Renzi al Festival di Open 2026: «Senza i riformisti il campo largo non vince. Su Vannacci Meloni è incartata» – Il video
«A me di essere amato o odiato dal campo largo interessa il giusto. Siccome Giorgia Meloni ha fallito e non ha cambiato il Paese, serve un centrosinistra capace di vincere: ma la foto del campo largo non basta, lo dicono i numeri». Così Matteo Renzi, intervistato dal direttore di Open Franco Bechis durante il panel “Il campo è davvero largo?”, ha aperto il suo intervento al Festival di Open, in corso a Parma. Il leader di Italia Viva ha sferrato un attacco a tutto campo contro il governo, prendendo di mira sia la presidente del Consiglio — «Giorgia, spegni questo benedetto Instagram, stacca i social, leva il router e mettiti a fare qualcosa che serva davvero agli italiani» — sia il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sulle ultime mosse finanziarie dell’esecutivo.
«Senza i riformisti non si vince»
Renzi ha rivendicato con forza il peso elettorale e politico dell’area centrista e garantista all’interno dell’opposizione. «In Liguria e in Basilicata, quando hanno pensato di fare a meno di noi, hanno perso; quando hanno capito che servivano i nostri voti, si è vinto», ha ricordato l’ex premier. Secondo il senatore di Iv, il consenso dell’elettorato moderato «non si prende scopiazzando le idee dei 5 Stelle» o inseguendo posizioni giustizialiste. «Dentro un’alleanza con pari dignità ci deve essere spazio per chi crede nell’Industria 4.0, nei diritti civili e sociali e nel garantismo. Non ho bisogno di accontentare il campo largo ad ogni costo: sui contenuti bisogna dire la verità e capire se vogliamo dare una mano a questo Paese per cambiare davvero».
L’attacco sulle banche: «Da Giorgetti mossa vergognosa su UniCredit»
Interpellato sulla gestione dei dossier bancari e su Monte dei Paschi di Siena, Renzi ha sollecitato il ministro dell’Economia (anche lui ospite al Festival di Open) a vendere le quote statali di MPS per restituire le risorse ai contribuenti italiani. Poi ha sollevato una dura polemica sull’uso dei poteri speciali da parte dell’esecutivo: «Giancarlo Giorgetti ha messo la Golden Power contro una banca come UniCredit, che ha sede a Milano ed è guidata da un amministratore delegato italiano come Andrea Orcel. La Golden Power si applica contro i soggetti stranieri che vogliono prendersi gli asset italiani, non contro una grande realtà nazionale. Giorgetti ha fatto una cosa vergognosa solo perché era preoccupato degli interessi della Lega dentro Banco BPM. È uno scandalo su cui nessuno ha aperto bocca a parte il sottoscritto».
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L’allarme su salari, denatalità e la proposta della Start Tax
Il confronto si è poi spostato sulle emergenze economiche, partendo dal crollo del potere d’acquisto delle famiglie. «I salari reali sono a -8,1% e l’aumento del costo della vita ha superato di gran lunga l’inflazione pura. La gente sta meglio o peggio di cinque anni fa?», ha incalzato Renzi, puntando i riflettori sulla crisi demografica e sulla fuga dei giovani laureati: «Rispetto a dieci anni fa abbiamo il 20% in meno di nascite e il 50% in più di fughe all’estero. Lo Stato spende oltre 220mila euro per formare un ragazzo dalla scuola all’università, e poi gli offre uno stage a cifre irrisorie spingendolo ad andare in Svizzera o in America». Per invertire la rotta, il leader di Iv ha rilanciato la proposta della Start Tax: una rimodulazione progressiva dell’Irpef sulla base dell’età per abbattere la pressione fiscale sugli under 30 e 35. «Il salario minimo va bene, ma non risolve il problema del ceto medio. Serve un incentivo fiscale forte per dire ai nostri giovani: rimani qui».
Il fattore Vannacci
Guardando agli equilibri politici e alla figura di Roberto Vannacci, Renzi ha rimarcato la totale distanza sui valori, dai diritti civili alla scuola inclusiva fino all’europeismo, analizzando però l’impatto elettorale dell’eurodeputato. «Meloni oggi è in crisi: se va con Vannacci perde la faccia in Europa, se non ci va rischia di perdere le elezioni. Se Vannacci si candida da solo fuori dalla coalizione, prende quel 5-6% che toglie voti a Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, portando Meloni sotto il 42%. Se il centrosinistra si unisce e arriva attorno al 42-44%, quell’1-2% di voti riformisti diventa lo scarto decisivo per vincere. E quel pezzo siamo noi».
Renzi ha infine ribadito la richiesta di accorpare le elezioni amministrative e le politiche nel maggio 2027 in un unico Election Day: «Meloni ha paura dell’effetto traino delle grandi città, ma portare il Paese alle urne in un’unica data sarebbe la scelta più logica, trasparente ed economica per i cittadini».
Scuola e sfide del futuro: «Dettato e riassunto contro il mito dell’IA»
Sollecitato da Bechis anche sui temi dell’innovazione tecnologica e della scuola, Renzi ha invitato la politica a spostare il dibattito sui nodi strutturali dei prossimi anni: «L’intelligenza artificiale e il quantum computing cambieranno la medicina e la prevenzione in modo straordinario, ma a scuola dobbiamo ripartire dai fondamentali: dettato, riassunto e imparare a memoria, per insegnare ai ragazzi a elaborare un pensiero critico prima di affidarsi alle macchine». Tra battute sull’abolizione del bollo auto («buona idea, purché non sia il gioco delle tre carte per poi alzare i ticket sanitari») e stoccate sulla gestione della comunicazione politica, Renzi ha concluso: «Il centrosinistra vince se parla di stipendi, di sanità del futuro e di opportunità concrete, non se si limita alle foto di gruppo».

