Crisi Iran-Gran Bretagna: cosa sta succedendo nello stretto di Hormuz in 4 minuti

Cresce la tensione tra Washington e Teheran dopo il sequestro di una petroliera britannica e l’abbattimento di un drone iraniano

Si è aperto un nuovo capitolo nella crisi tra Stati Uniti e Iran nel Golfo, dopo le esplosioni avvenute su due petroliere lo scorso giugno che hanno visto Washington puntare il dito contro Teheran.

Jeremy Hunt, ministro degli esteri inglese, ha manifestato «estremo disappunto» per il sequestro in una telefonata col collega iraniano Javad Zarif. «Nell’ultimo colloquio m’aveva assicurato sulla volontà dell’Iran di ridurre le tensioni, ma poi si comportano in modo esattamente opposto», ha poi scritto in un tweet, chiedendo «azioni, non parole, per trovare una via d’uscita». In un altro tweet, Hunt ha evocato risposte «ponderate, ma forti» se il cargo non sarà rilasciato.

«È l’Iran che garantisce la sicurezza del Golfo Persico e dello Stretto di Hormuz», ha risposto Zarif su Twitter. «Il Regno Unito deve smetterla di essere complice del terrorismo economico degli Stati Uniti».

Il sequestro della petroliera britannica

La petroliera britannica Stena Impero, sequestrata dai Pasdaran il 19 luglio, è arrivata nel porto di Bandar Abbas, nella provincia iraniana di Hormozgan.

Lo ha annunciato il direttore generale dell’autorità portuale Allahmorad Afifipour precisando che il cargo è stato fermato «per essersi scontrato con un peschereccio e per non aver risposto alla richiesta di spiegazioni».

Intanto dal Londra arriva un monito alle petroliere britanniche. Il governo inglese ha messo in guardia le sue navi dall’avvicinarsi allo stretto di Hormuz.

Il 19 luglio le Guardie rivoluzionarie, i cosiddetti Pasdaran, avevano annunciato di aver sequestrato la petroliera britannica nelle acque dello Stretto di Hormuz, perché in violazione delle norme di navigazione internazionale: «Dopo che la petroliera britannica non ha risposto alle nostre chiamate, abbiamo allertato le forze militari iraniane che si sono mosse in direzione del tanker per indagare sull’incidente», ha spiegato il direttore dell’autorità portuale della provincia di Hormozgan.

La petroliera era diretta verso l’Arabia Saudita quando improvvisamente – ha fatto sapere il governo di Londra – ha lasciato le acque internazionali e all’altezza del Golfo di Hormuz è stata costretta a virare.

Una seconda nave, la Mesdar – battente bandiera liberiana – è stata liberata poco dopo, mentre la Stena Impero è rimasta per più ore nelle mani dei Pasdaran. Appena giovedì scorso una petroliera degli Emirati arabi, la Riah, era stata sequestrata dai Pasdaran con l’accusa di contrabbando di petrolio.

La risposta di Trump

Gli Stati Uniti hanno fatto sapere di voler inviare 500 soldati in Arabia Saudita per rafforzare la loro presenza militare in Medio Oriente, a causa delle crescenti tensioni con l’Iran. L’invio di centinaia di nuovi militari fa parte del piano, annunciato a giugno, che prevede il dispiegamento di altre mille milizie nella regione.

La decisione di Trump arriva nel mezzo della crescente escalation tra i due Paesi, sempre più ai ferri corti dopo la decisione del presidente americano di uscire dall’accordo sul nucleare iraniano.

In un colloquio telefonico con il collega francese Emmanuel Macron, Trump ha avvertito Teheran di non fare «nulla di stupido», altrimenti «pagherà un prezzo che nessun altro ha mai pagato».

Il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif

Parole che fanno seguito alla denuncia dello stesso Trump che aveva dato notizia dell’abbattimento di un drone che nel Golfo si era avvicinato troppo a una nave da guerra americana, la Boxer. Teheran ha però smentito la perdita di un velivolo senza pilota.

L’Iran non ha «nessuna informazione circa la perdita di un drone». Lo ha detto il ministro degli Esteri di Teheran, Mohammad Javad Zarif. Anche i Guardiani della rivoluzione si sono distanziati dalle dichiarazioni statunitensi diffondendo un video che mostra come il presunto drone abbattuto dagli Usa sia rientrato alla base.

La posizione dell’Ue

Il portavoce dell’Alto rappresentate dell’Ue Federica Mogherini ha manifestato vicinanza alla Gran Bretagna: «Sollecitiamo l’immediato rilascio della restante nave e del suo equipaggio, e chiediamo di evitare ulteriori tensioni». Ha anche espresso «grave preoccupazione» per il sequestro di due navi da parte delle autorità iraniane nello stretto di Hormuz. «In una situazione già tesa – ha aggiunto- questo sviluppo rischia un’ulteriore escalation e mina il lavoro per trovare un modo per risolvere le tensioni».

Anche la Francia e la Germania hanno espresso solidarietà alle autorità britanniche, chiedendo all’Iran l’immediato rilascio dell’imbarcazione. Berlino ha condannato «l’ingiustificabile» sequestro da parte dell’Iran: una mossa che esaspera pericolosamente una situazione nella regione già tesa. «Esortiamo l’Iran a rilasciare la nave e il suo equipaggio immediatamente», ha detto un portavoce del ministero degli Esteri tedesco.

Gibilterra: il sequestro greggio iraniano

Una mossa, da parte di Teheran, che potrebbe essere la risposta al sequestro, per mano della Gran Bretagna, di una petroliera battente bandiera panamense nello stretto di Gibilterra e sospettata di trasportare greggio iraniano verso la Siria, in violazione delle sanzioni europee a Damasco.

Le autorità di Gibilterra hanno confermato il fermo fino al 15 agosto della nave cisterna: l’Iran lo ha etichettato come un atto di pirateria, che avrebbe scatenato reazioni al «momento opportuno».

Le tensioni delle ultime settimane

Le tensioni nell’area si susseguono da giorni: il 10 luglio alcune barche iraniane hanno tentato di sequestrare una petroliera britannica ma sono state bloccate da una fregata della Royal Navy che le scortava. La situazione è tale che ora la Royal Navy ha deciso di inviare un’altra grande nave da guerra nel Golfo Persico, la terza.

Una delle due petroliere danneggiate nel Golfo di Oman lo scorso 13 giugno

Nello Stretto di Hormuz transitano ogni giorno carichi da milioni di barili, pari a circa il 35% di tutto il greggio commerciato via mare e al 20% del totale. Le tensioni nell’area, rotta dei traffici commerciali e delle esportazioni petrolifere mondiali, si accavallano a quelle tra Iran e Usa per l’accordo sul nucleare.

Dopo che il presidente Usa, Donald Trump ha deciso di uscire dall’accordo siglato nel luglio 2015, l’Iran ha deciso di superare i limiti delle riserve di uranio arricchito imposti da quell’intesa.

Usa-Iran: i tentativi di riapproccio

La prospettiva di negoziati sembra lontana: nelle ultime ore, tramite il ministro degli Esteri, Mohammad Javad Zarif, principale sponsor dell’accordo di Vienna, l’Iran ha fatto sapere che Teheran accetterebbe «formalmente e permanentemente» ispezioni del suo programma nucleare in cambio dell’annullamento definitivo delle sanzioni americani. Ispezioni che fanno però già parte dell’accordo.

Donald Trump risponde alle domande sul sequestro della petroliera britannica, 19 luglio 2019

Dal 2015 l’agenzia internazionale per l’energia atomica ha sempre confermato il rispetto di Teheran degli accordi siglati a Vienna insieme al gruppo dei 5+1.

Per ora Trump ha rigettato la proposta del ministro degli Esteri iraniano, ma non sembra neanche intenzionato ad avviare una guerra convenzionale con l’Iran. Perfino l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad non crede che l’inquilino della Casa Bianca sia pronto ad affrontare l’Iran in campo aperto.

«Calcoliamo i costi/benefici a lungo termine per le nostre due nazioni», ha dichiarato Ahmadinehad al New York Times, «e cerchiamo di avere uno sguardo non miope».

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