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L’ossessione di Lavitola per i servizi israeliani: «Dissi a Ranucci che ero certo che stessero per colpirlo» – Il verbale

07 Settembre 2026 - 21:34 Sara Menafra
lavitola riesame servizi
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Nelle dichiarazioni ai magistrati il faccendiere ripete che, secondo lui, Ranucci era in pericolo. Da qui l'idea dell'attentato
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Nel memoriale di 72 pagine consegnato al tribunale del Riesame e alla base della richiesta di uscire dal carcere e andare ai domiciliari, Valter Lavitola insiste nel dire che la ragione principale per cui avrebbe organizzato l’attentato nei confronti di Sigfrido Ranucci, ex conduttore di Report, era la reale preoccupazione per la sua incolumità e per una protezione a suo dire non adeguata.

In più occasioni, ripercorre il documento che Open ha potuto consultare, Lavitola ripete questa idea e l’ha ripetuta anche nel verbale di interrogatorio successivo al suo arresto. In particolare, Lavitola si dice certo che l’ex conduttore di Report possa essere colpito dai servizi segreti israeliani.

La “pista” israeliana

Un estratto del suo verbale è particolarmente chiaro sulla sua teoria e sul pericolo che, a detta di Lavitola, sarebbe stato scongiurato solo grazie al fatto che il suo attentato avrebbe colpito prima di quello che veniva organizzato in parallelo: «Il 7 settembre sono andato a casa della moglie di Ranucci, a Pomezia, per incontrarlo. Sapevo che questo attentato sarebbe stato realizzato dai cosiddetti odiatori e glielo l’ho detto. Ranucci non mi ha dato retta per superficialità».

E ancora: «Ho detto ad Autieri (inviato di Report ndr) e Ranucci, che c’erano gli israeliani dietro questa cosa. La fonte era israeliana. Ho offerto le piste e ho cercato di fare in modo che si scoprisse la causa reale del pericolo. Ho cercato di indicare ad Autieri che era un’operazione lucrativa fatta da soggetti israeliani che avevano in Italia fini tutt’altro che istituzionali. Ho saputo da fonte israeliana chi fosse l’odiatore. Ho avuto la notizia che la camorra non centrasse. Ranucci non ci credeva. Credo ci sono state ripercussioni contro questi agenti».

Sulla pista israeliana, Lavitola torna anche quando sempre parlando con Autieri ma ad attentato già avvenuto gli dice che quella potrebbe essere la matrice dell’attentato che, in realtà, ha organizzato lui. Ma che il pericolo ci fosse lo ribadisce anche difendendosi davanti al Riesame.

Ai giudici, però, Lavitola ha parlato anche dei suoi rapporti con la politica e in particolare con Marcello Dell’Utri, manager di Fininvest per anni vicinissimo a Silvio Berlusconi, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.

L’amicizia con Dell’Utri

Lavitola racconta che il rapporto con il manager è rimasto: «Allora consideri che un amico a me è rimasto al quale voglio bene ed è Marcello Dell’Utri». L’amicizia con Dell’Utri sarebbe stata oggetto anche delle conversazioni con Ranucci: «Ogni volta che gli ho detto a Sigfrido “ma che cavolo, ma questo ha un tumore, ha le cose” abbiamo fatto storie. Sempre. La mia idea era dire “bene io sono riuscito a convincere questo a candidarsi, a vincere le elezioni, a uno contro di noi”. E vuole sapere una cosa, lei ci può non credere tranquillamente ma io ero convinto, convintissimo, che lui avrebbe potuto fare bene e io mi volevo ricostruire non dicono una verginità, che era impossibile ma la reputazione in quanto senso positiva».

Il Riesame dovrà ora decidere se siano elementi sufficienti per attenuare gli arresti in carcere e permettergli i domiciliari in una abitazione in provincia di Potenza.

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