Dopo il tetto al carburante arrivano gli sconti sulle bollette: quando conviene davvero cambiare fornitore di luce e gas? La guida
Dopo il tetto al prezzo dei carburanti, tra le società energetiche è cominciata la gara di sconti sulle bollette di luce e gas. Nei giorni scorsi, Plenitude ha annunciato un’offerta con prezzi scontati del 30% rispetto alla principale tariffa a prezzo fisso. Poco più tardi, è arrivato il rilancio di Enel e A2A, che sostengono di offrire un prezzo dimezzato della componente energia già da diversi mesi. Sempre lo stesso giorno, Arera ha comunicato un forte aumento del prezzo dell’elettricità per i clienti vulnerabili. Ma quindi, cosa cambia in concreto per chi ha un’utenza luce e gas? Come funziona l’aggiornamento delle tariffe di Arera? E convengono davvero le offerte annunciate in questi giorni da alcune compagnie?
Tre mercati, tanti prezzi diversi
Prima di ogni ragionamento, bisogna capire innanzitutto in quale regime si trova il proprio contratto. Nel caso dell’elettricità, oggi convivono tre situazioni diverse.
- Il mercato libero, nel quale operano centinaia di fornitori con offerte e condizioni diverse. I contratti possono prevedere prezzi bloccati oppure variabili.
- Il servizio di tutela della vulnerabilità, riservato per esempio agli over 75, a chi ha diritto al bonus sociale oppure a chi vive su un’isola minore non interconnessa. In questo caso il prezzo viene stabilito dall’Arera e aggiornato ogni tre mesi.
- Il servizio a tutele graduali, nel quale sono confluiti i clienti non vulnerabili che si trovavano nel mercato a maggior tutela. I clienti sono stati assegnati ai fornitori attraverso gare territoriali e il servizio è destinato a terminare il 31 marzo 2027.
Per il gas, il quadro è leggermente diverso, perché nel servizio di tutela della vulnerabilità il prezzo della materia prima viene aggiornato ogni mese e reso noto nei primi giorni del mese successivo.
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Gli sconti sulle bollette sono ben diversi dal tetto sui carburanti
Le varie offerte annunciate in questi giorni da grandi aziende energetiche come Eni o Enel si rivolgono al primo mercato, ossia quello libero, ma ci sono differenze con quanto accaduto alle pompe di benzina. Nel caso dei carburanti, tutti (o quasi) i grandi marchi hanno deciso di aderire all’appello del governo e fissare un price cap al prezzo di benzina e diesel. Con le bollette, invece, la situazione è diversa, perché non c’è alcun tetto al prezzo dell’energia elettrica. Piuttosto, si tratta di offerte commerciali attraverso cui le aziende sperano di rosicchiare quote di mercato ai propri competitor, promettendo ai clienti di metterli al riparo dai rincari dell’energia. Ad annunciare sconti sono soprattutto le imprese più grandi, che possono permettersi offerte aggressive. Spesso, inoltre, si tratta di compagnie che non si limitano a vendere energia, ma la producono anche.
Quando conviene davvero cambiare fornitore?
Quando un’azienda annuncia uno sconto del 30% in bolletta, quella percentuale va presa con le pinze, perché il prezzo di partenza può essere diverso da azienda ad azienda. Ciò che conta, ben più dello sconto, è il prezzo finale che finisce in bolletta. E per decidere se conviene davvero cambiare contratto oppure no, sono soprattutto due le voci a cui occorre prestare attenzione:
- il prezzo della materia prima al kilowattora (per l’elettricità) o al metro cubo (per il gas)
- i costi di commercializzazione
Le altre voci che compongono la bolletta – costi per il trasporto e la gestione del contatore, oneri di sistema, imposte e Iva – sono uguali per tutti i fornitori.
Un’altra distinzione fondamentale è quella tra prezzo fisso e prezzo variabile. Nel primo caso, il prezzo della materia prima viene bloccato per un periodo stabilito dal contratto (in genere uno o due anni) e il consumatore viene protetto da eventuali aumenti del mercato. Nel secondo caso, invece, il prezzo segue un indice di riferimento e può quindi aumentare o diminuire in base alle oscillazioni del mercato.
Aumenta la bolletta per i clienti vulnerabili
In tutto questo discorso, come si inserisce quel rialzo dei prezzi dell’elettricità annunciato da Arera? Nei giorni scorsi, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente ha annunciato che nel quarto trimestre del 2026 la bolletta elettrica aumenterà del 37,3% rispetto al trimestre precedente. Ma questo non significa che tutte le famiglie vedranno aumentare la propria bolletta del 37%. Un consumatore che si trova nel mercato libero, per esempio, avrà un prezzo determinato dalle condizioni del proprio contratto, a prescindere che sia a prezzo bloccato o variabile. Il nuovo prezzo annunciato da Arera riguarda i circa 3 milioni di clienti vulnerabili ed è aumentato perché risente dell’andamento dei prezzi all’ingrosso dell’elettricità, che a loro volta sono influenzati dalle condizioni geopolitiche.
Quando conviene cambiare contratto?
Ma quindi, con le numerose offerte annunciate in questi giorni, conviene cambiare fornitore di luce e gas oppure no? Per rispondere, come detto, non bisogna confrontare le percentuali di sconto ma il prezzo effettivo della materia prima e i costi di commercializzazione. «È importante rimanere calmi, non facendosi influenzare da offerte commerciali pubblicizzate a mezzo stampa, approfittando magari dei rialzi dei prezzi del mercato tutelato. Quello che conta, infatti, è il prezzo assoluto che si paga, non la variazione», spiega Marco Vignola, vicepresidente dell’Unione nazionale consumatori.
Il consiglio è di guardare al di là delle offerte mirabolanti, non accettare mai i contratti proposti al telefono e consultare il Portale offerte dell’Arera, che consente di effettuare confronti tra le proposte presenti sul mercato. «Non ne esiste una sempre migliore delle altre, dipende dai vostri consumi e da dove abitate. Ricordatevi – consiglia Marco Vignola – che non basta sapere solo il prezzo dell’energia, ma anche la quota fissa annua che spesso, se i consumi sono bassi, si mangia tutto l’eventuale sconto sulla materia energia. È importante leggere bene tutte le condizioni contrattuali. Se avete un contratto a prezzo fisso sottoscritto prima della guerra in Iran è probabile che non vi convenga spostarvi, così come se siete nel Servizio a tutele graduali, almeno fino al 31 marzo 2027».
Cosa può fare il governo per abbassare le bollette?
Sullo sfondo, in ogni caso, resta la macro-questione dell’aumento dei prezzi dell’energia, che gli sconti annunciati dalle compagnie neutralizzano solo in parte. Proprio per questo, le associazioni dei consumatori chiedono con insistenza al governo di intervenire per contenere l’impatto delle bollette, usando una delle tre leve a disposizione: riduzione dell’Iva, riduzione degli oneri di sistema oppure aumento del bonus sociale. «Purtroppo – spiega ancora Vignola – il nostro appello al Governo di intervenire contro il caro bollette come fece Draghi, azzerando gli oneri di sistema per attutire la bastonata, è rimasto lettera morta e ora le famiglie avranno un autunno caldo sul fronte dei prezzi».
Foto copertina: ANSA/Ettore Ferrari

