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Bologna 2027, l’incognita Vannacci e i dubbi del centrodestra: caccia al nome per sfidare Lepore, che deve ricucire a sinistra

24 Agosto 2026 - 21:24 Luca Graziani
matteo lepore
matteo lepore
FdI insiste su un civico, tra le perplessità degli azzurri. Resta forte l’opzione politica. Mentre per il primo cittadino dem la strada verso la riconferma si complica. Chi si muove per conquistare la Rossa e quali sono gli outsider che potrebbero crescere
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A Bologna per il centrodestra il candidato ancora non c’è. Matteo Lepore, invece, ha già prenotato il bis. Eppure, a meno di un anno dalle Comunali del 2027, la partita sotto le Due Torri potrebbe essere meno telefonata di quanto racconti la storia della città.

A destra si discute ancora se affidarsi a un politico o tentare nuovamente la carta civica, già giocata nel 2021 con l’imprenditore Fabio Battistini, che si fermò al 29,64%, mentre Roberto Vannacci prepara la corsa autonoma. Ma i grattacapi non mancano anche nell’altra metà del campo: il sindaco dem deve ricomporre un campo progressista che rispetto all’ultima tornata ha perso pezzi per strada, soprattutto sul fronte ambientalista, e fare i conti con Azione, che per ora si è chiamata fuori.

Cosa dicono i sondaggi

A fotografare le difficoltà del primo cittadino anche il Governance Poll 2026 realizzato da Noto Sondaggi per il Sole 24 Ore: Lepore è al 64esimo posto tra i sindaci italiani con il 51% di gradimento, 10,9 punti in meno rispetto al 61,9% ottenuto alle Comunali del 2021. Due dati, certo, non sovrapponibili – un sondaggio sul gradimento non è un’intenzione di voto – ma sufficienti a dare speranza a chi, a destra e non solo, ritiene possibile almeno trascinare il sindaco al ballottaggio.

Se poi allarghiamo lo sguardo alla regione rossa, che una roccaforte possa improvvisamente apparire contendibile lo ricorda la sfida del 2020. Nel novembre 2019 un sondaggio Emg-Acqua dava Stefano Bonaccini al 45,5% e la leghista Lucia Borgonzoni al 44%. Pochi giorni dopo, proprio a Bologna, nacquero le Sardine, protagoniste di una mobilitazione destinata a ribaltare il clima della campagna elettorale. Un salvagente per Bonaccini, che alle urne alla fine riuscì ad allungare e vinse con quasi otto punti di vantaggio.

Il centrodestra e il rebus del candidato

Tornando all’oggi, il primo passaggio arriverà alla ripresa. Come raccontato da Repubblica, il coordinatore regionale di Forza Italia Pietro Vignali ha concordato per settembre un confronto con il meloniano Michele Barcaiuolo e il segretario regionale della Lega Matteo Rancan. L’obiettivo è cominciare a stringere sul progetto per la città e, subito dopo, sul nome dello sfidante. Dal confronto resta fuori, almeno in questa fase, Futuro Nazionale. Vignali, infatti, ha messo nero su bianco che considererà interlocutori soltanto le forze che compongono la coalizione di governo.

Prima ancora dei nomi, però, va risolto il nodo del profilo. Il capogruppo di FdI alla Camera, il bolognese Galeazzo Bignami, ha già indicato con chiarezza la strada preferita: «Un candidato civico, che possa interpretare, come già fece Giorgio Guazzaloca, anche un contesto esterno al centrodestra, che è essenziale per vincere». L’allora presidente dell’Ascom, infatti, fu il civico con cui nel 1999 il centrodestra riuscì per la prima e finora unica volta a conquistare Palazzo d’Accursio.

Il precedente e l’obiettivo del ballottaggio

È proprio quel precedente a spiegare perché il modello civico continui ad accreditarsi. Al primo turno del 1999 Guazzaloca partì dietro alla candidata del centrosinistra Silvia Bartolini, 41,53% contro 46,61%, ma al ballottaggio ribaltò il risultato vincendo con il 50,69% contro il 49,31%. Una vittoria di appena un punto, arrivata allargando il consenso oltre i confini tradizionali del centrodestra. Ventisette anni dopo, il primo traguardo per gli avversari di Lepore è lo stesso: impedire al sindaco di superare il 50% e portarlo al secondo turno. Ma l’ultimo precedente avverte che anche la formula civica, da sola, non basta.

Forza Italia, invece, su questa soluzione ha più di qualche perplessità. Valentina Castaldini nei mesi scorsi ha sostenuto apertamente che puntare per forza su un civico «non ha senso», chiedendo che anche i partiti si assumano la responsabilità di mettere in campo i propri esponenti. Gli azzurri assicurano di avere già una rosa di nomi da sottoporre agli alleati e proprio Castaldini sarebbe uno dei profili in lizza. Sullo sfondo continua a esserci l’eurodeputato di FdI Stefano Cavedagna, a lungo indicato tra i possibili candidati meloniani, anche se la scelta di Bignami di privilegiare una figura esterna ai partiti, spiegano, ha per ora spostato altrove il baricentro della discussione.

Tra i profili civici, occhi puntati su Elena Ugolini, già candidata del centrodestra alla presidenza dell’Emilia-Romagna nel 2024. A maggio non ha escluso una nuova corsa e ha spiegato di comprendere «l’importanza di un candidato che possa essere votato da un giro largo di persone», annunciando incontri con associazioni e cittadini. Insomma, parola d’ordine: allargare. Un’eventuale disponibilità a scendere in campo arricchirebbe ulteriormente un mosaico già parecchio affollato.

I civici corrono, ma per ora divisi

Fuori dai partiti tradizionali si muovono infatti Giovanni Favia, con Uniti per Bologna, e Alberto Zanni, mentre altri gruppi provano a mettere insieme un fronte alternativo. Nei mesi scorsi Marco Mastacchi, consigliere regionale di Rete Civica, ha riunito alcune delle sigle e dei candidati con un obiettivo chiaro quanto audace: arrivare a una sintesi ed evitare che la frammentazione consegni a Lepore la vittoria al primo turno. Ma Favia, almeno fino a oggi, ha escluso ogni ipotesi di confluire nel centrodestra: «Andremo da soli», ha spiegato a maggio.

È questo il vero rompicapo per il centrodestra: i voti dei soli partiti difficilmente basteranno per impensierire Lepore. Ma mettere insieme il resto dell’alternativa non sarà semplice, e tante candidature separate potrebbero finire per rendere ancora più agevole al primo cittadino evitare il ballottaggio.

La variabile Vannacci

A complicare ulteriormente i piani c’è poi Roberto Vannacci. Futuro Nazionale ha già annunciato che ci sarà anche a Bologna e il leader, dalla Versiliana, ha ammesso le sue intenzioni: «Correremo in tutte le grandi città: Milano, Bologna, Roma e Napoli. Ci presenteremo come Futuro nazionale». Lasciando semmai una porta aperta soltanto più avanti: «Le alleanze le faremo eventualmente prima delle elezioni».

In pochi mesi, tra l’altro, il partito dell’ex generale è cresciuto rapidamente sul territorio: secondo i dati della referente bolognese Daniela Amendola, gli iscritti sarebbero arrivati a circa 900 tra città e provincia, la metà nel capoluogo. E, ennesimo sgarbo, nelle sue fila sono confluiti diversi ex esponenti di Lega e Fratelli d’Italia. Insomma, se la corsa separata sarà confermata, la coalizione dovrà cercare nuovi voti al centro mentre rischia di perderne una parte alla propria destra.

Lepore favorito, ma la coalizione del 2021 va ricucita

Dall’altra parte, anche se si parte in vantaggio, i problemi non mancano. Lepore nel 2021 vinse al primo turno con il 61,9%, ma oggi deve ricostruire l’alleanza che lo accompagnò cinque anni fa. «La coalizione civica e progressista è la formula vincente», ha ribadito a Ferragosto, annunciando anche la volontà di ricucire il rapporto con i Verdi. È proprio a sinistra, infatti, che si è consumata una frattura non trascurabile. Facendo un passo indietro, a inizio anno, i Verdi bolognesi avevano deciso di costruire un’alternativa a Lepore, indicando Davide Celli e Danny Labriola come possibili riferimenti di una lista ecologista contraria alle politiche della giunta su urbanistica e ambiente. Poi da Roma è arrivato il commissariamento della federazione provinciale e la rottura definitiva con l’ala ribelle.

Con un risultato tutto da scrivere: Lepore punta a riportare il simbolo ufficiale dei Verdi dentro la coalizione, ma non necessariamente l’elettorato ambientalista che negli ultimi anni si è scontrato con Palazzo d’Accursio. A giugno Labriola quantificava già in circa cento persone il bacino raccolto attorno al nuovo progetto ambientalista, tra chi aveva lasciato Europa Verde e chi ne aveva condiviso le battaglie. La linea, almeno per ora, resta alternativa a quella del sindaco. Al momento resta salda, invece, Coalizione Civica, forza di sinistra che esprime la vicesindaca Emily Clancy. A differenza del fuoriuscito fronte ambientalista, qui non ci sarebbero frizioni in vista.

Da Gualmini ai cattolici delusi: le incognite al centro

Ma le fibrillazioni non risparmiano nemmeno il versante moderato. Azione ha ormai preso le distanze dall’ipotesi di un nuovo campo largo bolognese. Il senatore Marco Lombardo a giugno ha spiegato che «al momento non ci sono le condizioni» per stare insieme a una coalizione che tenga dentro moderati e sinistra movimentista. Lo strappo si è poi allargato a luglio con il caso Fakir e gli scontri seguiti al presidio convocato da Lepore. Lombardo ha invitato chi governa la città ad «ammettere il proprio errore e trarne le conseguenze», con l’europarlamentare Elisabetta Gualmini al seguito: «Si può governare sempre mettendo una fazione contro l’altra?». Considerazioni che hanno «sconcertato» il Pd bolognese, con Calenda fuori dalla lista degli invitati alla Festa dell’Unità. Poi ad agosto Lombardo ha giudicato «insanabile» la distanza dalla giunta, mentre il partito iniziava già a parlare esplicitamente di «terza via». Né con Lepore né con il centrodestra, dunque.

Il nome che aleggia su questa operazione è proprio quello di Gualmini, recentemente traslocata dal Pd ad Azione. Il segretario dem bolognese Enrico Di Stasi ha già messo le mani avanti: «Non è ancora chiaro che cosa intenda fare», ma «è stata eletta in tutte le occasioni con il Partito Democratico all’interno del centrosinistra», ha sottolineato punzecchiandola sul «tema di coerenza».

Gli altri moderati

Il sindaco può invece contare sull’appoggio annunciato di Matteo Renzi: «Se sosterremo Lepore alle prossime Comunali? La risposta è sì», ha detto il leader di Italia Viva ad aprile. E anche il M5s si prepara al confronto con le altre forze progressiste: il nuovo coordinatore provinciale Roberto Sconciaforni ha fissato da settembre l’avvio del dialogo programmatico, indicando come obiettivo persino il ritorno dei 5 stelle in giunta.

C’è poi un’altra area difficile da collocare nei vecchi schemi. Prospettiva Comune, promossa dall’ex Pd Andrea De Pasquale e sottoscritta tra gli altri da Luca Prodi, nipote di Romano Prodi, nasce proprio dai delusi del centrosinistra che non intendono regalare assist alla destra. «Non ci sentiamo più rappresentati dal centrosinistra ma non potremmo mai esserlo dal centrodestra», hanno spiegato presentando il progetto. Il prossimo passo sarà cercare una sponda nelle altre realtà civiche, che si moltiplicano in vista del voto annebbiando ancor di più lo scenario.

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