Decreto sicurezza bis, Salvini chiede a Conte «una ricognizione» dei fondi all’Onu – La lettera

Salvini chiede anche una «dura presa di posizione del governo» davanti alle critiche dell’Onu al suo decreto

Di lettera in lettera. Dopo quella di Bruxelles all’Italia sullo stato dei conti pubblici nostrani, a prendere carta e penna e scrivere al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e per conoscenza al ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, è oggi, 29 maggio, il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini.

«Caro Giuseppe», verga a mano il leader della Lega. La missiva invoca una presa di posizione da parte del governo italiano nei confronti delle contestazioni avanzate da sei Rapporteurs delle Nazioni Unite formalizzate il 15 maggio scorso. E una revisione dei fondi destinati all’Onu.

«Pesanti rilievi», li definisce Salvini, a proposito «delle due Direttive da me emanate in materia di coordinamento dell’attività di sorveglianza delle frontiere marittime e di contrasto all’immigrazione illegale».

Di più: «La pretestuosità e l’inconferenza delle argomentazioni assunte nella nota sono rese ulteriormente biasimevoli dalla circostanza che in essa ci si spinge a muovere censure, prima delle elezioni, nei confronti del cosiddetto decreto sicurezza bis non ancora sottoposto all’esame del Consiglio dei ministri». «Indebite invasioni di campo» in periodo pre-elettorale, insomma, «portate da preconcette impostazioni ideologiche».

Qui il testo completo della lettera.

Proprio oggi, l’aereo di ricognizione Moonbird lancia un nuovo allarme: un gommone con a bordo un’ottantina di persone – tra cui almeno 2 bambini, «in acque internazionali a poche decine di miglia dalla nave della nave P490 della Marina Militare italiana», scrive l’ong tedesca Sea Watch su Twitter. «La P490 è la nave più vicina. Chiediamo alle autorità di procedere subito con il soccorso».

Nei rilievi dell’Onu si richiede il ritiro delle due direttive «che vietano alle navi delle ong che salvano i migranti al largo delle coste libiche l’accesso ai porti italiani».

Non solo: «Dichiarare che i porti libici sono ‘in grado di fornire ai migranti un’adeguata assistenza logistica e medica’ è», per gli esperti dell’Onu, «particolarmente allarmante, in particolare in base ai rapporti secondo cui la guardia costiera libica ha commesso molteplici violazioni dei diritti umani, compresa la collusione con le reti di trafficanti e il deliberato affondamento delle barche che affondavano deliberatamente».

Altro che violazione dei diritti umani in relazione alla Libia, scrive ancora oggi il leader del Carroccio, che rivendica il «sostegno al tessuto sociale e municipale libico». Nell’annunciare una articolata risposta predisposta da Viminale e Farnesina all’Onu, Salvini chiede al governo di fare fronte comune nel ritenere «irricevibili» le richieste dei rapporteurs e «astenersi quindi dal fornire riscontri».

Non solo: Matteo Salvini «coglie l’occasione» anche per chiedere l’ammontare del contributo italiano al bilancio dell’Onu. «Per poter formulare nuove proposte che riconsiderino l’apporto nazionale in termini di risorse», conclude.

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