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Stragi del ’92, archiviato il filone su mafia e appalti. Resta aperta l’indagine su Pignatone e Natoli

03 Ottobre 2026 - 18:15 Alba Romano
I giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino
Al centro degli accertamenti c’era l’ipotesi che il dossier sulle infiltrazioni di Cosa nostra nei grandi appalti pubblici potesse aver avuto un ruolo nella decisione di accelerare gli attentati contro Falcone e Borsellino
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Il gip di Caltanissetta ha archiviato il filone d’inchiesta sulle stragi di Capaci e via D’Amelio legato al dossier “mafia e appalti”, una delle piste seguite per ricostruire il contesto in cui maturarono gli attentati del 1992 in cui furono uccisi Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli agenti delle loro scorte.

Il procedimento era aperto contro ignoti. A chiedere l’archiviazione, lo scorso aprile, era stata la stessa Procura di Caltanissetta. Al centro degli accertamenti c’era l’ipotesi che il dossier sulle infiltrazioni di Cosa nostra nei grandi appalti pubblici potesse aver avuto un ruolo nella decisione di accelerare le stragi.

Il dossier “mafia e appalti”

Il cosiddetto dossier “mafia e appalti” era stato elaborato dal Ros dei carabinieri all’inizio degli anni Novanta e ricostruiva i rapporti tra imprenditoria, appalti pubblici e organizzazioni mafiose. Negli anni è diventato uno dei nodi più discussi nelle indagini sulle stragi, anche per capire se il giudice Paolo Borsellino avesse intenzione di approfondire quel fronte investigativo poco prima di essere ucciso in via D’Amelio, il 19 luglio 1992.

L’altro filone di indagine ancora aperto

L’archiviazione decisa dal gip riguarda però soltanto questo filone contro ignoti e non chiude tutte le indagini collegate al dossier mafia-appalti. Resta infatti aperta un’altra tranche che vede indagati gli ex magistrati Giuseppe Pignatone e Gioacchino Natoli per favoreggiamento aggravato dall’aver agevolato la mafia, reato ormai prescritto.

Secondo l’ipotesi degli inquirenti, i due avrebbero contribuito a insabbiare il dossier mafia-appalti, favorendo in questo modo imprenditori ritenuti legati a Cosa nostra. È all’interno di questo quadro che gli investigatori continuano a valutare l’ipotesi secondo cui Borsellino sarebbe stato eliminato anche per il timore che potesse approfondire le infiltrazioni mafiose nei grandi appalti.

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