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Calciatori condannati per stupro: sui social la solidarietà degli ex colleghi. «Siamo con voi»

07 Novembre 2026 - 14:07 Alba Romano
calciatori bra
Dopo il verdetto del tribunale di Asti, che ha inflitto condanne fino a quattro anni e due mesi di reclusione ai calciatori Fausto Perseu, Alessio Rosa e Jesus Christ Mawete, in rete è scattata la solidarietà degli ex colleghi
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Si definiscono bersagli di un’«ingiusta gogna mediatica» che sta «rovinando la vita oltre che la carriera», mentre dagli ex colleghi di spogliatoio arriva un coro unanime di incoraggiamento: «Forza ragazzi». Secondo quanto riporta Repubblica, all’indomani del verdetto del tribunale di Asti — che in primo grado ha inflitto condanne fino a quattro anni e due mesi di reclusione ai calciatori Fausto Perseu, Alessio Rosa e Jesus Christ Mawete, che al tempo militavano nel Bra, per la violenza sessuale di gruppo ai danni di una studentessa universitaria torinese — sui social network continua la difesa degli imputati.

Il tenore dei messaggi: «Siamo sempre stati una squadra, oggi lo siamo più che mai»

A suscitare clamore, riporta Repubblica, è proprio la reazione dell’ambiente sportivo legato all’Ac Bra: amici ed ex compagni hanno contestato pubblicamente la decisione dei giudici attraverso messaggi su Instagram, prontamente ricondivisi dai tre condannati. Nessuna menzione o solidarietà è stata invece rivolta alla giovane vittima. L’ex capitano, per esempio, ha postato uno scatto della squadra affermando di aver «letto e sentito un sacco di fandonie su questo caso», aggiungendo che nel proprio ruolo non avrebbe «mai permesso che un membro del gruppo potesse commettere un fatto come quello per cui siete stati momentaneamente ingiustamente condannati» e rimarcando: «Siamo sempre stati una squadra, oggi lo siamo più che mai».

Analogo il tenore delle altre testimonianze d’affetto: «La decisione presa in primo grado è profondamente sbagliata e ingiusta. Forza ragazzi. Non siete soli». Un altro compagno ha scritto: «Per ciò che ho vissuto insieme a voi, non riesco a riconoscere come veri i fatti… Una sentenza non cancella gli anni vissuti insieme, le battaglie sul campo, le giornate trascorse sotto lo stesso tetto. La mia vicinanza, il mio affetto e il mio rispetto non cambiano. Forza ragazzi. Sempre dalla vostra parte». E ancora: «Con voi ho condiviso non solo lo spogliatoio e la vittoria di un campionato ma emozioni che vanno ben oltre il calcio. Oggi più che mai scelgo di starvi vicino. Vi voglio bene campioni».

La sentenza

La sentenza emessa dal giudice Victoria Dunn ha previsto anche un risarcimento complessivo di 60 mila euro. I fatti accertati risalgono alla notte del 31 maggio 2025: al termine dei festeggiamenti per la promozione in Serie C, la studentessa, resa vulnerabile dall’assunzione di alcol, era stata abusata nell’appartamento condiviso dai calciatori. «Per salvarmi mi sono finta morta», aveva riferito agli investigatori e al proprio legale, Luca Cavallo.

La violenza condivisa su WhatsApp

Gli accertamenti tecnici hanno inoltre provato che la violenza era stata ripresa con un telefonino e condivisa nella chat WhatsApp della squadra, denominata «We are champs». In quella sede nessuno dei numerosi atleti presenti aveva sollevato dubbi: il video era stato accolto con ilarità, tra battute su «torelli del giovedì», «scambio di casacche», incitamenti e volgarità confluite nel fascicolo d’indagine. Una condotta all’insegna del «fare squadra» rimasta identica nel tempo: dall’assenza di qualsiasi reazione critica nella chat la notte degli abusi fino al sostegno pubblico.

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