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«Forbici vicino ai genitali e pestaggi», le torture nel carcere minorile di Casal del Marmo: sospesi tre agenti

31 Agosto 2026 - 15:41 Cecilia Dardana
torture carcere minorile casal del marmo
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Dodici ragazzi tra i 15 e i 19 anni vittime di abusi e umiliazioni nell'istituto romano. Dieci poliziotti sotto inchiesta. L'associazione Antigone annuncia la costituzione di parte civile: «Serve una risposta politica»
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Pestaggi, minacce, umiliazioni e torture. È il quadro che emerge dall’ordinanza con cui il gip di Roma ha disposto la sospensione dal servizio per un anno nei confronti di tre agenti della Polizia penitenziaria in servizio presso l’Istituto penale per minorenni di Casal del Marmo. Le vittime accertate sono dodici giovani detenuti, quasi tutti di origine egiziana, di età compresa tra i 15 e i 19 anni. Il provvedimento cautelare, notificato lo scorso 17 agosto, è stato motivato dal giudice con il concreto rischio di reiterazione dei reati.

Le violenze e i soprannomi degli agenti

A ricostruire quanto accadeva all’interno della struttura sono state le testimonianze dirette delle presunte vittime, raccolte attraverso dodici incidenti probatori. I dettagli riferiti dai ragazzi trovano riscontro nei referti medici, che documentano ferite, ecchimosi e lividi, nei filmati delle telecamere interne di videosorveglianza, nelle relazioni di servizio e nelle denunce inoltrate. Uno dei giovani ha raccontato di essere stato costretto a spogliarsi e minacciato con un paio di forbici avvicinate ai genitali, per poi essere colpito a calci e pugni. Negli atti dell’indagine compaiono anche i soprannomi con cui i ragazzi identificavano alcuni poliziotti: «Pugile», «Animale», «lo sceriffo» e «Shrek».

Le accuse e l’ordinanza del gip

L’inchiesta condotta dalla Procura di Roma coinvolge complessivamente dieci agenti penitenziari: due risultano indagati per tortura, cinque per lesioni e tre per falso. Nell’ordinanza il gip qualifica gli episodi come «condotte incongrue, inurbane e delittuose», precisando che tali comportamenti non possono trovare alcuna giustificazione nelle condizioni di degrado in cui versava il carcere minorile.

Antigone: «Gravità inaudita, saremo parte civile»

Sulla vicenda è intervenuta duramente l’associazione Antigone, che già nel luglio 2025 aveva presentato un esposto in Procura e inviato segnalazioni al Dipartimento per la Giustizia Minorile. «Quello che emerge oggi dalle carte della magistratura è di una gravità inaudita», ha dichiarato il presidente Patrizio Gonnella, annunciando la decisione di costituirsi parte civile.

«Se un giudice arriva a scrivere che dei ragazzi minorenni sono stati torturati, la risposta non può essere limitata alla sospensione di alcuni agenti e all’attesa del processo. C’è una responsabilità politica e istituzionale che deve essere affrontata. Bisogna intervenire immediatamente sugli istituti penali per minorenni, sulle condizioni di lavoro degli operatori, sulla formazione, sui meccanismi di controllo e soprattutto sulla cultura della pena che, a partire dalle riforme introdotte dal governo Meloni, sta progressivamente trasformando la giustizia minorile in un sistema sempre più carcerocentrico e repressivo». L’associazione ha chiesto una discussione parlamentare urgente sulla vita negli IPM e ha invitato il Governo, il Sindaco di Roma e i Garanti per i diritti dei detenuti e dell’infanzia a valutare la costituzione di parte civile.

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