Ultime notizie Delitto di GarlascoHackerLeonardo Del VecchioMidtermUcraina
SCUOLA E UNIVERSITÀBambiniScuolaTaranto

Taranto, bimba di 9 anni esclusa dalla mensa scolastica per un debito di 12 euro. La denuncia della famiglia e la replica

06 Novembre 2026 - 18:06 Ygnazia Cigna
mensa bimba esclusa
La piccola, iscritta a una scuola a tempo pieno, deve tornare a casa per pranzo e poi rientrare in classe. Il legale della famiglia denuncia una discriminazione e chiede il ripristino immediato del servizio
Google Preferred Site

Una bambina di nove anni non può più mangiare alla mensa della sua scuola a causa di un presunto debito di 12 euro. Succede a Taranto, dove una famiglia in condizioni di difficoltà economica, secondo le prime informazioni, si è vista negare l’accesso al servizio di refezione scolastica per la figlia. A denunciare l’accaduto sono i genitori della piccola, che attraverso un avvocato hanno inviato una diffida formale al Comune, chiedendo che venga immediatamente ripristinata la somministrazione dei pasti. Il caso è iniziato quando la scuola ha comunicato al padre che il nome della bambina non risultava nell’elenco degli alunni autorizzati a usufruire della mensa. Situazione che ha avuto conseguenze anche sulla frequenza scolastica, dal momento che la piccola è iscritta a un istituto a tempo pieno.

Il debito di 12 euro

Secondo quanto ricostruito, inizialmente alla famiglia sarebbe stato contestato un debito di 12,80 euro, il cui pagamento, stando a quanto riferito dai genitori, non sarebbe mai stato precedentemente richiesto dal Comune. La cifra sarebbe però cambiata nei giorni successivi. In una comunicazione ufficiale del 3 novembre, gli uffici comunali avrebbero indicato un importo arretrato di 38,40 euro, precisando che l’iscrizione al servizio mensa sarebbe stata convalidata solo dopo il saldo. Nel frattempo, a subire le conseguenze della situazione è stata la bambina. Non potendo pranzare con i compagni, deve essere prelevata dai genitori durante la pausa pranzo, accompagnata a casa per mangiare e poi riportata a scuola per proseguire le lezioni.

La richiesta della famiglia

Per il legale della famiglia, la questione non può essere ridotta a un semplice mancato pagamento. Nella diffida inviata al Comune si sottolinea che «la mensa scolastica, in particolare nelle scuole a tempo pieno, non è un servizio pubblico a domanda individuale meramente accessorio, bensì un momento essenziale e integrante del percorso formativo, didattico e del diritto all’istruzione costituzionalmente garantito». Secondo lo studio legale, escludere una bambina dal servizio significa anche esporla a una condizione di isolamento rispetto ai compagni. L’interruzione del pasto, si legge ancora nella contestazione, «configura una grave violazione della sua dignità personale, del principio di uguaglianza e del superiore interesse del fanciullo, esponendolo a una traumatica ed inaccettabile discriminazione ed emarginazione davanti ai propri compagni di classe». La famiglia chiede quindi una soluzione immediata, senza escludere un ricorso d’urgenza al Tribunale qualora il servizio non venisse ripristinato.

La denuncia del padre

«Vedere una bambina allontanata dalla mensa scolastica e dai compagni di classe, in un’età così particolare, è devastante», ha dichiarato il padre. «Siamo rimasti scioccati. Non si nega soltanto il pasto, ma anche il diritto allo studio. Ho chiesto l’accesso agli atti perché devono dimostrare da dove deriva quella somma. Prima 38,40 euro, poi 12,80, riportati in uno screenshot senza intestazione. Nessuno si vuole assumere la responsabilità», ha aggiunto.

La risposta dell’assessora ai Servizi sociali

«Alla bambina non è stato sottratto il pasto davanti ai suoi compagni, al momento del pranzo: la famiglia era stata avvisata e ha potuto prelevarla prima della pausa», replica l’assessora alla Pubblica Istruzione del Comune di Taranto, Maria Lucia Simeone. «La direzione lo scorso 15 aprile aveva comunicato per la prima volta alla famiglia l’esistenza di una morosità», ha aggiunte. L’assessora sostiene inoltre che la posizione debitoria sarebbe stata quotidianamente visibile sulla piattaforma utilizzata per la prenotazione dei pasti, sia fino alla conclusione del precedente anno scolastico sia con la riattivazione del servizio a ottobre. «È un episodio spiacevole sul quale stiamo effettuando i dovuti approfondimenti», precisa, riservandosi di ricostruire più nel dettaglio quanto accaduto.

leggi anche