Friuli, la Carnia brucia da una settimana. E i soccorritori devono badare anche ai “turisti del fuoco”

Un cielo tinteggiato d’un rosa spettrale, l’odore acre di bruciato che cala a valle fino a rendere l’aria irrespirabile e la paura che scivola lungo i pendii fino a sfiorare i centri abitati. Non si placa l’emergenza incendi che da oltre una settimana sta devastando la Carnia, tenendo col fiato sospeso intere comunità nel pieno delle vacanze di Ferragosto. Ci sono fronti ancora attivi e in espansione sul monte Amariana e sul monte Amarianute, nel territorio di Amaro, cui si aggiunge la criticità del monte Dobis, nella frazione di Fusea, dove si fa strada l’ipotesi della matrice dolosa.
La notte della paura a Pissebus: case evacuate e mobilitazione popolare
I momenti di maggiore tensione si sono consumati nella notte a Pissebus, frazione del comune di Tolmezzo. Con le fiamme arrivate a soli cinquanta metri dai tetti, il sindaco Roberto Vicentini ha firmato un’ordinanza di evacuazione cautelativa per l’intero borgo. La Protezione Civile ha allestito un centro di prima accoglienza nella palestra comunale di Tolmezzo per offrire rifugio ai residenti in fuga.
A evitare il peggio è stata anche la mobilitazione spontanea del territorio: agricoltori e cittadini della zona sono scesi sul perimetro dell’incendio armati di trattori e autobotti, bagnando il terreno e le pareti delle abitazioni per creare una barriera contro il fuoco in avanzamento.
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La macchina dei soccorsi: flotta aerea e aiuti dalla Slovenia
Sul campo lavora senza sosta una macchina complessa. Attorno al monte Amariana operano circa trentacinque uomini del Corpo Forestale e dei Vigili del Fuoco — giunti in rinforzo da Pordenone, Gorizia e Trieste per affiancare il personale di Udine — supportati da mezzi terrestri e da due elicotteri della Protezione Civile. Sulle loro teste incrocia il Canadair, impegnato a ciclo continuo insieme alle unità inviate dalla Slovenia grazie al protocollo d’intesa transfrontaliero.
«La situazione è complessa», ha sottolineato l’assessore regionale Stefano Zannier, evidenziando come la contemporaneità di molteplici roghi su tutto il territorio regionale imponga un continuo riposizionamento delle risorse per coprire le emergenze più severe.
Le risposte delle istituzioni e la rabbia per il “turismo del fuoco”
Sul fronte dei sostegni, la viceministra dell’Ambiente Vannia Gava ha confermato l’avvio delle procedure per la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale e l’accesso ai relativi fondi di ristoro. Parallelamente, il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, ha annunciato lo stanziamento di risorse regionali dirette per indennizzare i danni subiti da cittadini e attività economiche.
Mentre le squadre dei soccorsi lottano contro il tempo, a far salire la tensione è però il fenomeno del cosiddetto “turismo del fuoco”. Secondo quanto ricostruito dal Messaggero Veneto decine di automobilisti e curiosi si fermano lungo le arterie stradali per registrare video, scattare foto o perfino selfie con lo sfondo delle fiamme e dei mezzi aerei in azione. Un comportamento che intralcia le operazioni di soccorso, costringendo le forze dell’ordine a continui interventi di allontanamento tra l’indignazione e la rabbia dei residenti evacuati.
(foto ArpaFVG)

