È morto Ratko Mladić, chi era il boia di Srebrenica che stava scontando l’ergastolo per genocidio

È morto Ratko Mladić, ex comandante dell’esercito serbo-bosniaco condannato all’ergastolo per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Aveva 83 anni ed è deceduto in un ospedale penitenziario dell’Aja, dove stava scontando la pena per il ruolo avuto durante la guerra in Bosnia. Le sue condizioni di salute si erano aggravate negli ultimi anni. Mladić aveva subito diversi ictus, l’ultimo nell’aprile 2026, ed era costretto a letto da circa un anno e mezzo.
Chi era Mladić, il «boia di Srebrenica»
Il nome di Mladić è indissolubilmente legato ad alcuni degli eventi più sanguinosi della guerra in Bosnia. Per le atrocità commesse durante il conflitto era stato soprannominato il «macellaio di Bosnia» e il «boia di Srebrenica». Fu il comandante delle forze serbo-bosniache durante il lungo assedio di Sarajevo, durato quasi quattro anni, e durante la campagna militare culminata nel massacro di Srebrenica, nel luglio 1995. A Srebrenica furono uccisi oltre 8 mila uomini e ragazzi bosgnacchi, in una delle peggiori stragi commesse in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale. La strage è stata riconosciuta come genocidio dai tribunali internazionali e costituisce uno dei principali capi d’accusa per i quali Mladić è stato condannato all’ergastolo.
L’incriminazione per genocidio
Nato nel 1943 nell’allora Jugoslavia, Mladić aveva iniziato la carriera nell’Armata Popolare Jugoslava. Durante la guerra divenne comandante dell’Esercito della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, assumendo un ruolo centrale nelle operazioni militari dei serbo-bosniaci. Nel 1995 il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia lo incriminò per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.
La latitanza durata 16 anni
Dopo la fine del conflitto riuscì a rimanere latitante per 16 anni. Fu arrestato il 26 maggio 2011 a Lazarevo, in Serbia, e pochi giorni dopo trasferito all’Aja. Il processo si concluse nel 2017 con una condanna all’ergastolo. I giudici lo ritennero responsabile, tra gli altri reati, del genocidio di Srebrenica, della persecuzione della popolazione non serba, dell’assedio di Sarajevo e della presa in ostaggio di caschi blu delle Nazioni Unite. La sentenza è stata confermata definitivamente in appello nel giugno 2021. Negli ultimi mesi la Serbia aveva chiesto per lui un rilascio per motivi sanitari, sostenendo che fosse malato terminale. Ma il Meccanismo per i tribunali penali internazionali dell’Aia aveva respinto la richiesta, ritenendo che Mladić stesse ricevendo in carcere le cure, anche palliative, necessarie.

