Ponte Morandi, riapre via Fillak a 8 mesi dal crollo. Negozianti in ginocchio

di OPEN

«Questa giornata non ha solo un valore simbolico ma reale – ha detto il sindaco Bucci – la vita deve ritornare come prima, dobbiamo fare tutto il possibile perché accada»

L’ultima delle grandi vie di Genova chiusa dopo il crollo del ponte Morandi è stata riaperta al traffico. «Questa giornata non ha solo un valore simbolico ma reale. La strada è aperta e quello che tutti volevano si è realizzato». A parlare è il sindaco-commissario di Genova, Marco Bucci, presente sul posto insieme al governatore Giovanni Toti e il viceministro delle Infrastrutture Edoardo Rixi. 

A otto mesi da quel tragico 14 agosto della scorsa estate in cui persero la vita 43 persone, la via è stata riaperta al traffico di veicoli. «Ormai abbiamo aperto tutte le strade – ha spiegato Bucci – e la vita deve ritornare come prima. Dobbiamo fare tutto il possibile perché accada. Ci stiamo impegnando e, se lo facciamo tutti, alla fine ce la facciamo».

Secondo il sindaco della città, a breve la strada potrebbe essere anche libera al passaggio dei pedoni. «Per adesso, per un motivo prudenziale, possono passare solo i veicoli. Ma spero che presto si possa aprire anche ai pedoni: non appena avremo la conferma di tutte le pile in sicurezza sarà possibile aprire a tutti».

Riapertura Via Walter Fillak 🏴󠁧󠁢󠁥󠁮󠁧󠁿

Posted by Marco Bucci per Genova on Tuesday, April 23, 2019

La «città ferita», come l’aveva definita otto mesi fa lo stesso Bucci, ha bisogno ora di rimettersi in piedi. E, come sanno bene i commercianti di via Fillak e delle zone limitrofe, la riapertura delle strade ai pedoni è solo il primo passo per riattivare gli esercizi commerciali e tornare a vivere. «Voi aprite, noi chiudiamo» è lo slogan che si legge sulle facciate dei negozi attorno all’area colpita dal crollo. 

Poco prima della riapertura della strada, una delegazione del comitato dei commercianti della città si era presentata a ridosso delle transenne per chiedere ancora una volta aiuto ad Autostrade affinché si facciano carico anche della situazione economica degli esercenti: «Un esercizio commerciale qui prima aveva un introito attorno ai 600 euro al giorno, oggi non andiamo oltre ai 15-20 euro, tra qualche mese rischiamo di chiudere tutti», ha detto Ivan Spagnolo, il proprietario di una paninoteca aperta poco primaprima del disastro.

Video in evidenza: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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