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Re Carlo ad Antigua sulla schiavitù: «Orrore e dolore», ma niente scuse formali. Londra apre al dialogo

03 Novembre 2026 - 18:28 Costanza Saporito
Nessuna scusa formale alle ex colonie britanniche durante il discorso al Commonwealth di re Carlo III
Al vertice del Commonwealth ad Antigua il sovrano ha parlato di «orrore» per la tratta degli schiavi, ma non ha presentato scuse ufficiali. Intanto il primo ministro Burnham ha aperto alla possibilità di scuse di Stato, mentre ha escluso i risarcimenti alle ex colonie
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Nessuna scusa formale da parte di re Carlo III alle ex colonie britanniche durante l’atteso discorso di apertura del vertice biennale dei capi di governo del Commonwealth, di cui fanno parte 56 Stati e che rappresenta circa 2,7 miliardi di persone. A St John’s, capitale di Antigua e Barbuda, il sovrano, che presiede l’organizzazione, ha parlato dello schiavismo come di un capitolo della storia che lo riempie di «orrore e di personale dispiacere», un rammarico espresso a titolo personale, che non si è però trasformato in scuse ufficiali per il ruolo storico del Regno Unito. Non è la prima volta che Carlo III si esprime in questi termini sul tema dello schiavismo: nel 2021, quando era ancora principe di Galles, aveva definito la tratta degli schiavi «un’atrocità destinata a macchiare per sempre la nostra storia».

L’attesa per il discorso di Re Carlo III al Commonwealth

Per questo negli scorsi giorni era cresciuta l’attesa per il discorso del primogenito di Elisabetta II, che dallo scorso 27 ottobre si trova nei Caraibi per una visita che ha toccato Bahamas, Guyana e Antigua e Barbuda. Un viaggio ufficiale che rappresenta una prova molto delicata per il sovrano, dal momento che le richieste di scuse e risarcimenti per i secoli di schiavismo perpetrato dall’ex Impero britannico da parte degli ex Stati coloniali negli ultimi mesi si sono fatte sempre più pressanti. Lo scorso marzo, ad esempio, l’Assemblea generale Onu ha approvato una risoluzione promossa dal Ghana che definisce la tratta il più grande crimine contro l’umanità, indicando le riparazioni come passo concreto per rimediare ai torti del passato.

L’intervento del primo ministro Andy Burnham sul Guardian

Sabato, poi, l’intervento sul Guardian del primo ministro britannico Andy Burnham aveva lasciato intravedere un’apertura. In riferimento allo schiavismo, il premier si era detto «pentito per il dolore e la sofferenza di milioni di persone», arrivando ad affermare che «nascondendo la testa sotto la sabbia, abbiamo danneggiato la capacità del Commonwealth di funzionare»: delle scuse personali che sembravano preludere a delle scuse ufficiali da parte del sovrano. In quell’occasione, Burnham aveva tuttavia precisato di non pensare che «le persone britanniche di oggi debbano essere ritenute responsabili per ingiustizie storiche, anche se atroci, che accaddero in un diverso periodo storico e sotto diverse leggi», lasciando così intendere una chiusura rispetto alla richiesta di risarcimenti avanzata dalle ex colonie. Domenica, durante un’intervista rilasciata a ITV News dopo un impegno ufficiale insieme a re Carlo e alla regina Camilla, il primo ministro di Antigua e Barbuda Gaston Browne è tornato a insistere sulla necessità di «un riconoscimento dei mali e di una sorta di restituzione».

La proposta del governo britannico per la ristrutturazione del debito

Se il risarcimento economico risulta al momento fuori discussione, il premier Burnham, intervenuto al vertice del Commonwealth a fianco di re Carlo, ha invece presentato alle ex colonie un piano per una ristrutturazione del debito che permetterebbe di alleviare il costo crescente degli interessi da loro sostenuto. Obiettivo del governo laburista è concedere agli Stati più poveri di ripagare i debiti in tempi più lunghi e a tassi di interesse più favorevoli. Intanto, Downing Street ha fatto sapere che le discussioni con i Paesi caraibici su possibili scuse formali sono cominciate ad Antigua. Per la BBC potrebbero arrivare entro il prossimo anno, quando il Regno Unito avrà la presidenza di turno del G20.

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