«La Casa di Carta 3» e quei buchi nella sceneggiatura che non scoraggiano i fan

Circa 5 mila persone hanno partecipato alla proiezione delle prime due puntata in anteprima a Piazza Affari a Milano

Cuscini, pop corn, teli per sedersi. Qualche maschera, ma poche. I fan milanesi della Casa di Carta, circa 5mila, per lo più ragazzi, si sono ritrovati ieri sera, 18 luglio, in Piazza Affari a Milano per una grande festa: la proiezione in anteprima delle prime due puntate della terza stagione. Da oggi è disponibile su Netflix.

Un fiume di persone sedute per terra ad applaudire al ritorno dei personaggi più amati. Nella prima puntata riappaiono proprio tutti (o quasi), da Tokyo a Nairobi. Fa una comparsa persino Berlino, ma non proprio come ce lo immaginavamo dopo aver visto le riprese a Firenze.

Bella Ciao che riecheggia per tutta la piazza milanese, qualcuno che la canticchia. Tanti, tantissimi applausi del pubblico, come se gli attori potessero sentirli. Una maschera gigante di Salvador Dalì a sovrastare il tutto.

Questa volta la partita è più grossa: l’oro del Banco de Espana. È lo stesso Professore a dire che «da quell’edificio non se ne esce vivi». Ma la “Banda” è decisa a farlo, così tanto da togliere la maschera e mostrare il volto. Non lo fanno per soldi, ma «per la famiglia». Lo spiega Nairobi nel lancio d’inizio.

Tra la partecipazione a Milano, ieri, e quella sui social (#CasadePapel3 è prima nei trending topic su Twitter, senza considerare che in trending in varie posizioni ci sono anche i personaggi) è provato che anche per questa stagione chi ama la serie la seguirà con passione senza curarsi di chi mette in evidenza alcuni buchi nella sceneggiatura

Dopo le prime due stagioni infatti in tanti, in rete, hanno fatto notare che in fondo per far saltare l’intero piano del Professore bastava un click: interrompere la corrente nell’edificio e le banconote sarebbero state impossibili da stampare.

Certo c’è chi obietta che c’erano gli ostaggi da proteggere, ma al di là dell’espediente della corrente ci sono altre incongruenze nella trama. Per esempio Tokyo che riesce a entrare nella Zecca di Stato pur essendo ricercata dalla polizia di tutta la Spagna.

Così come è strano che gli ostaggi liberati non abbiamo fornito ai poliziotti gli identikit dei sequestratori le cui identità rimangono nascoste fino alla fine, a parte qualche caso come appunto quello di Tokyo e Rio. Ma non è tutto.

L’identikit del Professore realizzato dal proprietario dello sfasciacarrozze e poi cancellato dallo stesso per paura nell’episodio 9 della prima stagione: è inverosimile che non ci sia stato un software in grado di recuperarlo.

Ma in fondo poco importano le imprecisioni nella sceneggiatura davanti alla bellezza e il fascino dei personaggi (proprio così la bellezza gioca la sua parte), all’aria di ribellione che si respira puntata dopo puntata.

La Casa di Carta è un universo in cui tutto è possibile, in cui un pizzico di arguzia e di fortuna possono trasformare anche un anonimo Denver in un affascinante miliardario. Di fronte a questa magia, i fan sono disposti a perdonare. Di sicuro lo hanno fatto le 5mila persone presenti ieri a Milano.

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