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Ranucci contro gli inviati storici di Report, la lite contro Mottola e gli altri e le accuse sui servizi censurati: «Non mi faccio trascinare nel fango»

30 Settembre 2026 - 15:32 Ettore Ambrosi
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Nuovo scontro tra l'ex conduttore di Report e alcune tra le firme più note del programma di inchieste giornalistiche. Stavolta a far scattare la lite sono le dichiarazioni di Giorgio Mottola, tra gli altri, contestate da Ranucci: perché lo accusa di aver detto cose false
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Sigfrido Ranucci replica duramente alle dichiarazioni rilasciate durante la puntata di Filorosso, il programma condotto da Antonino Monteleone su Rai3, e accusa due storici inviati e collaboratori di Report di aver diffuso ricostruzioni a suo dire false sul suo operato. «Mi hanno riferito che ieri sera la trasmissione Filorosso ha ospitato, oltre a una serie di falsità sul caso Lavitola, anche le dichiarazioni di Alberto Nerazzini, ex collaboratore di Report, del commercialista Gian Gaetano Bellavia, già consulente della trasmissione, e dell’inviato di Report e opinionista di Di Martedì Giorgio Mottola», scrive Ranucci in un lungo post sui social. La presa di posizione arriva mentre l’ex conduttore attende la decisione del giudice del lavoro di Roma sulla richiesta di reintegro urgente alla guida della trasmissione di inchiesta. Nei giorni scorsi, il Corriere della Sera, in un articolo firmato da Simone Canettieri, aveva riferito di possibili malumori all’interno della redazione in vista di un eventuale ritorno di Ranucci alla guida della trasmissioneo.

Le accuse a Nerazzini e le «tre inchieste censurate»

Oggi nel mirino di Ranucci c’è innanzitutto Alberto Nerazzini, che, secondo quanto riferito dall’ex conduttore, avrebbe sostenuto che Ranucci avrebbe censurato tre sue inchieste. «Premesso che, come giornalista, sono e devo essere libero di fare inchieste anche sulla sinistra – e Report ne ha fatte – quanto afferma Nerazzini è falso», scrive Ranucci. «Non ho mai censurato nessuno, anzi ho difeso ogni prodotto dei miei inviati, qualsiasi partito coinvolgesse».

Ranucci ricostruisce quindi due dei casi citati da Nerazzini. Nel primo, spiega, non avrebbe acquistato un’inchiesta sulle dinamiche legate a una palazzina milanese «perché la Rai aveva già pagato» quel lavoro in base a un contratto. Una scelta che, secondo Ranucci, avrebbe evitato possibili conseguenze sia per l’azienda sia per lo stesso giornalista. «Di questo ho prove e testimonianze», scrive. Nel secondo caso, relativo a un’inchiesta che coinvolgeva alcuni istituti religiosi, Nerazzini avrebbe chiesto a Ranucci di far intendere che la Procura di Milano non avesse voluto indagare i frati per il reato di autoriciclaggio. «Non lo feci, perché sarebbe stato un errore: il reato era stato inserito nel codice penale successivamente ai fatti contestati», sostiene Ranucci, ricordando inoltre che i frati furono assolti il 17 maggio 2019 dal Tribunale di Milano, con sentenza n. 6368/2019, divenuta definitiva.

Il caso Mottola e il doppio ruolo di Ranucci

Ranucci replica anche alle parole di Giorgio Mottola, che avrebbe sollevato perplessità sul doppio ruolo di autore e conduttore ricoperto dall’ex direttore di Report. «Si tratta dello stesso ruolo che per vent’anni ha ricoperto magnificamente Milena Gabanelli», osserva Ranucci, che contesta anche il riferimento fatto da Mottola a una direttiva dell’ex direttore generale Rai Luigi Gubitosi che vieterebbe a un direttore di autoassegnarsi la conduzione.

Secondo Ranucci, quella direttiva sarebbe stata pensata per impedire a un dirigente di utilizzare la propria posizione per ottenere vantaggi economici attraverso l’autoassegnazione di una conduzione. Nel suo caso, sostiene, sarebbe avvenuto il contrario. «Nel 2016 sono stato nominato conduttore dalla direttrice di Rai3, Daria Bignardi, e nel 2020 da Franco Di Mare, vicedirettore ad personam – incarico svolto gratuitamente, senza alcuna indennità», scrive.

Ranucci sostiene inoltre che Mottola abbia continuato a lavorare liberamente per Report, anche realizzando inchieste che gli sarebbero costate «attacchi durissimi da parte della politica». Sul piano economico, l’ex conduttore afferma infine che Mottola sarebbe arrivato a percepire circa 330 mila euro l’anno per la vendita delle proprie inchieste, includendo nel compenso anche i costi di montaggio e le trasferte: «La cifra più alta tra tutti gli inviati», sostiene.

Il riferimento a Bellavia e al caso Lavitola

Nel post Ranucci torna poi sul ruolo di Gian Gaetano Bellavia, che, secondo la sua ricostruzione, avrebbe chiesto a Mottola di realizzare un’inchiesta su di lui una volta chiarita la vicenda Lavitola. «Ben venga», replica Ranucci, che richiama quindi l’attenzione sulle intercettazioni emerse dagli atti dell’inchiesta sull’attentato da lui subito. Secondo l’ex conduttore, gli atti dimostrerebbero anche quanto si sarebbe impegnato per difendere Bellavia e il suo spazio dalle accuse di spionaggio apparse su alcuni giornali riconducibili alla famiglia Angelucci, comprese quelle rivoltegli in trasmissione da Luca Barbareschi. Ranucci sostiene inoltre di essersi battuto per realizzare un’inchiesta il più possibile completa sul caso Bellavia, «contrariamente a quanto gli hanno fatto credere».

La replica di Mottola

Non si è fatta attendere la risposta di Giorgio Mottola. Interpellato dall’Ansa sulle dichiarazioni di Ranucci, l’inviato di Report ha scelto di non alimentare lo scontro. «Per rispetto della lunga e gloriosa storia di Report, non mi farò trascinare in una lotta nel fango», ha dichiarato Mottola, replicando così alle accuse mosse dall’ex conduttore dopo il suo intervento nella puntata di Filorosso.

Foto copertina: ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI | Sigfrido Ranucci alla presentazione del libro: Chi comanda davvero? Poteri, privilegi, democrazia, nell’ambito di Terra, 3a Festa Nazionale di Avs a Roma, 9 settembre 2026

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