Iran, i Pasdaran sequestrano una petroliera britannica. Trump: «Teheran si fermi o pagherà prezzo altissimo»

Secondo i Guardiani della Rivoluzione la nave avrebbe violato le norme e i regolamenti marittimi internazionali. L’Iran avrebbe sequestrato anche un’imbarcazione liberiana

I Guardiani della Rivoluzione iraniana hanno annunciato di aver «sequestrato» una petroliera britannica, la Impero Stena, nello stretto di Hormuz. In un comunicato diffuso sul loro sito internet, Sepahnews, i Pasdaran spiegano che la nave ha violato «le norme e i regolamenti marittimi internazionali». Secondo quanto riportato dalla Cnn, l’Iran avrebbe sequestrato anche una seconda petroliera, la Mv Mesdar, in questo caso battente bandiera liberiana.

«Il sequestro – si legge – è stato eseguito su richiesta dell’autorità portuale e marittima della provincia di Hormozgan». La notizia arriva in un momento in cui la tensione è già altissima nella regione e nei rapporti tra Teheran e Washington per la sospensione degli accordi sul nucleare del 2015.

La società proprietaria della nave, la Stena Bulk, ha dichiarato che l’Impero Stena è attualmente diretta a nord verso l’Iran e che al momento non sono «in grado di contattare la nave». Anche il governo britannico ha confermato di aver perso i contatti con l’imbarcazione, e ha convocato il Cobra (Cabinet Office Briefing Rooms), il comitato di coordinamento e strategia dell’esecutivo, istituito per rispondere alle crisi.

ANSA | Un’immagine della petroliera Stena Impero tratta dal sito vesselfinder

La petroliera Stena Impero è stata costruita nel 2018 e ha una stazza di quasi 30 mila tonnellate.  L’ultima segnalazione su Marine Traffic della petroliera era nel porto di Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, a circa 70 miglia nautiche dall’imbocco dello stretto di Hormuz. 

Trump: «L’Iran non faccia nulla di stupido o pagherà prezzo altissimo»

Il presidente americano Donald Trump, in un colloquio telefonico con il collega francese Emmanuel Macron, ha avvertito Teheran di non fare «nulla di stupido», altrimenti «pagherà un prezzo che nessun altro ha mai pagato». Gli Usa hanno denunciato «un’escalation di violenza» da parte dell’Iran e che parleranno con Londra: «È la seconda volta in poco più di una sola settimana che il Regno Unito è preso come obiettivo dall’escalation della violenza del regime iraniano» .

Trump ha aggiunto che il sequestro conferma quello che dice da sempre sull’Iran, ovvero che Teheran «crea problemi». Ha anche ricordato di esser stato nel giusto nel ritirarsi dall’accordo sul nucleare firmato dall’amministrazione Obama e da alcuni Stati dell’Ue nel 2015.

Qualche giorno fa lo stesso Trump aveva dato notizia dell’abbattimento di un drone che nel Golfo si era avvicinato troppo a una nave da guerra americana, la Boxer. Teheran ha però smentito la perdita di un velivolo senza pilota. 

Nei giorni scorsi, la Marina reale britannica ha sequestrato al largo di Gibilterra una petroliera battente bandiera panamense, la Grace 1, sospettata di trasportare greggio iraniano verso la Siria, in violazione delle sanzioni europee a Damasco.

Lo stretto di Hormuz

Lo Stretto di Hormuz rappresenta il più importante e strategico passaggio per i flussi petroliferi mondiali, e che lo scià Reza Pahlavi chiamava la “vena giugulare” dell’antica Persia in quanto approvvigionamento energetico del pianeta. Per questo, non è stato mai chiuso alle petroliere neanche per i primi tumulti della Rivoluzione islamica, tra il 1978 e il 1981, o durante la guerra con l’Iraq tra il 1980 e il 1988.

Situato tra il Sultanato dell’Oman e la Repubblica Islamica di Iran, mette in connessione il Golfo Persico con il Golfo di Oman e, quindi, con il Mar Arabico e l’Oceano Indiano. Di fatto, grandi produttori come Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Qatar ed Iran usufruiscono dello Stretto per la maggior parte delle proprie esportazioni. Vi transitano quotidianamente milioni di barili al giorno, pari grosso modo al 35% di tutto il greggio commerciato via mare ed al 20% del totale. Il petrolio è in gran parte diretto verso i mercati asiatici, in particolare Giappone, India, Sud Corea e Cina.

Recentemente, la Repubblica Iraniana ha minacciato di sfruttare la propria posizione strategica e la propria potenza navale per chiudere lo Stretto e bloccare i flussi petroliferi come forma di ritorsione nel caso in cui le venissero imposte ulteriori sanzioni economiche da parte degli Stati Uniti. Una eventualità che molti esperti escludono: vuoi per l’incapacità pratica dell’Iran di chiudere lo Stretto e bloccare le enormi navi-cisterne; vuoi per i danni che una tale scelta produrrebbe sulla sua stessa economia (il commercio via mare costituisce il 99% dell’export iraniano che a sua volta rappresenta il 65% delle entrate governative).

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