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Parla il papà della bambina a cui è stato negato il pasto in mensa: «Era triste ma le ho detto che a casa c’era la pasta al forno»

07 Novembre 2026 - 12:23 Stefania Carboni
mensa negata
L'esclusione, riporta Repubblica, saltata per 12 euro e 80 centesimi non saldati dall'anno precedente. «Mi hanno girato uno screenshot senza intestazione, senza niente. Così ho diffidato il comune»
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Sua figlia di 9 anni non ha potuto mangiare in mensa a scuola, per via di un presunto debito del valore di 12 euro e 80 centesimi, relativo al precedente anno scolastico. Il caso della bimba di Taranto è stato ricostruito oggi da Repubblica, che ha intervistato Antonio P., padre della piccola. L’uomo ha diffidato il Comune di Taranto, invitandolo a ripristinare il servizio. Mentre l’assessora alla Pubblica Istruzione, Maria Lucia Simeone sostiene che la famiglia sapesse della morosità dallo scorso 15 aprile. E che la bimba avrebbe «usufruito del servizio mensa gratuitamente per diversi mesi».

«Ogni anno la refezione scolastica comincia in una data diversa. Quella dell’istituto di mia figlia doveva partire il 2 novembre. Si doveva dunque fare l’iscrizione così come ho fatto, conservo anche la ricevuta. Lunedì ho portato mia figlia a scuola come tutti i giorni e mi aspettavo che uscisse alle 16 e 15. Ma ho ricevuto una telefonata in cui mi si diceva che dovevo prendere la bambina alle 13», racconta Antonio. Non era arrivato dall’ente comunale l’elenco con il pass della bambina. «Ho inviato una Pec sia all’ente comunale sia all’istituto scolastico, i quali, alla luce di queste mie richieste formali, hanno iniziato a rimpallarsi le responsabilità l’uno con l’altro», racconta l’uomo.

Il rimpallo e lo screenshot senza intestazione

«La scuola diceva che gli elenchi non li fanno loro ma il Comune – precisa il padre della piccola – mentre il Comune asseriva che gli elenchi degli alunni richiedenti la mensa vengono mandati dalle scuole al Comune e non viceversa. Inoltre mi è stato comunicato che solo dopo aver effettuato il saldo poteva essere ripristinato il servizio». E lì lo screenshot con i 12 euro e 80 centesimi non saldati dall’anno precedente. «Senza intestazione, senza niente», sottolinea Antonio, mettendo tutto in mano al suo legale.

«Le ho detto che la nonna aveva fatto la pasta al forno»

Da lunedì la piccola non ha accesso alla mensa. L’altro giorno Antonio ha chiamato a scuola chiedendo se la situazione fosse tornata regolare o meno. «Se non avessi telefonato cosa sarebbe successo? Che la bambina si sarebbe trovata lì seduta mentre gli altri mangiavano. Non lo voglio neanche immaginare», racconta a Repubblica. La bimba non sa perché sta saltando i pasti con i suoi compagnetti. Quando il papà andò a riprenderla a scuola, le raccontò una piccola storia, a fin di bene. «Mi ha chiesto: ma che è successo? Le ho detto che la nonna aveva fatto la pasta al forno e ci teneva che venisse. Ho trovato questa piccola scusa per giustificare la sua perplessità».

La Cgil: «Il diritto allo studio non ammette discriminazioni»

Sul caso è intervenuta anche la Cgil di Taranto. La segretaria Tiziana Ronsisvalle definisce inaccettabile scaricare sui minori problemi burocratici o difficoltà economiche, chiedendo al Comune di rivedere con urgenza i regolamenti e di aprire un tavolo permanente con scuole e parti sociali: «Le difficoltà finanziarie dei genitori non devono mai tradursi in umiliazioni per i più piccoli».

(Foto di Spencer Plouzek su Unsplash)

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