Avvelenate con la ricina, Gianni Di Vita può tornare a casa: dissequestrato l’appartamento. Lo sfogo: «Non ho nulla da nascondere»
Si è conclusa dopo quattro ore la perquisizione nell’abitazione della famiglia Di Vita a Pietracatella, dove sono morte per avvelenamento da ricina Antonella e la figlia Sara. Gli agenti della Squadra Mobile, guidati da Marco Graziano, hanno lasciato l’immobile intorno alle 13:30, dopo aver avviato le operazioni alle 9:30. Al termine degli accertamenti, la casa è stata dissequestrata. Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, ha così potuto riprendere possesso dell’abitazione.
Lo sfogo in tv: «Non ho nulla da nascondere»
Intervenuto a La Vita in diretta, Di Vita ha ribadito la propria estraneità ai fatti: «Non ho paura di nulla perché non ho nulla da nascondere. Voglio solo che questa storia finisca il prima possibile». L’uomo ha anche espresso la speranza che dietro la morte delle due familiari non ci sia un delitto: «Non vorrei che fosse stato un delitto, per me sarebbe una seconda tragedia. Io spero, mi auguro, che la verità sia questa. È una speranza, ma non è del tutto infondata».
La fuga da Pietracatella e le accuse alle indiscrezioni di stampa
Di Vita ha poi sottolineato di voler conoscere la verità anche per la figlia Alice: «La voglio per mille motivi, per giustizia e perché io e Alice non saremo mai sereni senza la verità». Infine, lo sfogo contro la pressione mediatica e le continue indiscrezioni sul caso. «In questi dieci mesi ho cambiato quattro case, siamo dovuti scappare da Pietracatella perché Alice aveva l’esame di maturità e mi implorava di trovare una casa a Campobasso», ha raccontato. «Ma è possibile vivere così, tra l’altro da non imputato? Ogni giorno ne esce una nuova sulla stampa: dal segreto custodito da Sara al politico coinvolto. Posso rettificare tutti i giorni quello che la stampa si inventa oppure ricostruisce?», ha concluso.
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Foto copertina: ANSA / NICOLA LANESE | Gianni Di Vita in Questura al termine della seconda perquisizione, 29 settembre 2026

