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Risiko bancario: Intesa Sanpaolo valuta esposto alla Consob su MPS

21 Agosto 2026 - 16:22 Alba Romano
Intesa Sanpaolo
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La mossa dopo la replica dell'istituto senese che punta all'acquisizione di Banco BPM e Banca Generali
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Intesa Sanpaolo sta valutando l’opportunità di presentare un esposto alla Consob a seguito delle dichiarazioni rese dall’amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena, Luigi Lovaglio, in merito alle due offerte lanciate da MPS su Banco BPM e Banca Generali.

Avviati approfondimenti legali (si punta sul regime di passivity rule)

Il gruppo guidato da Carlo Messina, che lo scorso giugno ha promosso un’Opas da 30,6 miliardi di euro su MPS, ha avviato approfondimenti legali sulle comunicazioni ufficiali della banca toscana. A causa dell’offerta di Intesa, MPS si trova attualmente in regime di passivity rule, una condizione che impone precisi limiti operativi e gestionali al consiglio di amministrazione. Secondo fonti vicine al dossier, il team legale di Ca’ de Sass sta esaminando le criticità emerse per tutelare l’integrità del mercato e garantire la corretta informazione a tutti gli azionisti.

La posta in gioco

La fiammata legale sui dettagli formali nasconde però il vero motore del risiko: la fame di commissioni legate alla gestione del risparmio (wealth management) e alla bancassicurazione. In un contesto in cui i margini di interesse tradizionali tendono a stabilizzarsi, le banche cercano disperatamente di ampliare i ricavi da servizi. Un trend confermato dai dati di settore del primo semestre, che vedono le commissioni pesare ormai per il 39% sui ricavi totali dei primi cinque gruppi italiani.

Da una parte c’è il disegno di Intesa Sanpaolo, che con l’integrazione di MPS mira a consolidare un gigante continentale focalizzato su consulenza, protezione e private banking, puntando a gestire 2.000 miliardi di euro di attività della clientela entro il 2029. Dall’altra parte c’è la contromossa di MPS, che con Banco BPM e Banca Generali punta a costruire un polo alternativo da 810 miliardi di masse totali e 166 miliardi di raccolta diretta.

La partita italiana s’inserisce in una trasformazione epocale che sta travolgendo l’intera Europa. Secondo le stime del report PwC sull’Asset & Wealth Management, il bacino dei patrimoni gestiti nel continente passerà dai 35.000 miliardi di dollari del 2024 ai 48.500 miliardi entro il 2030, generando circa 67 miliardi di dollari di nuovi ricavi. Più delle dimensioni aggregate dei bilanci, la vera rivoluzione del prossimo decennio si giocherà sulla capacità di controllare il rapporto diretto con il cliente e di intercettare la liquidità dei risparmiatori privati. Un tesoro da migliaia di miliardi su cui nessuno, nelle sale operative di Milano e Siena, è disposto a fare passi indietro.

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