Salvini attacca i giudici che hanno bocciato le sue leggi. La replica da Firenze: «Linciaggio morale»

di OPEN

Il vicepremier contro i giudici di Firenze e Bologna: «Non fai il giudice, ti candidi alle elezioni, con un partito di sinistrati fai eleggere, vai in Parlamento e cambi le leggi»

A Bologna un giudice ha emesso una sentenza favorevole a due immigrati. A Firenze il Tar ha bocciato il daspo urbano, uno strumento che vieta a chi ha una denuncia di entrare in alcune zone della città.

Dopo questi due provvedimenti, il ministro dell’Interno Matteo Salvini attacca i giudici che avrebbero assunto «posizioni in contrasto con le politiche del Governo in materia di sicurezza, accoglienza e difesa dei confini» e stila una lista dei magistrati nemici.

La replica della Corte d’appello di Firenze

Arriva, nella giornata del 6 giugno, la replica della presidente della Corte d’appello di Firenze Margherita Cassano: «Ritengo doveroso – risponde al ministro dell’Interno il magistrato – intervenire in ordine al linciaggio morale cui è ingiustamente sottoposta la dottoressa Luciana Breggia, esposta per i gravi attacchi subiti a pericolo per la sua incolumità, attesa la risonanza mediatica e l’effetto moltiplicatore della galassia dei social».

La reazione di Salvini

«Nessun linciaggio, nessuna minaccia, nessun dossier – ha poi commentato il ministro dell’Interno dopo le proteste dei magistrati e delle associazioni di categoria – ho intenzione di usare tutti gli strumenti previsti dall’ordinamento per sapere se è normale e opportuno che alcuni magistrati, pubblicamente schierati contro la politica del governo, abbiano giudicato in cause che coinvolgevano il Viminale».

Salvini non risparmia anche una frecciata alle toghe, nel pieno della bufera per lo scandalo al Consiglio superiore della magistratura: «Mi spiace che venga chiamato in causa il Csm, che in queste settimane ha altro a cui pensare. Lavoro per la sicurezza di tutti gli italiani, magistrati compresi».

La lista dei magistrati «contro le politiche del Governo»

Tre i magistrati presi di mira da Salvini: Luciana Breggia, del tribunale di Firenze, che avrebbe espresso pubblicamente posizioni critiche nei confronti dell’esecutivo e vicinanza con riviste sensibili al tema degli stranieri.

La seconda è Rosaria Trizzino, giudice del Tar di Firenze, che ieri – 4 giugno – ha cancellato il provvedimento sulle 17 “zone rosse” della città, con cui il Prefetto aveva vietato l’accesso ad alcune aree alle persone denunciate per i reati di rissa, lesioni e spaccio. Salvini ha già annunciato che farà ricorso.

La terza è Matilde Betti, il magistrato di Bologna che non aveva accolto il ricorso del Ministero dell’Interno contro l’iscrizione nel registro anagrafico di due cittadini stranieri.

Nei confronti delle ultime due, Salvini ha fatto sapere di volersi rivolgere all’Avvocatura dello Stato per valutare se non «avrebbero dovuto astenersi, lasciando il fascicolo ad altri. «Ci chiediamo – ha detto Salvini – se alcune iniziative pubbliche, alcune evidenti prese di posizione di certi magistrati, siano compatibili con un’equa amministrazione della giustizia».

Ospite di Otto e Mezzo, su La7, Salvini ha mantenuto il punto: «Non indago sulle idee dei giudici, ma ritengo strano che un giudice partecipi a iniziative politiche, se non partitiche, a favore di un certo tipo di immigrazione e poi emetta sentenze su quei temi».

Il vicepremier ha negato di voler cercare lo scontro con la magistratura, dicendo che «l’avvocatura dello stato saprà consigliarci per il meglio». Ma lo scenario appare tutt’altro che pacifico.

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