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La licenziano per i post-it sulle regole in ufficio, così voleva educare i colleghi. E il giudice le dà ragione

18 Settembre 2026 - 13:37 Marco Fedeli
Ufficio nella città di Milano
Ufficio nella città di Milano
La donna quarantenne lavorava per una società finanziaria di Milano che l'aveva punita per il suo continuo richiamo alle regole per tutti i colleghi. Lei disseminava l'ufficio di post-it con richiami e rimproveri: perché aveva perso il posto di lavoro e come ha vinto in tribunale
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Il giudice del lavoro del tribunale di Milano ha disposto il reintegro e un indennizzo di circa 33mila euro per un’impiegata di 40 anni. Era stata licenziata dopo aver disseminato l’ufficio di post-it pieni di regole e lamentele, perché secondo lei i colleghi non rispettavano le regoleì: «Non rovistate nei cassetti», recitava uno come riporta il Corriere della Sera. «Avete rotto già un calorifero», scriveva la donna in un altro biglieto. E poi un altro: «Non si tocca i computer degli altri». Inviti e rimproveri che sono stati puniti dall’azienda con un provvedimento disciplinare finito con il licenziamento

Perché è stata licenziata dopo i post-it

Il licenziamento era avvenuto a maggio del 2025, dopo circa un anno e mezzo dall’assunzione. Secondo la società per cui lavorare attaccare i post-it era un comportamento grave e lesivo. Nella lettera di licenziamento era stato scritto: «Lei, come in qualunque rapporto di lavoro, è tenuta a scongiurare comportamenti e contrasti che possano ledere il clima interno, riverberandosi negativamente sull’organizzazione stessa, il clima lavorativo e la qualità del lavoro». Non solo, secondo i datori di lavoro avrebbe anche violato il codice etico del gruppo: «Lei è solita adottare un comportamento aggressivo, volgare e polemico nei confronti dei colleghi».

Perché il giudice ha dato ragione alla donna licenziata

La donna ha quindi deciso di rivolgersi al tribunale del lavoro. La sentenza di primo grado è arrivata nei giorni scorsi con il reintegro sul posto di lavoro. Secondo la giudice, l’insistenza dei messaggi non è la prova che la donna licenziata fosse la principale responsabile della situazione. Inoltre, le frasi che la quarantenne avrebbe rivolto ai colleghi non sono state provate. Infine, secondo il tribunale l’aver attacco dei post-it è un fatto che non avrebbe alcun rilievo.

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