L’esercito dell’Iran agli Usa: «Un errore e si scatenerà l’inferno»

Dopo l’attacco fermato da Donald Trump, Teheran avverte Washington: «Risponderemo ad aggressioni»

«Ogni errore commesso dai nemici dell’Iran, in particolare dagli Usa e dai loro alleati regionali, sarebbe come sparare una polveriera che brucerà gli Stati Uniti, i suoi interessi e i suoi alleati sul campo»: è il monito lanciato dal portavoce delle Forze Armate iraniane, Abolfazl Shekarchi. La Repubblica islamica «risponderà a ogni minaccia o aggressione americana», ha detto invece il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Abbas Mousavi.

Missione diplomatica a Teheran

L’escalation di tensione tra Iran e Usa arriverà sul tavolo del Consiglio di Sicurezza dell’Onu il prossimo lunedì, 24 giugno, in una riunione a porte chiuse. La richiesta era stata fatta dagli Usa. Intanto il sottosegretario britannico per il Medio Oriente, Andrew Murrison, si recherà domani in visita a Teheran per incontri con alti funzionari del governo iraniano. Al centro dei colloqui, le crescenti tensioni nella regione e il futuro dell’accordo sul nucleare.
 

Il dietrofont di Donald Trump

Giovedì gli americani erano pronti a una rappresaglia contro l’Iran per il drone abbattuto ma Donald Trump ha ritirato l’ordine dieci minuti prima di attaccare giudicando l’azione «non proporzionata» così da «evitare 150 morti». «Gli aerei non stavano ancora volando», ha affermato il presidente americano in un’intervista a NBC news, ma «avrebbero preso il volo di lì a poco».

Secondo quanto riportato da fonti del New York Times, tra gli obiettivi dell’operazione ci sarebbero stati radar e batterie di missili, ma il tutto è stato annullato prima che potesse iniziare. Una fonte governativa americana, interpellata dalla CNN, ha però affermato che il fatto che questa operazione sia stata fermata non significa che non ci saranno reazioni Usa all’attacco iraniano.

Lo scontro diplomatico dopo l’abbattimento del drone

Il presidente americano Donald Trump aveva risposto in modo sibillino ai giornalisti che gli chiedevano se gli Stati Uniti fossero intenzionati a bombardare l’Iran dopo la notizia dell’abbattimento di un drone Usa (la tv iraniana ha mandato in onda un filmato in cui comparirebbero i rottami del velivolo, ndr) da parte di Teheran.

I Guardiani della rivoluzione (i pasdaran), nella giornata del 20 giugno, avevano informato di aver abbattuto il velivolo statunitense nel territorio aereo del distretto di Kouhmobarak, nella provincia meridionale iraniana di Hormuzgan. Poi era arrivata la conferma dell’abbattimento da parte di fonti americane.

Secondo quanto riferito nel pomeriggio nel 21 giugno dalle autorità americane alla Cnn, al momento dell’abbattimento del drone RQ-4 era presente anche un aereo di sorveglianza americano P-8 nella stessa area. Il jet si trovava, secondo quanto affermato dagli americani, in uno spazio aereo internazionale.

La mattina dello stesso giorno l’Iran aveva infatti dichiarato che insieme al drone era presente anche un aereo di sorveglianza statunitense che trasportava 35 persone e che le forze armate iraniane hanno deciso di non abbattere, seppur avessero avuto l’occasione di farlo.

Il portavoce del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Mousavi aveva commentato: «Protestiamo contro questi atti aggressivi e provocatori e mettiamo in guardia contro l’invasione dei cieli del Paese da parte di oggetti volanti stranieri e contro la violazione del territorio della Repubblica Islamica dell’Iran». Secondo gli iraniani il drone si trovava nel sud dell’Iran, mentre per Washington era nello spazio aereo internazionale sullo stretto di Hormuz. «Gli invasori sono pienamente responsabili» ha aggiunto il portavoce.

Per gli statunitensi si tratterebbe di «un attacco immotivato» non provocato da alcuna azione americana, secondo quanto affermato in un comunicato dal Comando centrale statunitense nella regione (Centcom). Il comando americano ha definito «falsa» la spiegazione di Teheran secondo la quale il drone è stato abbattuto mentre sorvolava illegalmente il territorio iraniano.

Mentre la marina militare americana stava inviando imbarcazioni sul luogo dove è stato abbattuto il velivolo da ricognizione Trump aveva twittato: «L’Iran ha commesso un grave errore!». Il presidente della Confederazione russa Vladimir Putin aveva commentato con preoccupazione le parole di Trump. Per Putin un’eventuale guerra fra Usa e Iran sarebbe «una catastrofe». Parlando in diretta Tv ha poi concluso: «In quel caso sarebbe difficile calcolare le conseguenze dell’uso della forza militare contro l’Iran».

Più tardi il presidente statunitense ha motivato la sua decisione di frenare la reazione: «Ci ho pensato per un secondo e ho detto, ma sai cosa, hanno abbattuto un drone senza nessuno a bordo, un aereo, comunque vogliate chiamarlo, e ora noi siamo disposti a uccidere 150 persone, il che sarebbe successo circa mezz’ora dopo che io avessi dato l’ok, e non mi è piaciuto, mi è sembrato.. Non mi è sembrato proporzionato».

I precedenti scontri a distanza tra Usa e Iran

Quest’ennesimo scambio di accuse va ad aggiungersi alla sempre più lunga lista di episodi di tensione tra Stati Uniti e Iran, l’ultimo dei quali ha visto l’attacco alle petroliere con carichi giapponesi nel Golfo dell’Oman. La Casa Bianca ha infatti accusato Teheran di esser responsabile degli attacchi.

L’Iran ha rigettato le accuse, negando di esser coinvolto nella vicenda e sostenendo che possa essersi trattato di un attacco americano volto a giustificare l’ulteriore dispiegamento di forze armate contro la Repubblica Islamica da parte degli Stato Uniti in Medio Oriente. L’unico aspetto certo della crisi è il mancato accordo sul nucleare tra Washington e Teheran

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