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Dal decreto scuola spariscono 4 milioni per il contrasto alla violenza di genere. Il ministero smentisce, il Pd: «Gioco delle 3 carte»

06 Ottobre 2026 - 17:58 Luca Graziani
scuola violenza
La capogruppo in commissione Cultura alla Camera Manzi (Pd) promette un emendamento dem «per ripristinare le risorse»: il decreto scade il 29 novembre, quattro giorni dopo la giornata contro la violenza sulle donne. «Sarebbe uno smacco»
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Quattro milioni di euro spostati dal fondo per le attività educative contro la violenza sulle donne per finanziare quello per il contrasto al cyberbullismo. È una delle coperture del decreto scuola che da domani, 7 ottobre, inizierà il suo iter al Senato. «Un gioco delle tre carte» per i dem, pronti a dare battaglia con un emendamento correttivo. Un’accusa che però il ministero dell’Istruzione ha respinto nel pomeriggio: «Nessun taglio alle risorse per l’educazione al rispetto e al contrasto della violenza di genere». Il decreto, che deve essere convertito entro il 29 novembre, arriverà infatti al traguardo proprio a ridosso del 25 novembre, giornata contro la violenza sulle donne. «Sarebbe uno smacco non da poco», attacca la capogruppo dem in commissione Cultura alla Camera, Irene Manzi.

I 4 milioni spostati

Il passaggio di fondi ‘incriminato’ è messo nero su bianco nel decreto e nella relazione tecnica allegata. L’articolo 4 aumenta di 4 milioni di euro per il 2026 e di altri 4 milioni per il 2027 il Fondo permanente contro il cyberbullismo. «Ai relativi oneri», recita il testo, «si provvede mediante corrispondente riduzione» del fondo istituito con l’ultima legge di Bilancio per le attività educative contro la violenza sulle donne.

È proprio su questo punto che, nel pomeriggio, è intervenuto il MIM. Secondo il ministero, il fondo previsto dalla manovra era stato istituito presso il ministero dell’Interno e avrebbe dovuto essere ripartito tra i Comuni, chiamati poi a erogare i contributi alle scuole. Un meccanismo definito «farraginoso» e che, sostiene Viale Trastevere, «non avrebbe consentito alle scuole di utilizzare concretamente quelle risorse». Il decreto servirebbe quindi a renderle «effettivamente utilizzabili» già nel 2026 e, conclude, «non taglia nessuna risorsa».

Il testo del decreto, però, distingue due destinazioni diverse per i 7 milioni: 3 milioni restano nell’ambito dell’educazione al rispetto e al contrasto della violenza di genere, mentre 4 milioni vengono utilizzati per incrementare il fondo contro il cyberbullismo. «Il decreto scuola in realtà si fonda su uno spostamento di soldi da un capitolo all’altro», denuncia Manzi a Open. La spiegazione, insomma, non convince: «In questo caso le iniziative di contrasto al cyberbullismo vengono finanziate prendendo una parte delle risorse dal fondo di 7 milioni di euro che era stato stanziato con la legge di Bilancio dello scorso anno per le attività educative di contrasto alla violenza di genere».

Il fondo deciso in manovra

Un fondo originariamente nato con sette milioni di euro per il 2026 e altri sette per il 2027 da destinare alle scuole secondarie per attività sul contrasto alla violenza contro le donne, sulle pari opportunità, sul consenso, sul rispetto reciproco e sulla consapevolezza affettiva. Con il decreto scuola, quel fondo specifico da 7 milioni viene di fatto azzerato come voce autonoma. «Con tutta la meritevolezza delle iniziative di contrasto al cyberbullismo», prosegue Manzi, «togliere risorse al fondo per le attività educative contro la violenza di genere per finanziare quelle misure è davvero un’operazione più ragionieristica che altro. Si spostano fondi da un capitolo all’altro applicando il principio dell’invarianza finanziaria».

I soldi spostati anche dalle scuole di montagna

E nel decreto scuola quello del fondo contro la violenza di genere svuotato non sarebbe un caso isolato, denuncia Manzi. Una sorte simile tocca infatti anche alle risorse previste per il credito d’imposta destinato a chi si trasferisce per lavorare nelle scuole di montagna. Il decreto modifica la norma sostituendo le parole «a decorrere dall’anno 2025» con «per l’anno 2025 e a decorrere dall’anno 2028». Il beneficio salta quindi per il 2026 e il 2027. 20 milioni di euro di risorse liberate per ciascuno dei due anni da utilizzare, recita l’articolo 2, per finanziare le attività di «orientamento, di inclusione e di contrasto della dispersione scolastica».

Dagli studenti stranieri ai Cpia, gli altri fronti del Pd

Il decreto, intanto, sarà incardinato domattina a Palazzo Madama, in commissione Cultura e Istruzione. «Con i nostri emendamenti andremo a ripristinare, tra le altre cose, le risorse del fondo», premette Manzi, che annuncia modifiche anche sulle norme che riguardano gli studenti stranieri. «Lavoreremo sul tema delle politiche di integrazione, sulle misure per i docenti di italiano come lingua straniera e sul sostegno ai Comuni nei progetti di mediazione culturale», spiega. I dem contestano infatti anche il ruolo dei Cpia, i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, ai quali il decreto affida ora i corsi di italiano destinati ai genitori stranieri nei casi in cui le difficoltà linguistiche incidano sul percorso scolastico dei figli.

Il testo prevede un «percorso gratuito di alfabetizzazione e di apprendimento della lingua italiana» presso i Cpia, con l’obiettivo di raggiungere almeno il livello A2. Allo stesso tempo stabilisce che la misura debba essere attuata «nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili» e «senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica». «Chiederemo audizioni in merito», dice Manzi, «perché su questi centri vengono scaricati anche i corsi di italiano per i genitori previsti dal decreto, senza risorse nuove. Si attribuiscono ulteriori compiti senza risorse umane e finanziarie adeguate».

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