Festival di Open, Dario Fabbri: «Ecco cosa accade sui fronti interni di Russia e Ucraina e come incide sulla guerra» – Il video
Che cosa succede dentro la Russia e dentro l’Ucraina dopo oltre 4 anni gi guerra? E quanto possono incidere questi equilibri sulla capacità dei due Paesi di continuare il conflitto? È uno dei temi affrontati sul palco del Festival di Open da Dario Fabbri, direttore di Domino, che nell’ultimo numero della rivista analizza il conflitto guardando non tanto all’andamento delle operazioni militari, quanto a ciò che accade «nell’intimità» dei due Paesi.
Opinione pubblica, forze armate, intelligence, leadership politica e propaganda diventano così altrettanti fronti attraverso cui leggere l’evoluzione della guerra. «Più che stabilire semplicemente lo stato dell’arte nelle operazioni belliche – spiega Fabbri – abbiamo provato a capire nell’intimità dell’Ucraina e della Russia che cosa sta succedendo».
Sul terreno, la guerra può apparire quasi immobile. Nonostante gli attacchi continuino e le notizie dal fronte restino drammatiche, nella percezione generale manca una svolta evidente, uno spostamento decisivo delle ostilità. «Sembra quasi che non stia accadendo niente di concreto», osserva Fabbri. Ma questa apparente immobilità non significa che all’interno dei due Paesi non stia accadendo nulla. Al contrario: «Di certo succedono molte cose nei fronti interni».
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Il fronte interno russo
In Russia, uno degli elementi da osservare è il rapporto tra la guerra e l’opinione pubblica. Il Paese si trova formalmente dentro una fase elettorale, ma Fabbri invita a non leggere questo passaggio secondo i parametri delle democrazie occidentali. Le elezioni russe, sostiene, hanno una funzione prevalentemente plebiscitaria: «Non si vota per davvero», dice. Partiti, candidature e principali istanze politiche sono già determinati dal Cremlino e il voto assume quindi soprattutto il significato di una verifica del consenso nei confronti dell’azione della presidenza.
«Per questo – spiega ancora Fabbri – l’attenzione non è rivolta tanto all’esito elettorale quanto a ciò che pensa realmente la società russa. La domanda è come l’opinione pubblica stia reagendo a una guerra che, con il passare del tempo, ha iniziato a coinvolgere direttamente anche il territorio della Federazione». Gli attacchi ucraini con i droni hanno infatti raggiunto obiettivi situati anche a centinaia di chilometri dal confine. Sono stati colpiti snodi logistici e militari, infrastrutture energetiche e commerciali. La guerra, dunque, è entrata nella quotidianità russa anche attraverso la percezione della vulnerabilità del territorio.
«Ma – sottolinea Fabbri – non è necessariamente questo il fattore capace di sconvolgere maggiormente la società russa. I russi – prosegue – sono abituati nella loro lunga storia a vedere il proprio territorio colpito, invaso, eccetera. Quindi non è in sé questo che li sconvolge». Il punto, quindi, è capire che cosa produca questa nuova esposizione della popolazione russa alla guerra: quale effetto abbia sul consenso, sulla percezione del conflitto e sul rapporto tra società e potere.
Il fronte interno ucraino
Sul fronte interno ucraino emergono difficoltà sempre più profonde. Il Paese è riuscito a sviluppare una propria industria bellica avanzata, soprattutto nel settore dei droni. Allo stesso tempo, però, l’Ucraina continua a rimanere esposta agli attacchi russi e non dispone di una capacità sufficiente a garantire una piena protezione del proprio territorio.
A questo si aggiunge il problema delle perdite sul campo. Secondo l’analisi proposta da Fabbri, per compensare il logoramento delle forze armate l’Ucraina avrebbe bisogno di circa 30mila nuove reclute ogni mese. Un’esigenza che si scontra con una situazione demografica già estremamente difficile. Accanto all’analisi dei fronti interni, Fabbri dedica attenzione anche al tentativo degli Stati Uniti di rilanciare il negoziato tra Russia e Ucraina.
Comprendere quanto a lungo la guerra possa proseguire significa interrogarsi sulla tenuta dei rispettivi sistemi interni. Non solo quindi quanti territori vengano conquistati o persi, ma anche quale sia il rapporto tra popolazione e guerra, quale sia il livello di consenso verso la leadership, come reagiscano gli apparati dello Stato e quale ruolo abbiano intelligence e propaganda.
La guerra, in questa prospettiva, non è soltanto quella combattuta lungo la linea del fronte. È anche quella che si sviluppa dentro le società russa e ucraina. Ed è proprio la tenuta di questi due «fronti interni» che può contribuire a spiegare perché un conflitto apparentemente cristallizzato sul terreno continui, invece, a produrre trasformazioni profonde all’interno dei due Paesi.

