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Vannacci e l’attacco sul «letame» per i leghisti. Lo scontro dall’anti-Pontida di Orvieto: «Io ho lordato Pontida? Vi ho fatto un favore»

20 Settembre 2026 - 15:15 Roberta Brodini
vannacci e alemanno a orvieto
vannacci e alemanno a orvieto
Mentre Salvini riunisce la Lega a Pontida, Vannacci chiude a Orvieto con Afd il Forum dell’Indipendenza italiana organizzato da Alemanno. E attacca a distanza: «Pontida non mi manca»
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«Pontida non mi manca», ma «mi dispiace che abbiamo preso due strade diverse» dice Roberto Vannacci prima del suo intervento a Orvieto. Un commento atteso, dal momento che, mentre nella cittadina umbra andava in scena il forum di Futuro Nazionale, sul tradizionale pratone di Pontida si radunava la Lega, in un appuntamento tanto cruciale quanto delicato per la tenuta della leadership di Matteo Salvini, dopo le tensioni interne degli ultimi mesi. «Con quelle persone ho lavorato un anno e mezzo e sono legato a loro da una comunità di intenti, molto spesso anche dagli stessi valori», raccontava – inizialmente placido – auspicando persino il successo della nuova edizione. Per Matteo Salvini, poi, anche l’augurio di superare presto la «crisi» di «sondaggi e consenso». Ma i toni pacati erano destinati ad avere vita breve.

Il forum di Alemanno per la prima volta col generale

A Orvieto l’edizione 2026 dello storico Forum dell’Indipendenza italiana, tradizionalmente organizzato da Gianni Alemanno, è tornata quest’anno sotto l’egida di Futuro Nazionale, il movimento fondato da Vannacci. Una tre giorni di convegni, ospitati al Palazzo del Capitano del Popolo, per parlare del ruolo dell’Italia in Europa, di «identità sotto attacco», di carceri italiane e di remigrazione. Ma anche un appuntamento che, nella stessa giornata, si è trovato a fare da contraltare ad altre kermesse della destra italiana: Gioventù Meloniana, a Roma, e la Lega, sul tradizionale prato di Pontida. Proprio con quest’ultima, è andato in scena un siparietto di accuse e contraccuse a distanza. Molinari: «Vannacci ha lordato il prato di Pontida». Vannacci: «Vi ho fatto un favore».

L’attacco di Vannacci sul «letame» per i leghisti

Non ci è voluto molto, quindi, perché dal ramo di ulivo delle dichiarazioni concilianti in prima mattinata si passasse all’ascia di guerra. Soprattutto mano a mano che, proprio da Pontida, arrivavano gli aggiornamenti sulle dichiarazioni degli ex compagni leghisti. Così dal palco di Orvieto, Vannacci risponde direttamente a Riccardo Molinari, che in mattinata da Bergamo lo aveva accusato di aver «lordato il prato di Pontida»: «Vi ho fatto un favore», replica. E cita De André: «Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori». Poi, la volta di Luca Zaia, che – scherza il generale – «si finge latinista» richiamando il latino con il principio natura non facit saltus: «Parli col professionista dei lanci e dei salti», ribatte, prima di promettere: «Vedrete fra poco che salti faremo».

La replica del generale alle accuse

Se la seconda parte dell’intervento del generale è stata dedicata alle già ben note linee programmatiche, dal patriarcato mediterraneo sul modello di «Ulisse ed Enea», alla critica al Green Deal, fino allo stop agli aiuti all’Ucraina, la prima gli è servita invece per togliersi più di un sassolino dalla scarpa. A partire dalla protesta dell’ANPI in corso a pochi passi dal palazzo, che nei giorni scorsi aveva diffuso volantini contro il Forum utilizzando un’immagine di Vannacci a testa in giù. Chiaro richiamo – secondo Futuro Nazionale – alle scene di Piazzale Loreto. Il generale ci scherza sopra: «Io a testa in giù ci sono stato tanto tempo: chi si lancia da un aeroplano sa che la fase iniziale è a testa in giù». Poi la promessa agli oppositori: «Potete manifestare per l’eternità, perché ci siamo e ci saremo».

Il tono si fa più duro quando affronta le accuse di possibili finanziamenti russi legati al suo libro. «L’SVR, secondo i giornali, arriva e compra i libri per far fare i soldi a Vannacci», ironizza, per poi contestare la ricostruzione: «Non ci sono prove». E aggiunge: «L’SVR fa il sistema di informazioni interno, il GRU quello esterno». Poi la difesa della moglie, finita a sua volta nel mirino delle accuse. «L’altra filoputinista, perché diceva di essere stata bene a Mosca ma è filoputinista» e «accusata persino perché il nonno morto 35 anni fa era nella Guardia di ferro di Codreanu», denuncia il marito.

Sul banco degli imputati anche i finanziamenti al movimento. Vannacci rivendica la trasparenza delle somme ricevute e minimizza l’entità dei 350mila euro: «Sono bruscoline per gli altri partiti». Infine, l’attacco alle accuse rivolte al suo movimento, descritto dai detrattori come un ricettacolo di estremisti e pregiudicati: «Siamo la feccia, la sporca dozzina e siamo fieri di esserlo».

Alemanno: «Roberto Vannacci presidente del Consiglio entro dieci anni»

Dal palco di Orvieto è intervenuto anche Gianni Alemanno, che ha ripercorso la storia della comunità politica riunita attorno al Forum, dalla nascita dell’appuntamento nel 1999 alla stagione della Destra sociale dentro Alleanza Nazionale. Un passaggio in cui l’ex sindaco di Roma ha rievocato anche il confronto con la leadership di Gianfranco Fini: «Quando il segretario del partito era Gianfranco Fini, vedevamo con chiarezza una deriva che non ci piaceva». Ma anche l’attacco a Salvini: «Lui – riferendosi a Vannacci – non conosceva Salvini. Non sapeva come era capace questo personaggio di dire una cosa la mattina e fare esattamente il contrario la sera».

Poi l’apprezzamento per il generale, al quale promette «lealtà assoluta» da parte sua e del suo gruppo: «Per noi c’è un fatto che viene prima della collocazione politica: tu sei stato il comandante della Folgore e per me questo vale prima e ancora più delle collocazioni politiche», ha detto. E infine, l’appoggio convinto al generale: «Sono convinto che, se non sbagliamo, se mettiamo insieme i temi identitari con i temi sociali, se parliamo al cuore del popolo italiano, se siamo veramente sovranisti, noi avremo Roberto Vannacci presidente del Consiglio entro dieci anni».

La partita dell’alleanza

Il passaggio più esplicito sul futuro politico arriva però in chiusura. Vannacci respinge l’idea che Futuro Nazionale debba modificare il proprio programma per entrare nell’alleanza di centrodestra e attacca direttamente l’ipotesi di un suo accordo con Giorgia Meloni. Per poi scagliarsi contro l’intervento di Italo Bocchino su La7 a Otto e Mezzo: Meloni piuttosto che allearsi con Vannacci «si fa un paio d’anni di opposizione mestiere, che conosce benissimo e che sa fare benissimo, e poi torna con la grancassa al governo a Palazzo Chigi», dichiarava il meloniano di ferro. «Eccoli i signori che hanno già pianificato di lasciare il Paese in mano alla sinistra», tuona Vannacci al termine del video proiettato in sala, che era stato accompagnato per tutto il tempo da fischi: «Non siamo noi ad avere pianificato questa strategia». E promette: «Noi seguiamo i nostri obiettivi e su questo avete la mia assoluta promessa che non ci scosteremo dai nostri principi».

L’asse con l’AfD

Ad aprire l’ultima mattinata di forum, era stato anche un ospite d’eccezione: Marc Jongen, europarlamentare del partito tedesco di ultradestra Afd (Alternative für Deutschland), reduce dal successo in Alta Sassonia, mentre a Berlino oggi si torna al voto. «Ho il privilegio di portarvi i saluti della nostra presidente Alice Weidel», riferisce Jongen, mentre specifica come «Ci uniscono valori e obiettivi comuni per un futuro migliore». Insieme all’augurio di Weidel a Vannacci, «per un grande avvenire in Italia e oltre». «In un futuro, non lontano, ci incontreremo nelle responsabilità di governo. Italia e Germania sono protettorati di Bruxelles. Devono imparare a camminare insieme senza sciogliersi in una entità anonima quale è l’Ue»”, ha aggiunto.

I riferimenti più nostalgici

Non sono mancati, nella mattinata, riferimenti al fascismo e alla sua memoria. Lorenzo Gasperini, tra gli ideologi di Futuro Nazionale, ha difeso Futuro Nazionale dalle finte accuse di apologia al fascismo parlando di una sindrome da «Piazzale Loreto mentale», una sorta di «gravidanza isterica» in «assenza di un fascismo reale». Prima di lui, Massimo Arlechino, tra i fondatori di Alleanza Nazionale, aveva salutato Caio Giulio Cesare Mussolini, pronipote di Benito Mussolini, presente in sala, tornando a definire Piazzale Loreto come la «pagina più vergognosa del nostro Paese» e sostenendo che, ora, «tocca al generale».

Infine, l’intervento di Massimiliano Simoni, coordinatore di Futuro Nazionale, che ha parafrasato una celebre frase attribuita a Mussolini: «Non esiste alcun fenomeno che possa impedire al sole di risorgere». Simoni ha poi preso le distanze da alcuni simboli fascisti che in diversi hanno descitto come utilizzati tra le file del partito: «Non siamo né la croce celtica, né l’ascia bipenne. Il nostro simbolo è la croce cristiana», ha rivendicato con forza.