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Migranti, la Germania non arretra: «Le espulsioni verso l’Italia si faranno. Sorpresi dall’agitazione di Roma». La replica di Tajani

12 Agosto 2026 - 16:40 Ygnazia Cigna
migranti-germania
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Berlino tira dritto sui rimpatri previsti dagli ultimi accordi europei e conferma i trasferimenti che spetterebbe accogliere all'Italia. E dalla Danimarca, la premier conferma la linea dura
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«Siamo un po’ sorpresi dell’agitazione sulla questione e delle divergenze». Il ministero dell’Interno tedesco va dritto al punto e chiude il caso sui migranti «dublinanti» con una linea netta. I patti parlano chiaro e le espulsioni verso l’Italia si faranno. Nessun dietrofront da parte di Berlino, che si limita a rivendicare l’automatica applicazione degli accordi bilaterali già siglati tra i due Paesi. Di fronte alla fermezza tedesca, il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha tentato di ridimensionare l’allarme e si è affrettato a rassicurare che non c’è alcuna crisi in vista e che un equilibrio, alla fine, si troverà.

I patti europei

Il ragionamento di Berlino è puramente tecnico e poggia sulle scadenze già concordate. Nell’autunno del 2025, Germania, Italia e Grecia avevano stabilito che le norme di Dublino sarebbero tornate a pieno regime in concomitanza con l’entrata in vigore del nuovo sistema europeo comune di asilo, scattato nel giugno 2026. La regola è semplice. Chi sbarca in Italia e poi chiede asilo in Germania, deve essere rimpatriato nel Paese di primo approdo. Da qui il termine migranti dublinanti.

Il caso della cittadina somala

A fare da detonatore mediatico è stato il caso di una cittadina somala. Entrata nell’Ue dai confini italiani, la donna ha poi presentato domanda di protezione su suolo tedesco. Secondo le nuove direttive, il suo fascicolo spetta a Roma, e Berlino ha già fissato il trasferimento per il 19 agosto. Le autorità tedesche hanno precisato che le procedure attuali riguardano principalmente i nuovi arrivi, successivi al varo del Patto Ue. Di fatto, si tratta per ora di poche decine di casi.

Tajani tenta una mediazione

Interpellato alla commemorazione per l’eccidio nazista a Sant’Anna di Stazzema, Tajani ha frenato le polemiche. «Non credo ci sia un problema con la Germania», ha dichiarato. Il titolare della Farnesina ha, però, colto l’occasione per inserire nel negoziato la questione delle navi Ong battenti bandiera tedesca che operano nei porti italiani. «Credo che da questo punto di vista si trovi un equilibrio, non ci saranno problemi per far rientrare i dublinanti», ha chiosato il ministro.

L’allerta per nuovi ingressi a Ceuta

Se sull’asse Roma-Berlino si lavora di diplomazia, nel resto d’Europa la tensione per la gestione dei flussi continua a crescere. L’epicentro dell’emergenza si è spostato a Sud-Ovest, puntato sull’enclave spagnola di Ceuta. Le autorità spagnole temono un massiccio tentativo di sfondamento dal Marocco a ridosso del Ferragosto. Per prevenire il caos, Madrid ha rafforzato drasticamente i controlli sulla barriera terrestre, spingendosi a inviare nell’area persino unità della Marina militare. Da oltre confine, Rabat ha comunque assicurato piena collaborazione per contenere la pressione.

La linea dura della premier danese

Le tensioni meridionali innescano immediate reazioni a catena a Nord, spingendo alcuni governi verso posizioni di massima rigidità. Le immagini in arrivo da Ceuta, definite apertamente «inquietanti», hanno portato la premier danese Mette Frederiksen a usare parole durissime durante un dibattito urgente al Folketing. Il messaggio di Copenaghen non lascia spazio a interpretazioni. La Danimarca è pronta a rafforzare ulteriormente i controlli e, «in ultima istanza», a sigillare del tutto le proprie frontiere in caso di una nuova ondata migratoria attraverso il Continente. «Una politica migratoria rigorosa – ha avvertito Frederiksen – è fondamentale per la Danimarca e per l’Europa intera».

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