Reggio Emilia, salta la visita della delegazione ebraica Usa dopo le proteste. La direttrice di una scuola a Open: «Non ci sentivamo al sicuro»
«Tutto l’insegnamento del Reggio Approach ruota intorno al rispetto di ogni bambino e alla stessa responsabilità verso ogni essere umano. Ma quello che è successo smentisce integralmente i loro principi: questo non è trattare tutti allo stesso modo, questa è ostilità». È molto arrabbiata Chana, direttrice di una delle scuole ebraiche di Miami che avrebbero dovuto partecipare al programma di formazione per insegnanti e operatori scolastici, previsto dall’11 al 16 ottobre a Reggio Emilia e dedicato al celebre metodo educativo che ha ispirato scuole ed educatori in tutto il mondo.
Le scuole ebraiche americane coinvolte, compresa quella di Chana, hanno deciso di rinunciare al viaggio dopo un difficile tira e molla con gli organizzatori di Reggio Children Srl. Una vicenda che ha coinvolto il Comune di Reggio Emilia, la Cgil locale e numerose associazioni cittadine e organizzazioni vicine al mondo palestinese.
Le proteste e la nuova Carta dei valori
L’arrivo in città delle delegazioni ebraiche provenienti da Israele e dagli Stati Uniti, organizzate da Paradigm Project, ha infatti scatenato numerose proteste. I contestatori accusano gli organizzatori di coinvolgere scuole che hanno «legami con il governo responsabile del genocidio di Gaza» in una città e in una Regione che nel 2025 hanno espresso una condanna formale nei confronti del governo Netanyahu.
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Un clima teso che ha portato Reggio Children a pubblicare, la settimana prima del viaggio, una nuova Carta dei valori, che chiede a tutte le organizzazioni che aderiscono al loro metodo di condividere i principi del ripudio della guerra e della condanna del genocidio. Alle scuole ebraiche sarebbe stato inoltre chiesto di «rinunciare a un servizio di security privata per garantire la sicurezza della delegazione» — secondo quanto dichiarato da Chana e non confermato da Reggio Children Srl — e di sottoscrivere un documento in cui prendono esplicitamente le distanze dalle politiche del governo israeliano a Gaza. A quel punto la delegazione americana, a pochi giorni dalla partenza, ha deciso di annullare il viaggio.
La posizione della direttrice della scuola ebraica di Miami
«Quest’anno due mie dipendenti, una ebrea e una non ebrea, avrebbero dovuto partecipare alla delegazione organizzata dal gruppo Paradigm», racconta Chana a Open. «Ma nelle settimane precedenti al viaggio, a Reggio Emilia è cresciuta una campagna pubblica che non immaginavamo. Ci sono state proteste pubbliche davanti al Centro Malaguzzi, sede del progetto, contro l’arrivo di persone ebree».
Anche la pubblicazione della nuova Carta dei valori nella settimana precedente al viaggio è, secondo Chana, legata alle polemiche sulla loro partecipazione: «Credo sia stata creata per impedire a questo gruppo di partecipare, perché sapevano che non avremmo firmato quelle dichiarazioni».
La risposta dell’assessora di Reggio Emilia
Reggio Children, dal canto suo, sostiene che l’elaborazione della Carta fosse in corso da tempo e che non ci sia alcuna correlazione tra la sua pubblicazione e il viaggio: «È un documento che esiste già da mesi e che era stato già visionato dal network internazionale di Reggio Children», puntualizza a Open l’assessora alle Politiche educative del Comune di Reggio Emilia, Marwa Mahmoud.
«Gli organizzatori — incalza la direttrice — hanno anche detto che avrebbero esaminato i profili degli insegnanti e degli educatori, per verificare se le loro posizioni fossero in linea con quei principi».
A chiudere definitivamente la vicenda è stata una comunicazione inviata dall’organizzazione responsabile del viaggio che, secondo quanto riferisce Chana, spiegava di non essere più in grado di garantire la sicurezza della delegazione. A quel punto gli organizzatori hanno deciso di rinunciare al viaggio.
«Nessuno è stato obbligato: hanno preso tempo e hanno scelto di non venire. Rispettiamo la loro scelta. Il dialogo con loro continua», dichiara Marwa Mahmoud. «A Reggio Emilia — continua l’assessora — abbiamo chiesto a tutti gli educatori in visita di aderire a una Carta che condanna ogni genocidio senza nominare nessun governo, e che vale per chiunque, da qualunque Paese. A questo gruppo, in più, è stata chiesta una presa di distanza dalle politiche del governo israeliano, perché la città lo chiedeva e perché questa città ha una posizione chiara su quanto accade a Gaza. La Regione Emilia-Romagna ha assunto un impegno politico e istituzionale per sospendere i rapporti con il governo israeliano, in risposta alle violenze nella Striscia di Gaza e alle gravi violazioni del diritto internazionale».
Cosa è cambiato rispetto agli anni passati
La direttrice della scuola contesta duramente la posizione della città: «Doveva essere un viaggio educativo», precisa. «Molti degli insegnanti che avrebbero partecipato non erano nemmeno ebrei. Andavano lì esclusivamente per imparare, per conoscere meglio un approccio educativo. Non è un luogo politico. Non è un’istituzione politica. Non sono persone che fanno politica. Sono semplicemente persone che vogliono imparare a fare meglio il proprio lavoro. Non è un contesto in cui si dovrebbero chiedere prese di posizione politiche».
Chana, che ha partecipato personalmente a viaggi di formazione a Reggio Emilia, considerandoli esperienze arricchenti, racconta che è il secondo anno consecutivo in cui salta il viaggio: «In passato non avevamo mai avuto problemi». Poi qualcosa è cambiato. «L’anno scorso sono stati loro ad annullarlo sostenendo che non ci fossero le condizioni per garantire la sicurezza dei gruppi».
Il bilancio dell’esperienza è amaro: «Troveremo altre risorse, andremo in Israele. Andremo con orgoglio a visitare altre scuole ebraiche che condividono gli stessi valori di un ambiente educativo socio-costruttivista. E impareremo da persone che non ci guardano attraverso una lente politica, ma che ci vedono come educatori».
Quanto è accaduto non mette però in discussione il Reggio Approach: «Dobbiamo prendere le distanze da un’organizzazione, ma non da una filosofia educativa. Solo perché qualcuno ha creato un’organizzazione intorno a una filosofia non significa che ne abbia la proprietà. Continueremo a ispirarci all’approccio di Reggio Emilia. Ma cercheremo occasioni di formazione in luoghi che attribuiscono lo stesso valore alla vita di ogni essere umano».

