Midterm Usa, allarme per i Repubblicani: i Democratici crescono anche negli Stati di Trump
A un mese dalle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, per i Repubblicani arriva un segnale d’allarme da alcuni Stati che fino a poco tempo fa sembravano difficilmente contendibili. Un nuovo sondaggio New York Times/Siena College mostra infatti i candidati democratici competitivi in Texas, Alaska, Ohio, Iowa e Kansas, tutti Stati conquistati da Donald Trump alle presidenziali del 2024.
Gli Stati che potrebbero cambiare colore
Il dato più sorprendente arriva dal Texas, dove il democratico James Talarico è accreditato del 51% contro il 45% del repubblicano Ken Paxton. Un margine significativo in uno Stato che da anni rappresenta una delle roccaforti più importanti del Partito repubblicano.
Ancora più netto il vantaggio democratico rilevato in Alaska, dove l’ex deputata Mary Peltola è al 50%, contro il 43% del senatore repubblicano uscente Dan Sullivan. Anche qui il dato assume un peso particolare perché obbliga il partito di Trump a investire tempo e risorse in una corsa che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto essere più semplice.
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La situazione è più equilibrata in Ohio, dove l’ex senatore democratico Sherrod Brown è al 49%, tre punti davanti al repubblicano Jon Husted, fermo al 46%. In Iowa, invece, la repubblicana Ashley Hinson è al 48%, appena un punto sopra il democratico Josh Turek, al 47 per cento.
Il caso forse più inatteso è però quello del Kansas. Il sondaggio assegna il 45% sia al democratico Adam Hamilton sia al repubblicano Roger Marshall, mentre il candidato libertario David Graham è al 3%. Anche qui si tratta di uno Stato che Trump aveva vinto con un margine molto ampio nel 2024.
Cosa sono le elezioni di Midterm
La posta in gioco è il controllo del Senato, oggi in mano ai Repubblicani. Per conquistare la maggioranza, i Democratici devono ottenere un saldo positivo di almeno quattro seggi, mantenendo allo stesso tempo quelli già controllati. Il voto è fissato per il 3 novembre.
Le elezioni di midterm, che si tengono a metà del mandato presidenziale, rinnovano tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti e circa un terzo dei 100 seggi del Senato. Non si vota invece per il presidente, che resta in carica fino alla fine del suo mandato. Proprio per questo le elezioni di metà mandato vengono considerate un test politico importante per la Casa Bianca: possono rafforzare o indebolire il presidente in carica e, soprattutto, cambiare gli equilibri al Congresso, rendendo più semplice o più difficile approvare leggi, bilanci e nomine.

