Ponte Morandi, riapre via Fillak a 8 mesi dal crollo. Negozianti in ginocchio

di OPEN

«Questa giornata non ha solo un valore simbolico ma reale – ha detto il sindaco Bucci – la vita deve ritornare come prima, dobbiamo fare tutto il possibile perché accada»

L’ultima delle grandi vie di Genova chiusa dopo il crollo del ponte Morandi è stata riaperta al traffico. «Questa giornata non ha solo un valore simbolico ma reale. La strada è aperta e quello che tutti volevano si è realizzato». A parlare è il sindaco-commissario di Genova, Marco Bucci, presente sul posto insieme al governatore Giovanni Toti e il viceministro delle Infrastrutture Edoardo Rixi. 


A otto mesi da quel tragico 14 agosto della scorsa estate in cui persero la vita 43 persone, la via è stata riaperta al traffico di veicoli. «Ormai abbiamo aperto tutte le strade – ha spiegato Bucci – e la vita deve ritornare come prima. Dobbiamo fare tutto il possibile perché accada. Ci stiamo impegnando e, se lo facciamo tutti, alla fine ce la facciamo».

Secondo il sindaco della città, a breve la strada potrebbe essere anche libera al passaggio dei pedoni. «Per adesso, per un motivo prudenziale, possono passare solo i veicoli. Ma spero che presto si possa aprire anche ai pedoni: non appena avremo la conferma di tutte le pile in sicurezza sarà possibile aprire a tutti».

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La «città ferita», come l’aveva definita otto mesi fa lo stesso Bucci, ha bisogno ora di rimettersi in piedi. E, come sanno bene i commercianti di via Fillak e delle zone limitrofe, la riapertura delle strade ai pedoni è solo il primo passo per riattivare gli esercizi commerciali e tornare a vivere. «Voi aprite, noi chiudiamo» è lo slogan che si legge sulle facciate dei negozi attorno all’area colpita dal crollo. 

Poco prima della riapertura della strada, una delegazione del comitato dei commercianti della città si era presentata a ridosso delle transenne per chiedere ancora una volta aiuto ad Autostrade affinché si facciano carico anche della situazione economica degli esercenti: «Un esercizio commerciale qui prima aveva un introito attorno ai 600 euro al giorno, oggi non andiamo oltre ai 15-20 euro, tra qualche mese rischiamo di chiudere tutti», ha detto Ivan Spagnolo, il proprietario di una paninoteca aperta poco primaprima del disastro.

Video in evidenza: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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