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Rapina a Donnarumma a Parigi, condannato a 9 anni l’ideatore del colpo. I giudici: «L’aborto di Alessia Elefante correlato allo shock»

12 Settembre 2026 - 17:42 Cecilia Dardana
donnarumma alessia elefante
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Il tribunale francese ha emesso la sentenza per il commando che terrorizzò l'allora portiere del Psg nel luglio 2023. Le altre condanne e l'aborto spontaneo della compagna
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Nove anni di carcere per l’organizzatore del colpo, un’assoluzione totale e una condanna a cinque anni per il “palo”. Si chiude così il primo capitolo giudiziario sulla violenta rapina subita da Gianluigi Donnarumma e dalla compagna Alessia Elefante la notte del 21 luglio 2023. Una sentenza arrivata dal tribunale di Parigi che punisce il maxi-furto e cristallizza a livello legale il dramma umano vissuto dalla coppia: secondo i magistrati, la tragica perdita del figlio che la donna portava in grembo fu una diretta conseguenza del terrore e della violenza subita in quei minuti.

Le sentenze del tribunale

Il processo ha individuato nel 21enne Ilyas Kherbouch (conosciuto con il soprannome di «Ganito») la mente dietro al raid nell’esclusiva Avenue Montaigne. Kherbouch, che dovrà rimanere in custodia cautelare, è stato condannato a nove anni, uno in meno di quanto richiesto dal pubblico ministero, il quale sosteneva che il giovane avesse orchestrato il tutto perfino da dietro le sbarre (circostanza sempre negata dall’imputato). Ridimensionata, invece, la posizione del 22enne Khyan M.: nonostante la richiesta di nove anni da parte dell’accusa, il giovane è stato assolto. La sua legale, Céline Dadouat, ha espresso «soddisfazione e sollievo» per una decisione che evidenzia le «zone d’ombra» e le insufficienze probatorie contro il suo assistito. Condannato a cinque anni (di cui due con sospensione condizionale e obbligo di firma) Moktar D., ritenuto il palo della banda. Restano ancora a piede libero e senza nome i restanti membri del commando, originariamente composto da sette persone.

Cosa è successo la notte della rapina a Donnarumma

I dettagli emersi in aula hanno confermato la spietatezza dell’irruzione. I malviventi sorpresero Donnarumma ed Elefante nel sonno, gridando ordini precisi: «I soldi, gli orologi». Il portiere della Nazionale fu bloccato e colpito ripetutamente al viso, ma la ferocia del gruppo si accanì anche sulla sua compagna. La donna venne aggredita e le fu stretto al collo il cavo di ricarica di un telefono. Una furia che, secondo la ricostruzione processuale, non si fermò nemmeno davanti alle suppliche della ragazza, che aveva avvertito i rapinatori di «aspettare un bambino».

Il bottino milionario e l’aborto spontaneo

I ladri fuggirono con un bottino stimato in circa un milione di euro, razziando contanti, gioielli, orologi di lusso e borse griffate. Per la procura francese, non si trattò di un colpo occasionale: Kherbouch è stato collegato ad almeno due delle sette rapine in villa messe a segno in quel periodo ai danni di personaggi celebri nel quadrante ovest di Parigi. A pochi giorni di distanza da quella notte, Alessia Elefante ebbe un aborto spontaneo. Un lutto che l’accusa ha esplicitamente «collegato allo shock provocato dall’aggressione», sancendo come le cicatrici lasciate da quel 21 luglio siano andate ben oltre il valore dei beni rubati.

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