Salvini replica a Di Maio: «Porti chiusi finché il ministro sono io». Indagati entrambi con Conte e Toninelli

L’accusa della procura di Catania è di sequestro di persona per il caso Sea Watch, ma il procuratore Carmelo Zuccaro ha già presentato una richiesta di archiviazione 

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini è indagato dalla procura di Catania con l’accusa di sequestro di persona. Si tratta della seconda iscrizione nel registro degli indagati da quando è al Governo, dopo l’ormai famoso caso Diciotti. L’indagine è nata dopo il salvataggio di 47 migranti da parte della nave ong Sea Watch il 19 gennaio scorso. Il ministro vietò lo sbarco: i naufraghi furono trattenuti a bordo per una settimana al largo di Siracusa, prima ottenere l’ok arrivato il 31 gennaio, ma nel porto di Catania.

Dopo Matteo Salvini, anche il l’altro vicepremier Luigi Di Maio, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli e il premier Giuseppe Conte sono stati indagati per sequestro di persona, sempre in merito ai ritardi negli sbarchi dei migranti della nave Sea Watch. Anche per loro il procuratore Zuccaro ha presentato rihiesta di archiviazione. 

La notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati l’ha data direttamente Matteo Salvini: a differenza del caso Diciotti, però, la vicenda dovrebbe risolversi nel giro di poche settimane. Il titolare del fascicolo Carmelo Zuccaro, noto tra l’altro per le inchieste sui presunti legami tra ong e trafficanti, ha già chiesto l’archiviazione, che dovrà essere convalidata dal giudice per le indagini preliminari. 

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L’indagine per sequestro di persona è arrivata nel mezzo di uno scontro fra Salvini e i Cinque stelle proprio sul tema dell’immigrazione: in un’intervista al Corriere della Sera, il vicepremier Luigi Di Maio ha detto che l’intensificarsi della crisi libica potrebbe generare un flusso migratorio al quale il Governo non dovrà rispondere come ha fatto finora. 

«La chiusura dei porti è una misura occasionale» – ha detto. «È risultata efficace in alcuni casi. Funziona ora, ma di fronte a un’intensificarsi della crisi non basterebbe». Al capo politico dei Cinque Stelle ha fatto eco il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, intervistata da Radio Capital: «In caso di una nuova guerra (in Libia, ndr) – ha detto – non avremmo migranti, ma rifugiati. E i migranti si accolgono». Interpellata sul caso del Carabiniere ucciso a Foggia, la ministra ha lanciato un’altra frecciatina a Salvini: «C’è bisogno che qualcuno si concentri più sulla sicurezza del Paese».

Dopo gli ultimi sondaggi e le sconfitte elettorali in Basilicata, Sardegna e Abruzzo, il Movimento 5 Stelle si è posizionato “a sinistra”, provocando una serie di scontri interni alla maggioranza: dal revenge porn, alle proposte di legge della Lega sulle armi e sulla castrazione chimica; dalla concessione della cittadinanza a Rami, l’eroe del fallito attentato allo scuolabus, alle alleanze di Salvini alle europee con i partiti di estrema destra.

Lo scontro sulla politica dei porti chiusi è solo l’ultimo di un lungo elenco, ma segna un cambio di passo importante: solo un mese fa, Di Maio e Toninelli decisero di difendere Salvini contro l’autorizzazione a procedere chiesta per il caso Diciotti, attribuendosi la decisione di impedire lo sbarco ai 137 migranti salvati dalla Guardia Costiera italiana.

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