Il Congresso mette la sicura a Trump, stop degli attacchi aerei all’Iran del presidente: serve l’ok dei deputati

Niente raid sulla Repubblica Islamica. Con 250 voti a favori la Camera dei Rappresentanti blocca il presidente americano

Donald Trump non avrà carta bianca per attaccare l’Iran. È quanto prevede la norma bipartistan approvata dalla Camera dei Rappresentanti del Congresso americano. Il presidente americano non potrà ordinare raid contro l’Iran senza prima ricevere l’autorizzazione dal Congresso.

Il testo, passato per 250 voti favorevoli contro 170, impedisce a Trump di lanciare un attacco militare contro la Repubblica Islamica. Una decisione che ha visto l’appoggio anche di diversi deputati repubblicani e che riduce la possibilità di un’ulteriore escalation tra i due Paesi.

Le relazioni diplomatiche tra Washington e Teheran sono ai minimi storici dopo che lo scorso anno Donald Trump si è ritirato unilateralmente dall’accordo sul nucleare iraniano, firmato nel 2015 dai Paesi del cosiddetto 5+1.

La scorsa settimana l’Iran ha annunciato di aver superato il limite del 3,67% di arricchimento dell’uranio previsto dall’accordo firmato a Vienna quattro anni fa e ha chiesto che l’Europa metta in campo tutte le opzioni possibili per preservare l’accordo e limitare l’influenza delle sanzioni americani su una già travagliata economia iraniana.

Ma, nelle ultime settimane, la guerra di parole tra i due Paesi ha subito una notevole impennata dopo gli incidenti a diverse petroliere nel golfo persico. I democratici hanno dichiarato che una guerra con l’Iran sarebbe un disastroso e prolungato conflitto: «Una guerra infinita».

Anche i repubblicani temono che l’ennesima guerra statunitense in Medio Oriente possa essere un terribile errore, e c’è la convinzione, da entrambi gli schieramenti, che negli ultimi anni il Congresso abbiamo lasciato al presidente troppo spazio nell’ambito dei suoi poteri militari.

Il testo, approvato al Congresso, fa parte di un decreto che prevede, tra le altre cose, anche il bando per un anno della vendita di munizioni aeree all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti impegnati nella guerra in Yemen.

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