Libra, la moneta virtuale di Facebook che spaventa le banche di tutto il mondo

Una nuova moneta, un concetto di cryptovaluta diverso da quello a cui siamo abituati. Tutte le conseguenze della scelta di Mark Zuckerberg

Libra, dal latino “bilancia”. Per un caso, ma solo per quello, il nome della valuta digitale lanciata da Mark Zuckerberg condivide l’etimologia con la Lira, la moneta che prima del gennaio 2002 era in circolazione in Italia. Il fondatore di Facebook però ha in mente qualcosa di completamente diverso dalle banconote da mille lire con il volto di Maria Montessori che stiamo cominciando a dimenticare.

Il 18 giugno con un post pubblicato su Facebook sulla sua pagina personale ha lanciato non solo un nuovo servizio per la sua piattaforma ma una nuova criptovaluta che punta a prendere il posto di quelle più usate adesso. L’obiettivo è limitare i rischi di queste monete digitali e favorire la loro diffussione con un accordo tra diverse società. Tutto il sistema sarà basato su una blockchain, anche se gestita in maniera un po’ diversa da quanto visto finora. Il progetto è spiegato sui sito di Libra con un white paper.

La data di inizio non è ancora certa ma dovrebbe essere entro il 2020. soli dieci giorni dal lancio, però, sono già emersi i primi ostacoli. Maxine Water, presidentessa del Comitato per i Servizi Finanziari della Camera degli Sati Uniti, ha chiesto di fermare il progetto. Lo scopo è quello di riesaminare tutto, chiedendo anche maggiori informazioni alle aziende che hanno già garantito il loro nome per lanciare la nuova valuta.

La Libra Association, chi gestisce il progetto della cryptovaluta

Tra le aziende che hanno aderito al progetto ci sono nomi pesanti del mondo dei pagamenti, online e offline. Prima di tutto PayPal, ma anche MasterCard e Visa. Ci sono piattaforme come eBay e Spotify, e ci sono anche compagnie telefoniche del calibro di Vodafone e Iliad. Tutte hanno investito almeno 10 milioni di dollari e tutte avranno lo stesso peso.

Foto libra.org | L’home page del sito che presenta il progetto

Insieme formano la Libra Association, una no profit con sede a Ginevra. All’interno del board ci sono anche Facebook e Calibra, società sussidiaria del colosso di Menlo Park che avrà un ruolo fondamentale in questo progetto. Calibra, almeno all’inizio, sarà infatti la società che si dovrà occupera della gestione di Libra.

È lei che darà vita ai servizi per inviare e spendere Libra, operazioni che all’inzio saranno disponibili su WhatsApp, Facebook Messenger e su un app a parte. Secondo Zuckerberg inviare denaro diventerà semplice come «condividere messaggi e foto». Una semplicità che, se fosse confermata, permetterà a Libra per essere utilizzata in vari servizi, anche pagare il biglietto del bus.

Se così fosse, il bacino di utenza potrebbe essere molto ampio, come spiega il fondatore di Facebook: «1,7 miliardi di adulti che è al di fuori del sistema finanziario senza alcun accesso a una banca tradizionale, anche se un miliardo di loro possiede uno smartphone».

Una stablecoin che non si basa solo sulla fiducia degli utenti

Il principio portante dei Bitcoin è che il valore della moneta è garantito da un ente centrale ma si basa su un meccanismo di domanda e offerta. Una dinamica che, come si è visto bene nel corso dell’ultimo anno, rende questa valuta estramamente volatile. Libra invece si baserà, da questo punto di vista, su un sistema completamente diverso.

Foto libra.org | Uno degli obiettivi più grandi è coinvolgere in questo sistema chi non ha un conto corrente, ma ha uno smartphone

Sarà quello che si definisce una stablecoin, il suo valore verrà garantito da titoli di Stato e depositi bancari. In questo sarà più stabile delle cryptovalute a cui siamo abituati. Il sistema di blockchain sul quale poggerà non verrà, almeno all’inizio, aperto a tutti ma il controllo delle transazioni passerà solo da enti certificati.

Il sogno WeChat, un’unica piattaforma per ogni operazione

Il settore dei pagamenti è solo l’ennesimo dei servizi che Facebook ha fagocitato negli ultimi anni. Il Market Place per vendere articoli, il servizio per lanciare offerte di lavoro, le app di messaggistica, le pagine (o profili Instagram) che sostituiscono blog e siti. Quello dei pagamenti, in questo senso, è solo l’ultimo dei settori su cui Menlo Park ha messo le sue bandierine.

Il modello più vicino sembra, ancora una volta, quello di WeChat la piattaforma cinese in cui si può svolgere praticamente ogni operazione. L’obiettivo infatti è quello di estendere il più bossibile il servizio, tanto che il codice su cui è costruita la blockchain di Libra è open source. Chiunque può utilizzarlo per sviluppare nuovi servizi.

Le reazioni (negative) delle istituzioni, dagli Stati Uniti a Giorgia Meloni

Dopo poche ore dall’annuncio ufficiale la politica americana Maxine Water, è intervenuta subito per commentare la vicenda. Water fa parte della Camera Bassa del Congresso ed è stata eletta nello stato della California tra le fila dei democratici. È anche presidente del Comitato per i Servizi Finanziari della Camera degli Sati Uniti. In questa veste ha accusato Facebook di non essere affidabile nella gestione delle informazioni personali degli utenti: «Ha dati su miliardi di persone e ha ripetutamente dimostrato poca attenzione per la protezione e l’uso di questi dati».

Ma le critiche non sono finite qui. Sono state tante le voci che sono intervenute per cercare di fermare l’ascesa di Libra. Uno fra tutti Andrew Bailey, responsabile della Financial Conduct Authority britannica: «Non passeranno il processo di autorizzazione senza fornire più informazioni». Avvertimenti simili sono arrivati anche da Randal Quarles, presidente del Financial Stability Board e vice presidente della Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti: «Anche se al momento i cryptoasset non rappresentano un rischio per la stabilità finanziaria, un uso diffuso di nuovi tipi di criptoasset per i pagamenti merita un attento esame da parte delle autorità».

Sempre sul fronte dei dubbi, il quotidiano italiano Sole 24 Ore ha sveltato in un articolo come la Libra Association di fatto non esista. A Ginevra infatti, nel palazzo che dovrebbe ospitare la sua sede, non c’è alcuna sua traccia. Elka Looks, communication manager di Calibra, ha spiegato che Facebook «avvierà la registrazione alla Camera di Commercio di Ginevra nelle prossime settimane».

Tra i politici italiani è arrivata invece Georgia Meloni a commentare la nuova creatura di casa Zuckerberg, anche se in termini molto nostrani. In un post su Instagram ha scritto: «Insomma, tutti possono creare moneta, solo allo Stato italiano è vietato emettere minibot per saldare i debiti della Pubblica Amministrazione…».

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