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Ranucci rimane (per ora) a Report. «Sta continuando a lavorare per il nuovo ciclo del programma»

14 Agosto 2026 - 17:37 Stefania Carboni
ranucci report
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L'indiscrezione di Ansa. Nel mentre Lavitola rimane in carcere. E valuta di sollecitare un nuovo interrogatorio in procura. La nota del legale del giornalista: «La vittima trasformata in colpevole, un paradosso per la democrazia»
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Sigfrido Ranucci continua a lavorare al nuovo ciclo di Report. Questa l’informazione che trapela dalla riunione di ieri con il direttore dell’Approfondimento Rai Paolo Corsini, in uno degli incontri di lavoro, che proseguono anche dopo il caso Lavitola. Non sarebbe sul tavolo in questo momento, dunque – a quanto apprende da diverse fonti Ansa – l’ipotesi di un passo indietro. Non sono nemmeno fondate le ipotesi secondo cui Ranucci chiederebbe un risarcimento a Viale Mazzini in caso di allontanamento.

Il legale del giornalista: «Siamo davanti a un capovolgimento delle responsabilità»

Mentre si attendevano le decisioni dei vertici Rai sul futuro della conduzione di Report, la difesa del giornalista era passata all’attacco. In una nota ufficiale, l’avvocato Roberto De Vita denuncia quello che definisce un vero e proprio capovolgimento delle responsabilità attorno alla vicenda del conduttore del programma d’inchiesta. Una situazione, denuncia, in cui alla «vittima (scomoda) di un grave attentato (che diventa pretesto) viene imputata la responsabilità di un danno all’immagine e ne viene chiesta dalla politica la sostituzione, un paradosso morale con conseguenze gravi per la democrazia».

«Nella lunga audizione davanti al Comitato Etico della Rai Sigfrido Ranucci ha risposto in modo puntuale ed approfondito a tutte le domande rivolte, offrendo elementi fattuali che hanno fugato ogni possibile dubbio in ordine ad infondate e pretestuose ricostruzioni politiche e giornalistiche sul modo in cui in questi anni sono state svolte le inchieste ed è stata guidata la trasmissione», spiega De Vita.

Lavitola resta in carcere e valuta un nuovo interrogatorio

Parallelamente, sul fronte giudiziario, la posizione di Valter Lavitola, arrestato con l’accusa di essere il mandante dell’attentato dinamitardo che nell’ottobre 2025 ha colpito la casa del giornalista a Pomezia, si fa più complessa. Il Gip ha rigettato la richiesta di concessione dei arresti domiciliari, ritenendo elevati sia il pericolo di inquinamento probatorio sia il rischio di fuga. Non solo, le dichiarazioni rese da Lavitola durante l’interrogatorio di garanzia, in cui ha sostenuto di aver commissionato l’attacco «per far aumentare la scorta e la protezione» all’amico Ranucci sono state liquidate dal giudice come «fumose, generiche e del tutto prive di riscontri». Il legale di Lavitola, l’avvocato Sergio Cola, ha annunciato che all’inizio della prossima settimana presenterà ricorso al Tribunale del Riesame, contestando la misura cautelare e l’aggravante del metodo mafioso. Il difensore valuta inoltre l’opportunità di sollecitare un nuovo interrogatorio direttamente davanti al PM.