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«Siamo in ospedale», l’sms del catering la notte prima delle nozze: l’incubo di due sposi in Monferrato. E gli invitati si improvvisano cuochi

14 Agosto 2026 - 16:08 Cecilia Dardana
matrimonio catering monferrato
matrimonio catering monferrato
Il ricevimento al Castello di Vaglio Serra si trasforma in un incubo per due sposi. Il titolare del servizio giustifica il forfait con un furgone ribaltato, ma spunta una story sospetta su Instagram
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Cento invitati, un preventivo da 7.800 euro (con oltre 3mila già versati) e, a poche ore dal sì, l’incubo peggiore per una coppia di sposi: niente cibo, niente bevande, niente camerieri, nemmeno i tavoli e le sedie. Tutto cancellato da un sms dei responsabili del catering alle 2 di notte: «Siamo in ospedale». È il disastroso imprevisto vissuto lo scorso 1° agosto al Castello di Vaglio Serra (Asti) dalla fotografa francese Bénédicte Maniere e dal compagno tedesco Lorenz Schmid nel giorno del loro matrimonio. Un disastro praticamente certo, salvato però in extremis da parenti e amici che si sono improvvisati cuochi e camerieri all’ultimo minuto, ma che ora si trascina in un aspro scontro legale.

L’sms a notte fonda e i sospetti degli sposi

La disavventura, raccontata da La Stampa, esplode la notte prima del fatidico sì. Alle 2:10 il telefono della coppia squilla. È un messaggio del responsabile del catering: «Ci siamo ribaltati col furgone vicino Nizza, siamo tutti in ospedale». Fine del servizio, ricevimento azzerato. Gli sposi, però, fiutano subito qualcosa di anomalo nella ricostruzione e decidono di sporgere denuncia. A non convincerli ci sono due elementi: innanzitutto, pochi minuti prima del presunto schianto, alle 2:04, il titolare del catering aveva pubblicato una storia sul suo profilo Instagram. In secondo luogo, lo chef Aldo Parlante — presentato alla coppia come il cuoco dell’evento — avrebbe poi ammesso di non aver cucinato né preparato alcun piatto per quelle nozze.

Gli accordi presi con il servizio catering

Un quadro che stride fortemente con gli accordi presi con Massimo Perrone (indicato come presidente dell’Associazione italiana cuochi d’autore). Come ha spiegato la sposa a La Stampa: «Il preventivo comprendeva il servizio completo per un massimo di cento persone, con aperitivo organizzato in più isole, portate, personale di sala, assistenza, pulizia, beverage, tovagliato, mise en place, tavoli e sedie». Davanti all’emergenza totale, è stata la solidarietà a salvare la festa: il Castello ha messo a disposizione cucina e mobilio, mentre gli ospiti hanno anticipato i soldi per la spesa, si sono messi ai fornelli e hanno servito ai tavoli, regalando agli sposi un banchetto decisamente diverso dal previsto, ma pieno di affetto.

Come si è difeso il catering

Contattato dal quotidiano torinese, Massimo Perrone ha confermato integralmente la dinamica dell’incidente stradale, difendendo la propria buona fede: «Il ragazzo a cui avevo affidato il furgone con il materiale destinato al catering ha avuto un incidente. Erano circa le due di notte. Ho subito avvertito gli sposi». E ha aggiunto: «In quindici anni di attività non mi era mai successa una cosa del genere, ma in quella situazione non è stato possibile svolgere il servizio».

Il rimborso

Sul tavolo ora c’è la spinosa questione economica. Perrone sostiene di aver offerto la restituzione integrale della caparra con un extra di 500 euro per il disagio. Gli sposi, però, avrebbero alzato la posta chiedendo 5mila euro a titolo di risarcimento danni. A quel punto l’intesa è saltata: «Su consiglio del mio legale ho quindi ritirato il bonifico», ha spiegato il ristoratore, che è passato al contrattacco accusando la coppia di inadempienza: «Il contratto prevedeva che il saldo fosse effettuato dieci giorni prima dell’evento e loro non lo hanno fatto. È una clausola che non è stata rispettata anche da parte loro». Nonostante le tensioni, Perrone lascia però uno spiraglio: «La mia intenzione è rimborsare la caparra. Se accettano la restituzione di quella somma, per me va bene».

Il precedente del 2019

A gettare un’ulteriore ombra sulla vicenda c’è un precedente emerso dalle cronache locali di qualche anno fa. Nel 2019, infatti, un servizio di street food gestito da Perrone saltò all’ultimo momento durante una fiera a Ciriè. Un episodio che il titolare respinge con forza, spiegando che le due cose non sono minimamente collegate: «Quella è un’altra storia. Avevamo già allestito tutto, ma ci fu un problema legato a un errore dell’ingegnere e l’allestimento non risultò conforme alle direttive del Comune».

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