Regno Unito e altri 11 Paesi sanzionano i coloni in Cisgiordania. L’ira di Israele: «Accuse false, chiudiamo il consolato inglese»

Il governo britannico e altri undici Paesi hanno annunciato il divieto delle importazioni di merci prodotte negli insediamenti israeliani illegali in Cisgiordania. L’annuncio è arrivato con una dichiarazione congiunta diffusa dai ministri degli Esteri di Regno Unito, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Islanda, Irlanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia. «Le azioni del governo israeliano in Cisgiordania», si legge nel documento, «stanno compromettendo la possibilità di una soluzione a due Stati».
Da qui, dunque, la decisione dei 12 governi di «intervenire per prevenire ulteriori danni». Annunciando lo stop all’interscambio commerciale con gli insediamenti dei coloni israeliani, il ministro degli Esteri britannico Ed Miliband ha accusato Israele di «chiudere gli occhi» rispetto alla «pulizia etnica» in corso in Cisgiordania. All’iniziativa non partecipa il governo italiano, che pure negli ultimi mesi aveva aderito ad alcune proteste formali nei confronti di Israele per le azioni dei coloni nei territori palestinesi occupati.
Israele chiude il consolato britannico a Gerusalemme
Il primo esponente del governo israeliano a commentare l’annuncio di Londra è il ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, leader del partito di estrema destra Potere Ebraico: «Mi sono rivolto al primo ministro perché chiuda oggi stesso il Consolato britannico a Gerusalemme Est, che opera apertamente per conto dell’Autorità Palestinese». Detto, fatto. Pochi minuti più tardi, l’appello di Ben Gvir è stato raccolto dal collega di governo Gideon Sa’ar, ministro degli Esteri israeliani, che ha annunciato la chiusura del consolato britannico a Gerusalemme.
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Sa’ar ha definito «false e scandalose» le parole pronunciate dal ministro inglese Miliband, che a suo dire rappresentano «un palese tentativo di interferire nella politica israeliana nella campagna elettorale». Oltre a chiudere il consolato britannico, il governo di Tel Aviv ha reagito espellendo rappresentanti del Regno Unito nel centro di coordinamento del Board of Peace a Kiryat Gat e della forza ‘British support team’ a Ramallah, che addestra forze dell’Autorità palestinese. In più, ha imposto un divieto di ingresso di 12 funzionari di Londra «attivi nel boicottaggio e nella delegittimazione contro Israele», tra cui l’ex leader laburista Jeremy Corbyn.

Tajani spiega il “no” dell’Italia: «Le sanzioni siano decise dall’Ue»
A spiegare la mancata adesione dell’Italia all’iniziativa capitanata da Londra ci pensa il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ai giornalisti dice: «Io sono sempre per le decisioni che vengono dell’Unione Europea, anche in materia commerciale, altrimenti si rischia di distorcere il mercato interno. Gli inglesi non fanno parte dell’Unione Europea». Il titolare della Farnesina, poi, aggiunge: «È una scelta loro, però le decisioni devono essere sempre prese a livello europeo».
Gli Usa difendono Israele: «Siamo pronti a reagire»
Alla reazione di Israele potrebbe aggiungersi ora anche quella degli Stati Uniti, che tramite l’ambasciatore Mike Huckabee ha criticato duramente l’annuncio del Regno Unito sul divieto di commercio con gli insediamenti israeliani illegali. In un’intervista a Fox News, il diplomatico americano ha bollato l’iniziativa una «discriminazione nei confronti del popolo ebraico» e ha annunciato che gli Stati Uniti sono pronti a reagire con azioni a livello federale e statale. Huckabee, in particolare, ha citato diversi Stati americani che sanzionano le aziende che boicottano Israele, come la Florida, affermando che «se gli inglesi facessero qualcosa del genere con Israele, non potrebbero fare affari in Florida, il che significherebbe un enorme impatto economico sulle imprese britanniche».
Foto copertina: EPA/Alaa Badarneh | Soldati israeliani in un villaggio palestinese a Qusra, in Cisgiordania

