Salario minimo, il M5s non arretra: «Troveremo i finanziamenti»

Malgrado la misura sia stata bocciata da più parti, la senatrice pentastellata Nunzia Catalfo, prima firmataria della proposta di legge, assicura che si farà

Il governo Conte sembra procedere ancora su due binari con due priorità differenti. Da un lato Matteo Salvini continua a premere per la flat tax, dall’altro Luigi Di Maio reclama il salario minimo orario. Il tutto sotto l’occhio del ministro dell’Economia Giovanni Tria, che procede in modo cauto su entrambe le proposte, e sotto il monito del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che preme sulla necessità di «assicurare la solidità dei conti», al fine di «sostenere l’economia reale e lo sviluppo di nuovi progetti per la valorizzazione dei nostri territori, per creare lavoro di qualità e una crescita inclusiva».

La proposta del salario minimo del M5s

E mentre la misura del salario minimo viene bocciata sia dall’Ocse sia dall’Istat, il M5s continua a ribadire l’obiettivo di regolamentare «il trattamento economico minimo previsto dal contratto collettivo nazionale affinché questo non possa mai essere inferiore a 9 euro lordi».

A difendere la misura è in particolare modo la senatrice M5s Nunzia Catalfo, prima firmataria della proposta di legge sul salario minimo che, dalle pagine del Corriere della Sera, sostiene che i 9 euro sono «frutto di uno studio che permette di aggredire il fenomeno dei working poors», e illustra come in altri Paesi europei la paga minima oraria superi anche la soglia dei 9 euro lordi orari. Questo accade in Paesi come la Francia e la Germania, dove il minimo orario è di rispettivamente 10,03 euro e di 9,19 euro.

«Con questa misura si riconosce la centralità dei contratti nazionali più rappresentativi, aggredendo efficacemente i cosiddetti “contratti pirata” ed eliminando il dumping salariale. Così facendo – dice la senatrice M5s – si garantisce a tutti i lavoratori una soglia di dignità sotto la quale nessuna retribuzione può scendere: 9 euro, per l’appunto».

Secondo i dati Istat, però, la misura, che riguarderebbe circa 2,9 milioni di lavoratori dipendenti, creerebbe nuovi costi per circa un milione e mezzo di aziende italiane. 

«No a differenze tra Nord e Sud Italia»

Al ministro Tria che evidenzia e richiede che il salario minimo venga «disegnato in modo che dia un risultato al Nord e non rappresenti un ostacolo per il Mezzogiorno», la Catalfo risponde citando la Costituzione rigettando quindi la dualità e le differenziazioni tra Nord e Sud, in quanto non è possibile «fare differenze sulle retribuzioni minime». La senatrice precisa però che con «la contrattazione decentrata si potrà agire per valorizzare la produttività del lavoro». 

Dove trovare i soldi per il salario minimo?

Il problema, però, pare essere sempre lo stesso: dove trovare i soldi per questa misura? La senatrice sembra avere più di una soluzione e più di una fonte da cui attingere fondi per la realizzazione della proposta, tra cui «la spending review, la razionalizzazione della tax expenditures e la lotta all’evasione fiscale».

E a chi, sul fronte imprese, storce il naso per l’eventuale aumento dei costi per le aziende italiane, la Catalfo risponde che «il salario minimo, restituirebbe potere d’acquisto alle persone, aumentando la domanda interna e permettendo alle imprese di aumentare i profitti, compensando il costo della misura». 

Leggi anche: