Chi era Gloria Steinem, giornalista e scrittrice simbolo della lotta femminista

Gloria Steinem, scrittrice, giornalista e simbolo della lotta femminista, è morta il 2 settembre a New York, a 92 anni.
A guidare la sua lunga vita e le battaglie che ha portato avanti, l’idea che il personale è sempre politico. Aborto, contraccezione, violenza domestica, discriminazioni e disparità salariale: la sua missione è stata portare al centro del dibattito tutto ciò che secondo la tradizione doveva rimanere confinato alla sfera privata.
Sul profilo Instagram della Gloria’s Foundation, in cui è stata annunciata la sua morte, è scritto che Steinem «ha trascorso gli ultimi anni facendo ciò che amava di più: essere in comunità con gli altri e scrivere, continuando a lavorare e a lottare per l’uguaglianza fino alla fine».
Ti potrebbe interessare
La storia di Gloria Steinem
La storia di Gloria Steinem inizia a Toledo, in Ohio, nel 1934, in una famiglia di origine ebraica. L’infanzia nella provincia americana è segnata dal divorzio dei genitori e dai problemi di salute mentale della madre. Sullo sfondo, la figura della nonna paterna Pauline, presidentessa della commissione educazione del National Woman Suffrage Association e prima donna a essere eletta nel Toledo Board of Education. La possibilità di allontanarsi arriva con la vincita di una borsa di studio per frequentare lo Smith College, università femminile del Massachusetts, dove si laurea nel 1956. Dopo una breve esperienza in India, dove lavora come impiegata presso la Corte Suprema, torna negli Stati Uniti e intraprende la carriera di scrittrice e giornalista. Scrive di moda, celebrità e viaggi, gli unici pezzi che, in quanto donna, le vengono assegnati, ma sogna di potersi dedicare ad altro.
L’articolo che la rende famosa
La fama arriva nel 1963 con un articolo-inchiesta pubblicato sulla rivista Show. In “A Bunny’s Tale” Steinem denuncia il sistema dietro il funzionamento dei Playboy Club, catena di locali notturni aperta da Hugh Hefner, fondatore della rivista Playboy, pochi anni dopo la nascita del celebre magazine. Per realizzarlo, Steinem si infiltra per undici giorni tra le “bunnies” (le conigliette), le cameriere simbolo della catena di nightclub, documentando turni estenuanti, paghe sotto la media e sfruttamento e ribaltando così la narrazione di emancipazione sessuale costruita da Hefner dietro il progetto.
Le battaglie
Nel 1969, al Plaza Hotel di New York, le viene impedito di aspettare nella hall «in quanto signora non accompagnata». Come racconterà in seguito in Autostima. La rivoluzione parte da te, quell’episodio cambia il suo modo di guardare il mondo. L’autostima diventa, nella sua visione, il prerequisito fondamentale per la democrazia, la parità sociale e la liberazione dai condizionamenti patriarcali.
Mentre il movimento femminista conosce la sua seconda ondata, si pone in prima linea nella lotta per la legalizzazione dell’aborto – lei stessa aveva abortito illegalmente a 22 anni e anni dopo avrebbe definito quel momento l’inizio del suo attivismo femminista – e per la liberazione sessuale.
La nascita di Ms. Magazine
La mancanza di interesse per la condizione femminile che avverte da parte degli editori del tempo, la spinge a fondare, insieme all’avvocata americana Dorothy Pitman Hughes e alla giornalista Patricia Carbine, Ms. Magazine: un giornale scritto dalle donne per le donne, in cui, diversamente dagli altri giornali femminili, viene dato spazio a temi di interesse politico e sociale. Il primo numero esce nel luglio 1972, in copertina la scritta “Wonder Woman for president” e all’interno articoli su aborto, discriminazione di genere sul lavoro e violenza domestica.
Il femminismo e il valore dell’ascolto
Nel 2015 pubblica il memoir My Life on the Road, in cui elogia il valore dell’ascolto come motore del cambiamento. È soltanto aprendosi agli altri e mettendo in comune le proprie storie che nasce la consapevolezza politica. Il femminismo, sostiene Steinem, è un movimento che si è costruito dal basso, attraverso l’incontro di diverse esperienze concrete.
Gli ultimi anni
Quando nel 2022 la Corte Suprema degli Stati Uniti ribalta la storica sentenza del 1973 Roe contro Wade, decretando che il governo federale non garantisce più il diritto all’aborto, Steinem torna a dichiarare che senza controllo sul proprio corpo non può esserci cittadinanza. Dopo una vita trascorsa on the road, a parlare nelle università e nelle piazze, negli ultimi anni della sua vita, l’epicentro del suo attivismo diventa la sua casa di New York.
Nella sua dimora newyorkese organizza i Talking Circles: incontri in cui un gruppo di persone si siede in cerchio, senza gerarchie, per ascoltare ed essere ascoltato. Steinem aveva scoperto questa pratica in India e per anni ha continuato a replicarla nella sua sala da pranzo, nella convinzione che la tradizione sarebbe sopravvissuta alla sua scomparsa. Nel suo ultimo libro, Un Unexpected Life, in uscita il 22 settembre, Steinem scrive: «Ho vissuto per più di cinquanta anni in questa casa, in stanze che hanno conosciuto delle vite prima della mia e che ne conosceranno altre dopo che me ne sarò andata».

