima trattativa nel centrodestra.

Nel testo inizialmente depositato, il governo veniva impegnato a «valutare il ricorso alle migliori condizioni di finanziamento quali quelle di cui al programma Safe». Una formula che la Lega ha però chiesto di riscrivere durante la sospensione dei lavori. Nella versione riformulata in Aula, il ricorso ai prestiti europei resta possibile soltanto «ove ritenuto complessivamente vantaggioso», con l’indicazione di destinare «in via prevalente» i fondi a «sistemi tecnologici, difensivi e di sicurezza nazionale».

La modifica ottenuta dalla Lega

Il Safe resta quindi nella risoluzione, ma con due nuovi paletti. Non viene più indicato indirettamente come una delle condizioni di finanziamento migliori e il suo eventuale utilizzo viene orientato soprattutto verso la sicurezza nazionale, oltre che verso i sistemi tecnologici e difensivi. È la limatura che pacifica la Lega: il Carroccio insomma pur non avendo ottenuto la cancellazione del riferimento ai prestiti europei, riesce a renderne più prudente l’utilizzo e a indicare esplicitamente la destinazione prevalente delle risorse.

Ad ogni modo, non si tratta ancora però di un’autorizzazione definitiva allo scostamento. Il testo impegna il governo «ad adottare le opportune iniziative per l’avvio della procedura relativa alla richiesta della clausola nazionale di salvaguardia». Soltanto dopo la raccomandazione del Consiglio e l’aggiornamento del quadro di finanza pubblica, l’esecutivo dovrà presentare alle Camere la relazione necessaria affinché il Parlamento autorizzi «il ricorso allo scostamento dal percorso della spesa netta indicato nel Piano strutturale di bilancio».

Giorgetti ha inoltre chiarito che «alla ripartizione delle risorse nei diversi esercizi finanziari» e alla predisposizione delle norme necessarie per attuare gli interventi si procederà «con la prossima manovra di Bilancio». «Solo in quel momento – ha spiegato il ministro – il Parlamento delibererà il cosiddetto scostamento di bilancio». Il voto di oggi, di fatto, assicura al governo il mandato per avviare la procedura europea, ma non autorizza ancora né le singole spese né il loro concreto utilizzo.

La notte non «porta consiglio» al Pd

Sul fronte opposto, la notte non ha «portato consiglio». La risoluzione di Pd, M5s e Avs, letta da Open e depositata in mattinata alla Camera, conserva integralmente i passaggi che ieri, in serata, avevano provocato la rivolta dei riformisti dem. Nel dispositivo, i tre partiti chiedono al governo di presentare una relazione che indichi «la misura e la durata dell’eventuale deviazione», garantendo però che sia «esclusivamente indirizzata al contrasto della povertà assoluta, al finanziamento della sanità pubblica, al sostegno delle famiglie e delle imprese colpite dalla crisi energetica e alla diminuzione della dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili».

La conclusione non lascia margini: l’esecutivo deve escludere «che le risorse disponibili siano destinate a impegni di spesa militare», la stessa formulazione anticipata nella bozza. È però nelle premesse, e non nella parte che impegna direttamente il governo, che si trova il passaggio più contestato. La risoluzione considera «necessario riconsiderare radicalmente gli impegni di spesa assunti in sede Nato» e «scongiurare ulteriori aumenti delle spese per i sistemi di armamento che insistono sul bilancio dello Stato». Il testo chiede inoltre di «superare il piano di riarmo degli eserciti nazionali privo di coordinamento», indicando come alternativa la «costruzione di una vera difesa comune europea». Nessun riferimento, invece, al Safe, sul quale M5s e Avs sono contrari mentre nel Partito democratico c’è apertura.

In totale sono 6 le risoluzioni

In solitaria, con le proprie risoluzioni, vanno invece Azione, Italia Viva, Futuro Nazionale e +Europa. Il partito di Carlo Calenda chiede di attivare la clausola di salvaguardia per finanziare il raggiungimento degli obiettivi Nato e la linea Safe da 14,9 miliardi destinata al potenziamento dell’industria della difesa. Impegna inoltre il governo a presentare entro 60 giorni un piano che non si limiti a conteggiare come militari spese già esistenti per avvicinarsi solo formalmente ai target Nato, ma preveda investimenti capaci di aumentare concretamente la capacità operativa delle Forze armate, superando «l’attuale finzione della riclassificazione contabile». Italia Viva chiede invece di utilizzare la clausola per sostenere famiglie e imprese contro il caro energia e apre al Safe per «promuovere investimenti volti a favorire l’innovazione tecnologica, la filiera italiana e l’occupazione», purché ciò non «si ripercuota negativamente» sul finanziamento del welfare e dei servizi ai cittadini.

Futuro nazionale si schiera invece contro l’attivazione della clausola per l’energia «nelle condizioni attualmente prospettate dalla Commissione europea» e chiede al governo di «non aderire al sistema di prestiti dello strumento Safe per finanziare programmi militari o esigenze geopolitiche di terzi». La risoluzione invita inoltre a «scongiurare il ricorso a nuovo deficit e ad ulteriore indebitamento netto» e a destinare «prioritariamente ogni risorsa disponibile» alla difesa dei confini nazionali, alla sicurezza interna e al sostegno economico di famiglie e imprese. I vannacciani ha poi annunciato il voto contrario anche alla risoluzione del centrodestra.

La rivolta dei riformisti dem

La sintesi raggiunta dopo ore di trattative tra i capigruppo del centrosinistra ha soddisfatto il Movimento 5 Stelle, ma non tutte le correnti che affollano il Partito democratico. I riformisti hanno subito fatto sapere di aver appreso il contenuto della risoluzione dalle agenzie di stampa, definendo il documento «non condivisibile». «Non sappiamo se sia questo il testo definitivo. Vedremo se la notte porterà consiglio perché quello che si legge non è un testo condivisibile», era stato il messaggio fatto filtrare in serata dalla minoranza dem. Anche dall’area che fa riferimento a Stefano Bonaccini era arrivato un avvertimento: «Così non è accettabile».

Nel Pd, in un primo momento, si è provato a sostenere che il documento diffuso fosse ancora versione preliminare e che il lavoro proseguisse anche nel tentativo di coinvolgere Italia Viva (che alla fine non ha comunque sottoscritto il testo). Da M5s e Avs, però, anche questa mattina la risposta è stata netta: «Il testo è quello e non cambia», hanno assicurato a Open. Lo stesso Giuseppe Conte, poche ore dopo il pranzo con Elly Schlein organizzato per ricucire le tensioni nel campo largo, aveva mostrato sorpresa: «Abbiamo una bozza che pensavo fosse condivisa. Ora leggo che i riformisti dicono che non è condivisa». Per l’ex presidente del Consiglio, il punto resta comunque fermo: «Lo scostamento, se va fatto, è per le urgenze dei cittadini».

Alla fine, però, lo show-down con i riformisti non ci sarà. In Aula va al voto soltanto la risoluzione della maggioranza: tutti gli altri documenti – quelli presentati da Pd-M5s-Avs, Azione, Italia Viva, +Europa e Futuro nazionale – vengono dichiarati preclusi. Un epilogo che non placa gli animi tra i dem: «Se la risoluzione si fosse votata, comunque non l’avrei sostenuta», puntualizza Lorenzo Guerini, interpellato a margine in Transatlantico, «il testo resta non condivisibile»,

leggi anche