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Blitz dei nordisti contro Salvini: nasce il comitato per riprendersi la “vecchia” Lega e il simbolo

01 Settembre 2026 - 13:22 Cecilia Dardana
matteo salvini
matteo salvini
Ex parlamentari e militanti fondano il «Comitato per il congresso federale» per riprendersi lo storico simbolo dell'Alberto da Giussano e il vecchio partito originario. Una sfida diretta a Matteo Salvini tra l'ipotesi di azioni legali e la resa dei conti a Pontida
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La spaccatura interna al Carroccio sale di livello e prende la forma di una vera e propria sfida a Matteo Salvini. Il 28 agosto a Forlì si è costituito ufficialmente il «Comitato per la convocazione del congresso federale», guidato dall’ex deputato Gianluca Pini. Come anticipato da Sky Tg24 e dal Corriere della Sera, la mossa non riguarda la «Lega per Salvini Premier», cioè la struttura nazionale fondata nel 2017, ma punta a scongelare il guscio originario della «Lega Nord per l’indipendenza della Padania», il partito guidato storicamente da Umberto Bossi e rimasto capiente del debito dei 49 milioni di euro con lo Stato.

L’operazione punta a riappropriarsi della proprietà esclusiva dello storico simbolo dell’Alberto da Giussano, costringere il commissario salviniano Igor Iezzi alla resa, anche a costo di ricorrere alla giustizia civile, e azzerare la svolta nazional-sovranista del Capitano per ripristinare la centralità del Nord. Un blitz che apre uno scenario inedito, sostenuto da centinaia di militanti e con lo sguardo rivolto al posizionamento dei grandi amministratori settentrionali e del ministro Giancarlo Giorgetti, a poche settimane dall’appuntamento di Pontida. Secca la risposta di Salvini, che con una nota attacca: «C’è una Lega che lavora e poi c’è chi passa il tempo tra polemiche e ricorsi, pensando più al proprio interesse che a quello del territorio».

La Lega originaria e la battaglia per l’Alberto da Giussano

L’obiettivo primario dei promotori del comitato, tra cui figurano anche Roberto Fabbri e Paola Ragazzini, è riattivare gli organismi statutari bloccati da nove anni, epoca dell’ultimo congresso padano a Parma. Il vecchio contenitore di via Bellerio detiene infatti il marchio e lo stemma elettorale storico. Come chiarisce il presidente del comitato Gianluca Pini: «Questa non è un’operazione di nostalgia, tutt’altro: serve a scongelare un contenitore che è anche proprietario in esclusiva, in maniera non alienabile, del simbolo della Lega Nord, così da ripresentarsi sul panorama politico nazionale con tutta una serie di persone che costituiscono l’ossatura, le colonne portanti di quella che è la classe dirigente che si è creata nel nord».

L’offensiva contro il commissario Iezzi e il ricorso in tribunale

Il primo traguardo tattico della fronda è mettere alle strette il deputato ed esponente salviniano di ferro Igor Iezzi, attuale commissario della Lega Nord. Secondo l’atto costitutivo del comitato, che si è già dotato di un proprio codice fiscale e conta oltre 100 deleghe, Iezzi «ha impedito lo svolgimento del congresso che chiediamo da anni e ha conferito alla Salvini premier il simbolo della Lega, in modo probabilmente illegittimo». Per i fondatori, la gestione commissariale «impedisce ai suoi militanti di fare politica, ha messo in atto violazioni pesantissime riguardo alle previsioni statutarie. Per esempio, non c’è il presidente, che era il povero Umberto Bossi». L’ultimatum è netto: convocare l’assise a breve oppure affrontare una causa nelle aule di tribunale.

L’attacco alla linea sovranista: «Ha distrutto l’idem sentire del Nord»

L’obiettivo finale va ben oltre le procedure formali e punta al cuore dell’impostazione politica impressa da Matteo Salvini. I promotori intendono «separare nettamente il fallimentare progetto salviniano e sovranista riscoprendo la Lega federalista e del buon governo». Per Pini, le responsabilità del segretario uscente vanno oltre i sondaggi: la colpa di Salvini «non è di natura politica ma culturale: ha disintegrato l’idem sentire rispetto alla questione settentrionale. Che è cruciale per risolvere i problemi di tutto il paese». E a chi obietta che il richiamo al Nord rischi di apparire ormai superato, Pini risponde: «Saranno gli elettori a decidere se siamo anacronistici».

Chi ha aderito al comitato

Al comitato avrebbero «già aderito centinaia di vecchi leghisti che non sopportano più le operazioni salviniane». Resta tuttavia da capire la posizione dei vertici istituzionali del Settentrione. I nomi attorno ai quali potrebbe gravitare una seconda vita del movimento autonomista sono quelli dei governatori Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga e Luca Zaia, oltre al capogruppo Massimiliano Romeo e all’ex capogruppo Riccardo Molinari. Decisivo sarebbe poi il ruolo del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il cui eventuale appoggio sposterebbe in modo determinante gli equilibri.

Il banco di prova a Pontida

Salvini ha già escluso l’ipotesi di fare passi di lato e ha convocato a Roma una due giorni di confronto l’8 e il 9 settembre. La costituzione del comitato trasforma però il dibattito interno in una vera contestazione organizzata, proiettando ogni tensione verso il raduno di Pontida del 20 settembre, dove si misurerà la reale tenuta della leadership salviniana di fronte alla spinta identitaria del Nord.

La risposta di Salvini

Secca la risposta dell’entourage di Salvini, che in una nota dice: «Il Nord chiede soluzioni, risposte e concretezza, che il governo sta dando anche grazie alla spinta della Lega e dei suoi cinque ministri lombardi. C’è una Lega che lavora, con oltre 500 sindaci, governatori, migliaia di amministratori locali in tutta Italia, decine di migliaia di iscritti, eletti e militanti. C’è una Lega che lavora per organizzare una due giorni a Roma i giorni 8-9 settembre su temi economici in vista della manovra e per una Pontida con numeri da record. E poi c’è chi passa il tempo tra polemiche e ricorsi, pensando più al proprio interesse che a quello del territorio. Sorpresa, nella Lega e nell’entourage del segretario Salvini, per chi oggi chiede un congresso per il ritorno alla “Lega Nord”. Coloro che hanno rischiato di uccidere la Lega ora si rifanno vivi in cerca di una poltrona. Chi ha patteggiato per corruzione è disposto anche a farsi interamente carico dei 49 milioni di debiti che la Lega per Salvini Premier ha trovato in eredità e che sta tuttora pagando?»

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