Usa-Iran, lo scontro si accende sui social. Teheran: «Casa Bianca afflitta da ritardo mentale»

Gli ayatollah rispondono agli ultimi attacchi economici degli Usa: «Quante persone avete ucciso con le vostre bombe atomiche»?

Dopo le nuove sanzioni americane, arriva la reazione dell’Iran: «La Casa Bianca è afflitta da ritardo mentale». Così il presidente iraniano Hassan Rohani ha parlato in un discorso in diretta tv, in seguito agli attacchi economici contro la Guida suprema Ali Khamenei e il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif.

«Hai dichiarato di esserti preoccupato di non uccidere 150 iraniani» con gli eventuali raid Usa dopo l’abbattimento del drone americano, «ma quante generazioni sono state distrutte dalle tue armi nucleari?».

Il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif commenta così le nuove sanzioni, rivolgendosi a Donald Trump in un discorso a un evento di commemorazione delle vittime degli attacchi chimici durante la guerra con l’Iraq degli anni ’80.

«Se in quel momento aveste fermato le azioni di Saddam (Hussein), oggi l’Isis non avrebbe osato usare armi di questo genere. Oggi gli occidentali e gli Stati Uniti cercano di ignorare l’uso delle armi chimiche da parte dei loro mercenari nella regione», ha aggiunto Zarif

La reazione del presidente Usa non si è fatta attendere. Su Twitter Donald Trump ha lanciato una nuova minaccia contro Teheran: «Ogni attacco dall’Iran all’America provocherà il suo annientamento». E ha definito le dichiarazioni dell’Iran delle ultime ore: «Ignoranti e offensive».

Nuove sanzioni

Donald Trump le aveva annunciate sabato 22 giugno dichiarando che il costo di avere un arsenale nucleare per l’Iran sarebbe stato vivere «in un’economia a pezzi per tanto tempo a venire».

Le nuove sanzioni però arrivano dopo una serie di attacchi e di scambi di accuse tra i due Paesi, a cominciare dall’intelligence americana che ha accusato l’Iran di aver bombardato due petroliere giapponesi.

Come risposta la Repubblica islamica ha abbattuto un drone americano, al quale gli Stati Uniti hanno risposto con una serie di cyberattacchi. Sventata all’ultimo invece un’azione militare in cui sarebbero potute morire circa 150 persone.

Le sanzioni sono nei confronti del leader supremo iraniano, Ali Khamenei e altri alti ufficiali, compresi otto Guardiani della Rivoluzione, o pasdaran. Colpito anche il ministro degli Esteri Javad Zarif, protagonista dell’accordo sul nucleare siglato con l’amministrazione di Barack Obama nel 2015.

Il segretario del Tesoro Steven Mnuchin ha dichiarato che sono stati congelati miliardi di dollari in asset iraniani ma gli effetti potrebbero essere più limitati visto che molti degli individui in questione sono autonomi rispetto al sistema finanziario internazionale.

In un’intervista al quotidiano americano The Hill, Donald Trump ha aggiunto ulteriore benzina al fuoco dichiarando di non aver bisogno dell’approvazione del Congresso americano per ordinare un attacco all’Iran Contraria la speaker della Camera, Nancy Pelosi, secondo cui un via libera è necessario.

I cyberattacchi Usa

Gli Stati Uniti hanno operato giovedì (20 giugno) una serie di cyberattacchi contro il gruppo di intelligence iraniano che le autorità americane ritengono abbia contribuito a pianificare gli attacchi contro le petroliere Usa nelle ultime settimane. Lo scrive il New York Times, citando fonti informate sull’operazione

L’attacco informatico si trova sotto la soglia del conflitto armato e gioca quindi con i codici bellici come le precedenti offensive iraniane. Questi attacchi sarebbero stati pianificati da settimane e sono stati sferrati giovedì in risposta all’abbattimento del drone e agli attacchi alle petroliere.

Sarebbero stati colpiti vari sistemi informatici, tra cui quelli che l’intelligence americana ha ritenuto sarebbero stati usati dai servizi di spionaggio iraniani per pianificare gli attacchi alle navi nel goflo di Oman. Un altro attacco sarebbe stato sferrato a un computer che controlla il lancio di missili iraniani, danneggiandone il sistema.

Non sono ancora noti i dettagli dell’operazione, che pare fosse mirata a disabilitare temporaneamente l’azione informatica dei gruppi di spionaggio iraniani, vicini ai pasdaran, le guardie della Rivoluzione.

Una fonte governativa americana, interpellata dalla CNN, aveva infatti affermato che la cancellazione da parte di Trump della risposta aerea non significava che non ci sarebbero state reazioni Usa all’attacco iraniano.

In un tweet, Trump ha inoltre affermato: «Non ho mai ritirato l’attacco contro l’Iran, come viene erroneamente riportato, l’ho solo sospeso in quell’occasione». Il presidente americano ha anche dichiarato che non esclude un attacco militare.

Sabato, Christopher C. Krebs, direttore della cybersecurity del dipartimento di Sicurezza nazionale Usa ha allertato che le «attività informatiche dannose» condotte dall’Iran contro gli Stati Uniti stavano aumentando. Queste attività non sarebbero mirate solamente a rubare dati e denaro, ma anche a smantellare interi network.

L’abbattimento del drone

L’attacco ha avuto luogo lo stesso giorno in cui il presidente americano ha ritirato l’ordine di compiere una rappresaglia contro l’abbattimento di un suo drone da parte dell’Iran, dieci minuti prima che l’attacco avvenisse, giudicando l’azione «non proporzionata». La reazione statunitense avrebbe infatti provocato 150 morti, mentre l’attacco iraniano non aveva causato vittime.

«L’Iran è in grado di abbattere altri droni spia americani, come ha già fatto la scorsa settimana», ha affermato il contrammiraglio Hossein Khanzadi, comandante della Marina di Teheran, in un incontro all’università Malek Ashtar nella provincia meridionale di Fars.

L’Iran può sempre dare una «risposta devastante» e «il nemico lo sa», ha detto Khanzadi, per mettere in guardia gli Stati Uniti da ulteriori interferenze nell’area.

Sempre secondo fonti vicine al dossier, gli americani avrebbero tentato la via della de-escalation con l’annullamento dell’attacco aereo di giovedì ma sono pronti a reagire se l’Iran continuerà a prendere di mira petroliere USA. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran sono in ascesa da quando Donald Trump ha annunciato il ritiro dell’accordo sul nucleare del 2015.

Giovedì, una trentina di Guardie della Rivoluzione Islamica si sono riunite per una «preghiera celebrativa» dell’attacco al drone statunitense. Un predicatore ha dedicato: «Una benedizione speciale al comandante che ha ordinato l’attacco al drone americano e hai combattenti che l’hanno attuato». Secondo il New York Times, i pasdaran hanno abbattuto il drone principalmente per dimostrare di esserne capaci.

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